Radio and Juliet, favola contemporanea a passo di danza

Pas des deux
[img_assist|nid=11210|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - La più famosa storia d'amore di tutti i tempi, quella di Romeo e Giulietta, interpretata e ribaltata dalla sua forse ormai vetusta lettura shakespeariana dalla Compagnia di balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor grazie alle coreografie contemporanee di Edward Clug.
Inutile dire che la serata al Giovanni da Udine è stata un successo, così come è avvenuto ogni anno ma forse per questo Festival 2007 organizzato dall'Acad (Associazione Culturale Amici della Danza), che festeggiava la 28ª edizione di Omaggio al balletto, il risultato è stato ancora più evidente e soddisfacente, grazie alla perfetta ed intelligente organizzazione di coloro che stavano dietro al palco oltre a coloro che vi danzavano sopra.
L'occasione era speciale, dato che si festeggiavano i 30 anni del sodalizio udinese e i 60 della scuola cui l'associazione si collega, il Piccolo Teatro della Città di Udine e quindi andava ricercato un programma d'effetto che riuscisse a trasmettere, oltre alla passione per il mondo delle due punte, anche tutto l'entusiasmo, la gioia ma anche la fatica di chi quotidianamente lavora, sperimenta nuovi gesti e si muove[img_assist|nid=11211|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] nella direzione di una spazialità che vada oltre il conosciuto, tracciando e definendo i confini di un corpo in movimento e fondendone l'essenza, giocando sempre in bilico fra classicismo e modernità.
Ed è proprio questo quello che Edward Clug e la sua compagnia sono riusciti a mostrare sul palco, la capacità di rendere il corpo del danzatore da essenza corporea viva ed energica, a volte estremamente carnale, in un'anima terrena che non abbandonava mai il suo anelito all'elevazione e alla spiritualità e che rimaneva comunque legata a moduli espressivi contemporanei.
Nell'osservare tutta la performance, infatti, la mente ricadeva in input espressivi ed emozionali che non avevano nulla da invidiare ad un ipertesto nel campo dell'informatica o ad una pagina web o ancora a delle forme geometriche che si spezzavano e rincorrevano nelle linee del corpo, delle braccia, delle mani, delle gambe e che disegnavano nuovi spazi sensibili volti ad esprimere l'amore, la gioia della vita (ecco il significato originario che Shakespeare voleva mantenere intatto nei secoli!) ma anche la paura e l'incertezza di muoversi nel nostro vivere quotidiano.
Calorosissimi gli applausi finali.
Foto Paulone. Ogni riproduzione vietata