Placebo, effetto ottenuto

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[img_assist|nid=7473|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - Torrida accoglienza al palaTrieste il 21 giugno per Brian Molko & C., come la cascata sonora di lava fusa che eruttano per un’ora e quaranta su un pubblico entusiasta. Per i Placebo accorre - nonostante lo spostamento di location – qualche migliaio di persone, molte dalla Slovenia e dal Veneto per assistere al concerto-evento: una ventina di brani in una scaletta serratissima di spettacolo (organizzato da Azalea Promotion).

I Placebo rappresentano una delle proposte più interessanti e caratteristiche per impronta vocale e sonora degli ultimi anni e dal vivo non deludono le attese. Dopo i supporter Howling Bells, onesta formazione che nella cantante e chitarrista ricorda vagamente le posture e le sonorità dark di Siouxsie, appena passate le 22 una ventata rock spettina il palazzetto; sotto la scritta Placebo composta sui tre schermi sistemati dietro il palco, mentre le tastiere introducono Infra-red, entra l’allampanato bassista Stefan Olsdalf che brandisce lo strumento come fosse la spada di Highlander e quando fa il suo ingresso l’androgino Brian Molko (trucco agli occhi, capigliatura corta corvina e camicia nera a disegni), la platea esplode. E’ rock altamente adrenalinico dal grande impatto sonoro pronto a detonare. Lo tsunami di elettronica e rock inonda il palazzetto.

Si prosegue con Because I want you. All’improvviso uno stop: Molko sospende il concerto per far allontanare due ragazzi che[img_assist|nid=7474|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=349] sotto il palco si picchiano come bambini. Espletata la formalità, si riparte di slancio con la title-track dell’ultimo cd, Meds ed è apoteosi sonora: la band innalza una parete sonora invalicabile, a tratti quanto il tastierista lascia la postazione sono addirittura tre le chitarra a cementificare una barriera insormontabile di sonorità vibranti.

Il ritmo sale come la febbre sotto il palco. Migliaia di braccia si agitano sulle melodie ruvide e al contempo romantiche di Molko, vera icona del rock decadente e del glamour. La band pesca a piene mani dall’ultimo cd: solo pochi gli estratti dai precedenti lavori. L’onda d’urto sonora spazza via tutto e infonde una carica ipervitaminica che incita al ballo mentre sui megascreen scorrono i volti dei protagonisti in primo piano, con i colori in saturazione, distorti come i suoni della chitarra.

Grazie, noi siamo i Placebo: benvenuti a questo show. L’entusiasmo esplode. Movimenti studiati, pose ad effetto: Molko è un animale da palcoscenico che catalizza gli sguardi con la sua mimica. Passa la maggior parte del concerto dietro al microfono ma non disdegna di intrecciare le traiettorie con i musicisti con cui divide il palco. Segue Drag: energia allo stato puro salutata da applausi convinti. Molko cambia chitarra di continuo in un turbinio di riff velocissimi.

Grazie, thank you e via a una più composta ballad. Tra le luci bianche e i fumi di ghiaccio secco, le tastiere introducono Songs to Say Goodbye. E’ un boato. Senza chitarra e con le mani in tasca, Brian intona la sognante Follow the Cops Back Home. Ed è un altro momento dei più fotografati coi telefonini. Dopo essersi acceso la prima sigaretta della serata, riprende la sei corde per Every you and Every me.

Dopo la lenta One of a Kind, c’è spazio anche per un’insolita dichiarazione d’amore sul palco da parte di due amici del gruppo, con tanto di marcia nuziale. Distribuiti i fiori d’arancio si torna al rock sognate di Without you I’m Nothing. Ancora ritmi frenetici e acceleratore a fine corsa per Bionic. Il tono sale ancora ma l’apice è raggiunto subito dopo, quando Molko imbraccia la chitarra acustica per Special K.

Ancora svise su The Bitter End con la band che esce con i campionatori ancora accesi ma il piccolo grande Brian e i suoi non si fanno pregare molto per rientrare e riattaccare con la cover di Kate Bush Running up the hill. Grandi consensi per Taste In Man; poi, per rifiatare, una più compassata 20 years che Molko suona in ginocchio prima dei saluti finali e il lancio di bacchette del batterista Steve Hewitt sotto la scritta Placebo lampeggiante.