Ricerca e qualità della vita: a Padova il nuovo spettrometro di massa

BioMedica

[img_assist|nid=12142|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PADOVA - L’attività di ricerca, il progresso scientifico, determinano un continuo miglioramento della qualità di vita, che può cambiare il destino dell’uomo. L’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata di Padova, oggi vanta una nuova attrezzatura tecnologicamente all’avanguardia: lo spettrometro di massa 4800 Maldi Tof/Tof, strumento dedito principalmente all’identificazione di proteine, che offre anche un raggio d’impiego esteso a tutti i settori della biologia.


Acquistato grazie al notevole contributo economico di Veneto Banca (570 mila euro), lo strumento è automatizzato e consente un’analisi a tappeto di un notevole numero di campioni in tempi veloci. Dopo Milano, Padova è la seconda città italiana ad averne uno.

L’acquisizione dello spettrometro – ha affermato, durante la presentazione nella sede di via Orus, il professor Mario Bonsembiante, presidente della Fondazione – è un vero patrimonio per la comunità scientifica padovana ma anche per tutto il territorio veneto, e non solo. Ci auguriamo che possa rappresentare un punto di forza per la futura area di ricerca biomedica avanzata.

Abbiamo voluto fortemente questa strumentazione – ha aggiunto il professor Francesco Pagano, scienziato e urologo, Presidente del VIMM – date le sue numerose e importanti applicazioni: nel caso specifico di tumore alla prostrata, ad esempio, studiando il profilo proteomico siamo in grado di dire ad un giovane di 30 anni se nel suo proteoma ci sono le caratteristiche che porteranno a questa patologia. In pochi anni potremmo addirittura eliminare indagini invasive come la biopsia.

Questo sarà un primo passo, il primo strumento di una serie che vorremmo acquistare; macchine analoghe a questa ma complementari. Attraverso lo studio del proteoma, cioé l’insieme di proteine presenti in una cellula o in un tessuto, s’identificano le proteine responsabili di qualche patologia, fino a ricostruire i processi biologici alterati. Lo spettrometro di massa identifica le “impronte digitali” delle proteine, dette anche frammenti proteici o peptidi.

Lo scienziato prof. Ernesto Carafoli – componente del Comitato Scientifico dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare – ha simpaticamente spiegato: “...E’ come se il genoma fosse un libro di ricette di cucina; troviamo degli ingredienti di base ed altri variabili. Da ogni ricetta può derivare un prodotto diverso a seconda di come si procede nella lavorazione. Il prodotto (la proteina) può[img_assist|nid=12143|title=|desc=|link=none|align=right|width=230|height=183] essere mediocre e ‘immangiabile’ se avviene un errore nel procedimento. In sostanza ci può essere qualcosa di sbagliato nel gene stesso o qualcosa di sbagliato che interviene nel corso della lavorazione. Si tratta quindi di studiare l’intero catalogo delle proteine di un organismo, identificarle, analizzarle e comprendere come avvengono alterazioni gravi. Nel genoma umano troviamo da 25 a 30 mila geni circa, ed ogni gene dà origine a più di una proteina, alcune di queste importanti nei punti di snodo delle vie metaboliche o di sviluppo.

Un’importante area della ricerca biomedica – ha precisato Oriano Marin, professore di biochimica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Padova – è l’individuazione delle proteine quali indicatori specifici di un tumore, i cosiddetti marker tumorali. L’identificazione di queste proteine specifiche scaturisce dal confronto tra un proteoma di una cellula tumorale e quello di una cellula sana. In questo modo si possono scoprire le alterazioni del quadro proteico generale, indotte dalla patologia, ed identificare le singole modificazioni. Tutto ciò consente d’intervenire con una terapia farmacologica mirata e specifica.

La Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata ha già avviato un corso di formazione per operatori e ricercatori, provenienti anche da altri dipartimenti universitari, in modo tale da garantire un’immediata applicazione della strumentazione.

Nata a Padova nel 1996, e riconosciuta dal 1998 come Onlus dalla Regione Veneto, la Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata, si pone l’obiettivo di promuovere e realizzare progetti e attività di ricerca scientifica nel Nord-Est, oltre a sostenere e finanziare il rientro dei “cervelli italiani” in fuga all’estero, in modo tale da potenziare e stimolare la ricerca avanzata in Italia. Sono state fondamentali per il suo sviluppo le sinergie con l’Azienda Ospedaliera, con l’Università di Padova, l’Unione Europea, il Ministero della Salute, le Fondazioni bancarie della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Banca Antonveneta e Veneto Banca, ed anche l’impegno di alcuni imprenditori veneti.

Dopo dieci anni d’attività la Fondazione, presieduta oggi dal professor Mario Bonsembiante, ha raggiunto ottimi risultati, fino a diventare un punto di riferimento, nel campo della ricerca biomedica, a livello nazionale e internazionale.

Il braccio operativo della Fondazione è l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare – VIMM, provvisto di laboratori attrezzati con le più moderne strumentazioni. L’attuale Presidente è il professor Francesco Pagano, mentre il direttore scientifico è il professor Tullio Pozzan. Al VIMM oltre 130 ricercatori provenienti da tutto il mondo, suddivisi in 14 gruppi, conducono ricerche nel campo della biologia cellulare e molecolare, il tutto con la supervisione di un comitato scientifico internazionale, tra cui i premi Nobel Robert Huber e Erwin Neher.

Se il XX secolo è stato quello della fisica - ha concluso il Magnifico Rettore dell’Università di Padova, prof. Vincenzo Milanesi - il XXI sarà il secolo della biomedica.

Padova ha straordinarie potenzialità se mette insieme le diverse competenze, facendo lavorare insieme i gruppi all’interno di una progettualità comune. Se non si esce dalle proprie ‘mura’, si fa fatica a raggiungere certi risultati; guai a rinchiudersi nel proprio ‘orticello’: è fondamentale la collaborazione altrimenti a livello internazionale non saremo in grado di reggere le sfide.” E ancora: Occorre una politica della ricerca che metta insieme i gruppi che oggi lavorano separatamente, che unisca le forze tra pubblico e privato. Si dovrebbe evitare l’errore, che spesso si fa in Italia, d’investire solo in progetti che garantiscono il riscontro economico. Non bastano "i cervelli" senza le attrezzature, bisogna mettere insieme le idee e le macchine.