No Poetry: Lydia Lunch ad Absolute Poetry di Monfalcone

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[img_assist|nid=13651|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Monfalcone (GO) - Riuscito finale di Absolute Poetry sabato 7 giugno. Protagonista è stata la poesia in musica, un connubio non inedito se pensa a Robert Zimmermann e tutto quello che ne è seguito, ma che a Monfalcone ha presentato alcune attuali e piacevoli varianti.

A partire da Mike Ladd e Vijay Iver, esponenti della florida scena di NY, capaci di fondere spoken word, hip hop ed aggeggi elettronici con notevole gusto. Protagonista della performance (il primo ai vocals il secondo a tastiere e campionamenti) è il ritmo, presente anche quando non è scandito dalla drum machine, ma da un delicato fraseggio di pianoforte. Poesia come pulsazione corporea  interiore quindi quella del duo, degna erede di un personaggio mai troppo lodato come Gil Scott Heron. A seguire Miserere – Rectroverso 2.0, progetto multimediale partenopeo nato in collaborazione con diversi poeti e portato in scena da Canio Lo Guercio assieme a Maria Pia De Vito (voce ed electronics) e Rocco De Rosa  (pianoforte).

Il paesaggio è ancora metropolitano, ma lo stacco dalla Grande Mela è netto grazie alla componente mediterranea, che permea l’opera di umori e passioni tipiche del Sud. Il paesaggio descritto da Lo Guercio è attuale, mette in scena le contraddizioni della sua terra d’origine, ma avvolge lo spettatore e comunica il tutto distillando ogni tanto anche qualche goccia di umorismo. Quello sonoro non è solo un accompagnamento, ma parte integrante dello spettacolo,[img_assist|nid=13652|title=|desc=|link=none|align=right|width=430|height=640] grazie ai vocalizzi della De Vito, in bilico tra il jazz, la lezione della world music (Zap Mama in primis) e l’elettronica, a cui fa da contrappunto il pulito panismo di De Rosa, quasi cinematico nella sua pur semplice espressività. I paesaggi desolati del nostro meridione pregni di una religiosità fortemente iconografica hanno fatto posto a quelli ben più tetri e, se possibile, inquietanti, della Regina di Siam, Lydia Lunch, icona della No Wave e testimone di un nichilismo ereditato dal punk al di là di look a cresta e borchie. Infatti quella che è apparsa sul palco del teatro comunale di Monfalcone poteva sembrare la solita signora sulla cinquantina, con vestitino e fisico ben lontani dalle atmosfere sulfuree emanate  dai suoi scritti. Violenza, sesso, degrado e disagio sono da sempre la tazza di tè della signora Lunch ed alla fine qualcuno può dire che lei è fin troppo ancorata a queste tematiche. Ma la forza con cui declama, il carisma con cui comunica ed alcune trovate istrioniche rendono più unica che rara la performer statunitense. Sullo sfondo ci sono immagini di rovine e devastazione, che descrivono forse il paesaggio interiore della Lunch, che vengono traslate in simultanea nella nostra lingua da una traduttrice in maniera corretta, ma senza il pathos della interprete principale. Ad accompagnare musicalmente la poetessa ci hanno pensato la chitarra sfrerragliante di James Johnston ed il drumming selvaggio e tribale di Ian White, vale a dire due terzi del Gallon Drunk, gruppo britannico a suo agio tra suoni e tensioni della metropoli. John Peel disse di loro Why?  Because they don't sound like anyone else; possiamo dire la stessa cosa della intensità e del trasporti con cui Lydia Lunch recita i suoi testi. E, attenzione, è stata annunciata una breve reunion dei Teenage Jesus and the Jerks, quindi se si passa per caso per New York….