Ovazione al Verdi di Pordenone per Arlecchino servitore di due padroni

Sipario

[img_assist|nid=4622|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE – Un lunghissimo applauso ha salutato lo scorso sabato 10 marzo uno degli appuntamenti cruciali del cartellone 2006-2007 del Teatro Verdi: l’Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni nella versione diretta da Giorgio Strehler, senza dubbio uno degli spettacoli che ha scritto la storia del teatro italiano del dopoguerra.

Uno spettacolo di celebrazioni e di record, di anniversari e di ricorrenze: allestito per la prima volta da Strehler nel 1947, inaugurò quella gloriosa stagione della scena nazionale che ebbe nel Piccolo di Milano il suo centro artistico propulsore. Nel 2007, dunque, Arlecchino compie 60 anni, così come il Piccolo di Milano, ma ricorrono anche i 300 anni dalla nascita di Carlo Goldoni, autore del celebre testo e i 10 anni dalla scomparsa di Giorgio Strehler.

Arlecchino servitore di due padroni è quindi un omaggio al grande drammaturgo, al grande regista, alla storia del teatro italiano e anche alla storia del Teatro Verdi di Pordenone, che ospitò questo spettacolo 40 anni fa, esattamente il 22 novembre 1967.
Un evento da sottolineare anche per un'altra ragione: da ben[img_assist|nid=4623|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=425]  50 anni ad interpretare il burlone servitore è l’inossidabile Ferruccio Soleri, pluripremiato (nel luglio 2006 è stato anche insignito dalla Biennale di Venezia del Leone d’oro per il Teatro), artista che ha legato il suo nome a quello della maschera goldoniana, ricoprendo un ruolo che lo ha fatto conoscere al mondo intero, facendo rivivere la grande tradizione della Commedia dell’Arte.

Nello spettacolo di sabato scorso i presenti hanno invece potuto apprezzare nelle vesti di Arlecchino il giovane Enrico Bonavera, abile e validissimo sostituto, vero folletto su quel palchetto e quei fondali dipinti che hanno fatto storia.
Accanto a lui uno stuolo di personaggi – attori, mascherati e non, che hanno divertito il pubblico del Verdi meritandosi una doverosa ovazione alla fine di uno spettacolo di tre ore che scorrono via che è un piacere, per gli occhi, per le orecchie, e per il cuore.