Proclamati i vincitori della 20.ma edizione di Trieste Film Festival

ConSequenze
[img_assist|nid=17699|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE – Nella mattinata di giovedì 22 gennaio, ultima giornata del Trieste Film Festival, sono stati comunicati alla stampa i vincitori della 20a edizione del Festival, con la lettura delle decisioni delle giurie presenti al Festival: per il Concorso Lungometraggi, la giuria composta da Giuria: Prune Engler (Francia), Labina Mitevska (Rep. di Macedonia), Andras Muhi (Ungheria) ha assegnato il Premio Trieste di cinquemila euro al lungometraggio Wolke 9 (Al settimo cielo) diretto da uno dei registi tedeschi più interessanti degli ultimi anni Andreas Dresen. Un film che rompe con il tabù del sesso nella terza età, già campione di incassi in Germania che tanto apprezzamento e scalpore aveva suscitato a Cannes. Questa la motivazione della giuria: per la visione senza compromessi del regista e per l’interpretazione straordinaria dei tre protagonisti. La giuria ha anche voluto assegnare due menzioni speciali all’interno della sezione lungometraggi: la prima al film dell’austriaco Händl Klaus März (March) per la narrazione forte e precisa, un grande esordio alla regia e la presenza autentica degli attori di fronte alla macchina da presa; l’altra al film Snjeg (Snow) della regista Aida Begic per la visione sensibile, femminile e sensuale della regista di un argomento difficile quale la guerra. Per il Concorso Cortometraggi, la giuria composta da Bernd Buder, Kujtim Çashku e Andrea Wink ha assegnato il Premio Trieste Short (duemila euro) al lavoro di Edward Feldman con il cortometraggio dal titolo A Day’s Work, per la narrazione semplice e imparziale del modo in cui l’innocenza riesce a porre le domande fondamentali alla nostra società. Anche nel concorso cortometraggi alcune menzioni[img_assist|nid=17700|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=481] speciali della giuria: a Balastiera# 186, di Adina Pintilie e George Chiper per l’atmosfera che riesce a creare nell’incontro fra struttura minimalista e misticismo, a Moj Brat di Jan Wagner per la narrazione convincente e la maestria con cui sono stati diretti i piccoli attori e a Resolution, di Pavel Oresnikov per il coraggio dimostrato dal regista nell’attirare l’attenzione dello spettatore sulla vita quotidiana degli emarginati. Per la Sezione Documentari, la giuria composta da Marek Hovorka (Rep. Ceca), Daniele Gaglianone (Italia) e Nerina Kociančič (Slovenia) ha assegnato il Premio Alpe Adria Cinema (euro 2.500) al Miglior documentario in concorso a The revolution that wasn’t di Aljona Polunina, perché mostra in maniera approfondita la realtà di oggi in Russia, una realtà che non è mostrata dai media. Un nuovo approccio nel descrivere la politica che condiziona la vita di tutti noi. Due menzioni speciali per questo concorso, la prima all’austriaco Marko Doringer che firma Meine halbes leben per l’abilità del regista di raccontare una storia personale senza essere egocentrico, affrontando nello stesso tempo problemi esistenziali e a Sergej Loznica per Predstavlenje perché usa materiale d’archivio in un modo molto speciale, dandoci una visione approfondita dell’epoca comunista attraverso immagini di propaganda. Anche quest’anno è stato assegnato il premio Cei Event ad un lavoro realizzato da un regista e una produzione di area CEI ancora esterna all’Unione Europea. Il premio è andato a Dragan Nikolic con il documentario Kavijar Koneksn per la capacità di raccontare con efficacia e con misura una storia che è emblematica dei problemi legati alla globalizzazione e nello stesso tempo restituisce la profonda umanità dei protagonisti." Come di consueto il pubblico in sala ha potuto esprimere la propria preferenza per tutte le categorie di film in concorso. Questi i migliori film per il pubblico, sempre più numeroso, del Trieste Film Festival. Premi del pubblico: Concorso lungometraggi 1. Snijeg di Aida Begić (Bosnia Erzegovina-Germania-Francia-Iran, 2008, 35mm, col., 99’) 2. Turneja di Goran Marković (Serbia, 2008, 35mm, col., 108’) 3. Karamazovi di Petr Zelenka (Rep. Ceca-Polonia, 2008, 35mm, col., 98’) Concorso cortometraggi 1. Meseld El... di András Salomon (Ungheria, 2007, 35mm, b-n, 5’) 2. Fata Galbena Care Rade Di Constantin Popescu (Romania, 2008, 35mm, col., 15’) 3. My Happy End di Milen Vitanov (Germania, 2007, 35mm, col., 5’) Concorso documentari 1. Slepe Lasky di Juraj Lehotsky (Rep. Slovacca, 2008, 35mm, col., 77’) 2. Mostar United di Claudia Tosi (Italia-Slovenia, 2008, Betacam SP, col., 74’) 3. Sresca Pri Ajfelovata Kula di Valentin Valcev (Bulgaria, 2008, DigiBeta, b-n/col., 96’)   La 20.ma edizione di Trieste Film Festival assegna da quest’anno anche un nuovo riconoscimento per la sezione Zone di Cinema, destinata ad informare del rapporto che lega il cinema al nostro territorio e che quest’anno ha ospitato proposte di particolare rilievo. Il pubblico ha assegnato il primo premio  - offerto dalla Provincia di Trieste – a Il perdente gentiluomo, ovvero Antonio Centa partito dal Friuli per diventare a Roma “il bello” dei telefoni bianchi, una storia raccontata dal tocco inconfondibile di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari. Un lavoro prodotto dalla Cineteca del Friuli. Al al secondo posto troviamo il documentario rivelatore di Nicole Leghissa “La debole corrente” che riscopre un personaggio straordinario partito dalla nostra terra, come l’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà nel documentario rivelatore di Nicole Leghissa. Al terzo posto “Caffè Trieste”, aperto dal triestino Gianni Giotta a San Francisco e raccontato da Andrea Magnani e Raffaele Rago Si cita, infine, il lavoro del documentarista triestino Giampaolo Penco, Storia di un confine e di tante identità.