Slava’s Snowshow, grandi e piccini a giocare con la neve

Sipario

[img_assist|nid=4783|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - Dalla Russia con furore: allegria, melanconia, doppi sensi e interazione completa con il pubblico, con tanto di finale a base di nevicata sul pubblico e giochi in platea. Il 14 marzo era di scen ala Rossetti  la prima di Slava's Snoshow, lo spettacolo itinerante di clown che ha fatto impazzire il mondo.

Platea gremita. E di bambini. Uno spettacolo non certo infrequente al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Rossetti, abituato ad accogliere tra i suoi spettacoli marionette e intrattenimenti vari per bambini (come, ad esempio, le Marionette di Podrecca).

Uno spettacolo senza confini precisi tra pubblico e palco, tra primo atto, intervallo, secondo atto: tutto segue un non-filone di anarchia che disarma ed incanta il pubblico, che si ritrova nell’intervallo a giocare con i clown, a raccogliere insieme a loro pezzi di ragnatela, a farsi bagnare dall’ombrello auto-piovente.

Ma i labili confini spazio-temporali non si fermano qui: non c’è nemmeno confine tra realtà e fantasia, tra io-umano e io-clown, tra divertimento e melanconia. Gli sguardi dei clown sono, per tradizione, marcati da una sottile vena malinconica, da lacrime finte alla Pierrot truccate sulle guance, loro che si ritrovano ad essere artisti comici[img_assist|nid=4660|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] prevalentemente per l’infanzia, fanno ridere e riflettere anche gli adulti. Come quando il protagonista principale (se ve n’è uno) si ritrova a ricreare lui stesso un manichino dalle sembianze umane, un accompagnatore fittizio per il suo arrivederci alla stazione, che lo saluta con la mano quando il treno parte. Con un sottofondo di una musica dolce e triste, e poi Via con me di Paolo Conte a sancire un viaggio in solitudine.

Insomma, lasciatevi trasportare dal ritmo melanconico dello spettacolo, ma senza perdere il sorriso. Se lo fate, un clown ve lo riporterà a suon di nevicate e di finti acquazzoni, giocando con il vostro doppiopetto e magari portandovi sul palco a rincorrervi. Non ve ne pentirete.