Quando l'amore nasce dando calci a un pallone

Sapphic Stories
[img_assist|nid=9098|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Indossa una camicetta rosa e comunica con un’espressione dolce e decisa, incorniciata da una svolazzante coda di cavallo. La chiameremo Anna. Un nome di fantasia, utilizzato più per tutelare le ragazzine che si avvicinano alla disciplina sportiva del calcio, le loro famiglie e i vari ds, dg, allenatori e presidenti che la sua vera identità di ragazza omosessuale.
Non vorrei che qualcuno si arrabbiasse e non desidero creare problemi nell’ambito del calcio femminile ad alti livelli in Friuli, si giustifica così, con una spontaneità disarmante, mentre racconta un mondo fatto di sport, situazioni diverse, donne e amore.

Connessomagazine.it: - E’ vero che negli spogliatoi del calcio femminile c’è un alto tasso di omosessualità?
Anna: - Facendo una stima, ma senza sondaggi alla mano, direi che sono circa il 50%.

Connessomagazine.it: - Perché questo accade soprattutto nell’ambito calcistico?
Anna: - Forse perché stare in gruppo ti porta a vivere[img_assist|nid=9099|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=622] situazioni che ti avvicinano in modo particolare e ti fanno istintivamente assumere atteggiamenti confidenziali. Io le mie compagne di squadra le vedo più della mia famiglia. Credo che anche altri sport annoverino comunque un numero significativo di omosessuali. Sicuramente il fenomeno è diffuso nel basket, meno negli sport individuali, anche se il tennis storicamente fa eccezione. La nuova frontiera dell’omosessualità femminile approderà di certo in modo veemente nel rugby.

Connessomagazine.it: - Perché hai iniziato a giocare a calcio?
Anna: - Lo sport è stato presente nella mia vita fin da piccolissima. Mio padre, che è mancato un anno fa, mi ha trasmesso questa grande passione e dopo essermi cimentata in diverse discipline ho scelto quella a me più congeniale. Adoro il calcio perché si pratica all’aria aperta, perché è dinamico, perché si gioca in gruppo e io adoro stare assieme alle persone. Ho iniziato a dare calci a un pallone a 3 anni, fuori da casa, assieme ai miei fratelli.

Connessomagazine.it: - Eri già lesbica?
Anna: - Certo. Io questa inclinazione l’ho sempre avuta. Molte altre ragazze, invece, la scoprono avvicinandosi al calcio femminile. Un contesto che a volte porta, anche per semplice curiosità, a provare il sesso saffico. Magari capita una volta, non è detto che sia l’inizio di un nuovo percorso sessuale.

Connessomagazine.it: - Il connubio calcio femminile-omosessualità è vissuto in modo diverso al di fuori dei confini regionali?
Anna: - Una profonda differenza si può notare negli Stati Uniti, dove il calcio femminile è storicamente diffuso. In Europa, così[img_assist|nid=9100|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=479] come nella nostra nazione, sopravvivono le medesime barriere mentali. In Italia forse l’impostazione più aperta al nord aiuta, anche se le statistiche parlano di numeri spalmati omogeneamente lungo tutto lo stivale. L’omosessualità esiste da sempre, a volte è latente per mille paure e, quando emerge nel contesto calcistico, ci si trincea spesso dietro a poche e ‘sicure’ amicizie.

Connessomagazine.it: - Cosa non tolleri dell’ambiente omosessuale femminile?
Anna: - L’ostentazione. I comportamenti, i discorsi, le battute da ‘lesbica radicale’ che tante ragazze portano all’esasperazione ed esternano in modo davvero esagerato, creando degli errati stereotipi in chi le incontra, le osserva e le ascolta. Probabilmente su di me questi comportamenti sono insopportabili perché io vivo la mia omosessualità in modo naturale, tranquillo, senza problemi o tabù sia in famiglia sia con gli altri. Il modo di porsi conta tantissimo per l’accettazione di chi ti sta di fronte. Da qualche anno convivo con un’altra ragazza, anche lei gioca a calcio, però non militiamo nella stessa squadra…

Connessomagazine.it: - Che differenze di atteggiamento, verso la società, noti tra voi e i gay?

Anna: - Loro sono molto più infervorati. Forse perché si sentono maggiormente giudicati dall’opinione pubblica e finiscono sempre sotto la lente delle critiche. Dell’omosessualità femminile si parla meno perché è più accettata e fa meno scalpore. Anche la fisicità tra donne è più comune. Per quanto riguarda strettamente l’ambito calcistico di certo non se ne parla mai per non creare ‘scandali’ che danneggino le società e creino reticenze tra le famiglie che hanno bambine interessate ad avvicinarsi a questo sport.

Connessomagazine.it: - Leggi non adeguate per gli omosessuali o società non pronta ad accettare le ‘diversità’?
Anna: - Direi che la risposta va letta nella società. Una società che andrebbe educata fin dalla tenera età all’accettazione, alla tolleranza. Sentimenti che eliminino gli atteggiamenti omofobici, troppo frequenti. Io sono favorevole alle coppie di fatto, alle unioni legalizzate delle coppie omosessuali, ma senza una forte sensibilizzazione le leggi non bastano. Sono favorevole anche alla possibilità di avere bambini, ma io stessa avrei bisogno dell’assistenza di uno psicologo per poter affrontare un contesto probabilmente avverso, reticente, ingessato dagli pregiudizi.

Connessomagazine.it: - Ci sono locali ‘dedicati’ in città o in regione?
Anna: - Esistono pochi bar d’incontro per ragazze omosessuali. Di solito quando le mie compagne vogliono andare a ballare sconfinano in Veneto dove ci sono diversi locali e discoteche dedicati a entrambi i mondi omosessuali.

Connessomagazine.it: - Quanto è diffusa l’omosessualità nel calcio maschile?
Anna: - E’ capitato più volte che delle amiche mi abbiano riportato di aver visto dei calciatori della massima serie in qualche locale famoso dedicato ai gay. E’ impossibile che il mondo del calcio maschile sia ‘immune’ al fenomeno. Forse non è sentito nella categorie inferiori, ma di certo celato in quelle di serie A. Credo siano molti i matrimoni di copertura celebrati con le veline di turno.