Sicko, la malasanità made in USA secondo Michael Moore

ConSequenze

[img_assist|nid=8903|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Presentato a Cannes lo scorso mese di maggio, è in finalmento uscito nelle sale italiane Sicko, lunghissimo documentario fuori concorso alla Croisette, che denuncia le irregolarità e la profonda ingiustizia del sistema sanitario americano.

Il suo autore non può che essere il sempre più provocatore, geniale, scorretto, passionale e divertente Michael Moore che reduce dalle fatiche del toccante Fahreneheit 9/11 ci riprova ora con un altra pellicola a fortissimo tasso polemico. L'uomo che è riuscito a portare il genere documentario ai vertici dei box office di tutto il mondo, torna con una pellicola molto importante da qualsiasi punto di vista si decida di valutarla. Sicko non è semplicemente un'analisi sul sistema sanitario americano, piuttosto è un documentario che, coscientemente e con il giusto equilibrio fra dramma e comicità, è stata pensato per scatenare il dibattito, smuovere le coscienze e far ragionare un paese nel quale 50 milioni di persone non possono concedersi il lusso di ammalarsi. E per raggiungere il suo obiettivo, Michael Moore non va certo per il sottile. Attraverso un lungo lavoro di ricerca, il regista americano ha raccolto una serie di scioccanti testimonianze di malasanità stars and[img_assist|nid=8904|title=|desc=|link=none|align=right|width=433|height=640] stripes che non possono lasciare indifferenti; si va dalla madre di famiglia (peraltro completamente assicurata!) che ha visto morire la figlioletta di 5 anni perché l'ospedale in cui si era recata (ovviamente, vista l'urgenza, quello più vicino) non era convenzionato con la sua assicurazione sanitaria, fino all'artigiano che, dopo essersi reciso due dita della mano con la sega circolare, ha dovuto scegliere quale dito farsi riattaccare (il più economico) visto che la spesa per entrambi sarebbe stata esorbitante. Moore punta l’indice verso le Compagnie Assicurative accusandole di speculare sulla salute della gente (e certe testimonianze parrebbero dargli ragione) e paragona il Sistema Sanitario Americano con quello canadese, inglese, francese e - udite, udite! - cubano.
Il corpulento filmmaker, stuzzicando una ferita ancora aperta, mostra come ai volontari che collaborarono alle operazioni di salvataggio l'11 settembre 2001, non vengano pagate le spese sanitarie per malattie contratte, soprattutto, in occasione di quell'evento e, per tutta risposta, li porta a curarsi a Cuba, dove incredibilmente un medicinale che negli States costa 120 dollari può essere acquistato per 50 centesimi.
Nonostante alcuni aspetti di Sicko possano irritare si esce dalla sala con gli occhi lucidi e due certezze: Michael Moore è un uomo intelligente e preparato e il suo cinema è maledettamente efficace. Nonostante le sue esagerazioni, gli eccessi a cui ci ha già ben abituati, resta inevitabilmente nello spettatore la sensazione che il regista creda profondamente alla frase di Tocqueville inserita nei titoli di coda: La grandezza di un Paese si misura sulla sua capacità di porre rimedio ai propri errori. Da non perdere!