Michel Gondry, quando i sogni rimangono nel cassetto

ConSequenze

[img_assist|nid=3603|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=70]È bello avere una felice intuizione. Riesce ad allietare lo spirito, ti fa sentire leggero e aumenta l’autostima. Secondo me tutti, prima o poi, hanno una qualche (chi più, chi meno, s’intenda!) idea brillante, ma in pochi riescono, hanno i mezzi e/o le capacità di trasformarla concretamente, metterla in pratica. O meglio, un esiguo numero di talentosi sa far prendere forma ai propri guizzi e trasporli nella realtà con la stessa potenza e la geniale follia con cui vivevano nei meandri del conscio.

Il quarantatreenne parigino d’adozione, è nato a Versailles, Michel Gondry ha talento, una capacità visiva fuori del comune, e l’ha dimostrato nella realizzazione di moltissimi videoclip per gli artisti più apprezzati del panorama musicale mondiale (e qui voglio ricordarne solo uno, The denial twist dei White Stripes, molto caro a noi italiani, sicuramente un po’ meno al regista), confermandolo poi con il suo primo lavoro da regista Se mi lasci ti cancello (Academy Award alla miglior sceneggiatura nel 2005). Non sono quindi le idee a difettare al personaggio, ma la sua concezione filmica che, personalmente, lascia molti dubbi. Recentemente ha dichiarato alla stampa che i film non sono altro che video musicali allungati; caro Michel, forse i tuoi film corrispondono a questa descrizione! Il cinema vive di racconti che non vanno dilatati, ma semmai che vanno ristretti, resi essenziali, serrati (nel cinema esistono felicissime eccezioni a questa mia convinzione, ma non è il suo caso!).

La partenza di questa pellicola non è male perchè la trovata iniziale è veramente da colpo di fulmine: raccontare come nascono i sogni, come interagiscono con la realtà e come, a volte, si sovrappongano sui vari livelli temporali e spaziali della nostra vita. Ciò permette, almeno in sceneggiatura, la nascita di personaggi e situazioni surreali, divertenti.

Il timido e riservato Stephane (Gael García Bernal), tornato nella sua casa natale in Francia alla ricerca del lavoro dei suoi sogni, subisce un duro colpo quando si ritrova impegnato in un banalissimo impiego da illustratore presso un piccolo ufficio. [img_assist|nid=3596|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=437]Tutto passa in secondo piano però quando si innamora della sua nuova vicina di casa, Stephanie (Charlotte Gainsbourg), che sarà trasportata e resa partecipe del suo mondo di sogni, visioni ed invenzioni. Riversato su grande schermo l’impianto vive un ottimo avvio, accattivante e pieno di soluzioni stilistiche stuzzicanti, a cominciare dall’uso scentrato e mobilissimo della mdp che non trova mai un bilanciamento stabile, un controllo completo dei movimenti, come non esiste bilanciamento né controllo nell’universo onirico.

Perfettamente pertinenti gli inserti in stop-motion che ammantano la storia di purezza e piacevolissima ingenuità. Qual è il difetto allora? La durata. Sì, perché dopo mezzora il gioco, che prima appariva divertente, si fa man mano stiracchiato, inizia a pesare e a correre tutt’intorno a se se stesso. E poco importa conoscere gustosi dettagli extra-filmici (per esempio che il film è stato girato proprio nello stesso palazzo dove viveva Gondry quando lavorava a Parigi come illustratore di calendari) o vedere, per una frazione di secondo, Bernal completamente nudo (poteva Gondry non cadere nella tentazione di mostrare il suo figaccione alla platea femminile?): l’esercizio finisce per stancarci e la poesia per perdere qualsiasi programmatica levità.

Alla prossima (con Be kind rewind) Miscèl!