Qatna: esposti a Stoccarda 400 reperti scoperti dagli archeologi di Udine, Tubinga e Damasco

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[img_assist|nid=24550|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE – Saranno esposti per la prima volta in Europa nel museo nazionale del Württemberg di Stoccarda i reperti più preziosi che gli archeologi dell’Università di Udine hanno scoperto in dieci anni di scavi compiuti a Qatna, la capitale siriana del secondo millennio a.C.. Venerdì 16 ottobre il museo tedesco inaugurerà la mostra I tesori dell’antica Siria. La scoperta del regno di Qatna, la prima che il Vecchio Continente dedica a uno dei siti antichi più importanti del Vicino Oriente. Qatna è stata riportata alla luce da una missione archeologica internazionale iniziata nel 1999. Nell’esposizione di Stoccarda si potranno ammirare circa 400 reperti artistici e di vita quotidiana che abbracciano l’intera storia del sito di Qatna. Dalla fondazione, avvenuta attorno al 2600 a.C, al suo abbandono, nel 600 a.C. circa. Si tratta, in particolare, di gioielli, opere d’arte e d’artigianato, collezioni di tavolette cuneiformi, sigilli e armi. Il tutto seguendo un percorso che ricostruisce ascesa e declino di una delle più fiorenti metropoli della regione siro-palestinese della media e tarda età del Bronzo. Snodo cruciale tra Mesopotamia e Mediterraneo da un lato e Anatolia, Siria-Palestina ed Egitto dall’altro, Qatna fu una città carovaniera crocevia fra culture dell’Oriente antico e mediatore culturale fra Oriente e Occidente. È una grande mostra – spiega il co-responsabile scientifico dell’evento Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico – che presenta reperti di grandissimo pregio e ricostruisce storia, società, economia e ambiente del regno di Qatna dando la possibilità al pubblico di conoscere vita, cultura e commerci di una della regioni geopolitiche più cruciali del mondo antico. All’inaugurazione parteciperanno, fra gli altri, il ministro della Cultura siriano, Riyadh Nassan Agha, il delegato del rettore, Stefano Miani, e il direttore della missione friulana, Daniele Morandi Bonacossi.   Le scoperte dell’Università di Udine La parte orientale del Palazzo Reale, l’adiacente Palazzo Orientale, il Palazzo della Città Bassa, granai e silos per lo stoccaggio di derrate alimentari, un quartiere di botteghe artigiane [img_assist|nid=24547|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=481] specializzate nella produzione di ceramiche, un grande ipogeo funerario, un pozzo sacrificale. Sono solo alcune fra le principali strutture riportate alla luce in oltre dieci anni di campagne di scavo condotte dal gruppo di studiosi dell’Università di Udine alle quali hanno partecipato, complessivamente, anche più 100 studenti. Fra le maggiori scoperte compiute dai ricercatori friulani c’è anche lo scheletro di un giovane uomo il cui cranio reca evidenti segni di trapanazione. «Probabilmente – afferma Morandi Bonacossi –, è la prima testimonianza nella storia della medicina di un esercizio chirurgico condotto su un cadavere». Oltre 500, invece, i reperti artistici e archeologici ritrovati. In particolare, un archivio di una cinquantina di tavolette cuneiformi, statue votive, ceramiche dipinte, una ventina di giare, gioielli in oro e pietre semi preziose, ornamenti personali di bronzo, intagli in avorio, armi in bronzo, cretule con impronte di sigilli e sigilli cilindrici. I risultati principali delle scoperte e degli studi condotti dall’Ateneo saranno presentati nel corso del convegno internazionale “Qatna and the networks of Bronze Age globalism” che per cinque giorni riunirà esperti europei, americani e siriani e accompagnerà l’inaugurazione delle mostra.   Le caratteristiche della mostra Oltre l’esposizione dei reperti in vetrine, è stata ricostruita in scala naturale la monumentale tomba dei sovrani di Qatna, all’interno della quale si trovano le repliche dei corredi sepolcrali rinvenuti. La rassegna presenta anche un modello interattivo tridimensionale del Palazzo Reale, delle altre residenze e fabbriche palatine scoperte nel sito e una ricostruzione virtuale del paesaggio naturale antico di Qatna. Inoltre, attraverso apposite stazioni informatiche i visitatori potranno scoprire il lavoro degli archeologi e seguire la presentazione virtuale del rituale funebre praticato nell’ipogeo reale.   I reperti esposti e le mostre precedenti In larga misura, i reperti esposti a Stoccarda provengono dai musei siriani e da altri importanti musei europei quali il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, i musei Egizio e di Archeologia orientale di Berlino e i musei di Basilea, Bruxelles e Copenhagen. La prima mostra su Qatna si tenne in Siria, nei musei nazionali di Homs e di Damasco, tra il 2005 e il 2006. All’inizio del 2009 alcuni reperti provenienti da Qatna sono stati presentati al Metropolitan Museum of Art di New York nell’ambito di una mostra dedicata al Levante durante il II millennio a.C..   Il sito archeologico L’antica Qatna, ora celata sotto le rovine dell’odierno sito di Mishrifeh, in Siria occidentale, si trova 18 chilometri a nord-est di Homs e 180 km a nord della capitale Damasco. L’insediamento urbano è esteso su più di 110 ettari ed è circondato da un imponente sistema di terrapieni difensivi di un chilometro per lato che raggiunge ancora oggi un’altezza di 20 metri.   Il regno di Qatna Per alcune centinaia d’anni Qatna fu la capitale di un vasto impero che dominava la Siria centrale. Ricca di maestosi palazzi, templi e di molte fabbriche e botteghe artigiane, al culmine della sua potenza arrivò a contare oltre 20 mila abitanti. La grande fioritura economica e culturale durante il II millennio a.C. era legata alla sua ubicazione strategica di crocevia fra Mesopotamia e Mediterraneo da un lato ed Anatolia, Siria-Palestina ed Egitto dall’altro. Qatna controllava le rotte commerciali fra Mesopotamia e Levante e fra Mar Rosso e altipiano anatolico. La monumentale architettura rappresentativa e la ricchezza degli oggetti di prestigio rinvenuti nella città sono le testimonianze più vivide della sua straordinaria ricchezza.