Number 23, il Jim Carrey che non ti aspetti

ConSequenze

[img_assist|nid=7426|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]E lui o non è lui? Ma certo che è lui… Recitava così il vecchio adagio di un noto comico (per la cronaca Ezio Greggio) in una indimenticabile trasmissione televisiva (il mitico Drive in) ed è quello che devono avere pensato gli spettatori alla visione di Number 23, il thriller psicologico diretto da Joel Schumacher con protagonista un insospettabile Jim Carrey, qui negli inediti panni di un cinico detective.

Carrey è Walter Sparrow, un’accalappiacani che conduce un’esistenza monotona ma tranquilla. Sposato con Agata (Virginia Madsen), moglie fedele di cui è pazzamente innamorato e padre premuroso di un figlio adolescente, Robin[img_assist|nid=7427|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=428] (Logan Lerman), Sparrow svolge quotidianamente il suo lavoro senza infamia e senza lode fino a che, un giorno, un imprevisto cambia il corso della sua vita. A causa del morso di un cane randagio, che gli è sfuggito, Sparrow, inseguendolo, tarda ad un appuntamento con la moglie che, nell’attesa, tanto per ammazzare il tempo, girando tra gli scaffali di una libreria trova un romanzo intitolato The Number 23, scritto da un certo Topsy Kretts, che regala al marito in occasione del suo compleanno. Walter inizia a leggere il libro e ne viene ben presto affascinato e totalmente rapito. Il volume descrive un inquietante caso di omicidio ed ha per protagonista il misterioso detective Finderling, innamorato dell’affascinante dark lady Fabrizia (interpretata dalla stessa Madsen). Man mano che Sparrow procede nella lettura, trova delle strane analogie fra la sua esistenza e quella del protagonista del romanzo e scopre che, come nel libro, alcuni elementi, episodi della sua vita, sono fatalmente legati al numero 23. Ne parla con la moglie, con il figlio, consulta uno psicologo amico di Agata, sperando di ricevere delle informazioni che possano dare delle spiegazioni sulla teoria del numero 23. Il risultato è che ben presto il tranquillo Sparrow si ritrova invischiato in una spirale ossessiva e paranoica che lo porterà a vedere il 23 in qualsiasi cosa. In preda alla sopraggiunta follia, Sparrow si abbandonerà a terribili incubi, deliri, in cui sogna persino di uccidere la moglie che, accusa, di nascondergli la vera identità del fantomatico scrittore.
Ad una prima analisi, gli ingredienti per un film di successo in Number 23 ci sono proprio tutti: dalla trama, un thriller drammatico che sembrerebbe piuttosto avvincente, ai personaggi con cui ci si può immedesimare, gente comune che[img_assist|nid=7428|title=|desc=|link=none|align=left|width=427|height=640] conduce un’esistenza normale, almeno fino all’arrivo di un elemento perturbante che ribalta ogni apparenza di tranquillità. Per non parlare poi di Jim Carrey, qui alla prova del nove, lontano anni luce dai personaggi di Ace Ventura o The Mask ma non nuovo ad esperienze drammatiche (come dimenticare la sua splendida interpretazione nel meraviglioso Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry).
Il continuo ricorrere al numero 23 potrebbe poi essere un’idea magari non originalissima ma coinvolgente, tanto che lo stesso Carrey ha dichiarato di esserne stato perseguitato nel corso della sua vita. Ed anche un regista come Joel Schumacher, qui, guarda caso al suo 23° film, dovrebbe essere una garanzia per una buona riuscita della pellicola. Il punto è che Number 23 si regge su una sceneggiatura non così eccezionale, fatta di dialoghi scarni, ridondanti, che finiscono per annoiare lo spettatore ed appassionarlo molto poco alle vicende di un pur bravo Carrey. Insomma, un film decisamente non impedibile. Bella l’idea che manca però della giusta messa a punto.