La prima di Terramara della Compagnia Abbondanza-Bertoni chiude la danza del Toniolo di Mestre

Pas de deux

 Mestre (VE) - Sabato 11 maggio 2013, al al Teatro Toniolo di Mestre ultimo appuntamento in calendario per Verso l'Universo: la Compagnia Abbondanza - Bertoni presenta la prima italiana del riallestimento di Terramara.

Con la coreografia di Michele Abbondanza, la cura del riallestimento di Antonella Bertoni, su musiche di J.S. Bach, G. Yared, S. Borè e della tradizione popolare, con Eleonora Chiocchini e Francesco Pacelli.

Il riallestimento 2013 viene realizzato nell'ambito del progetto del Progetto RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni '80/ '90, ideazione e direzione artistica di Marinella Guatterini che così descrive il progetto:  Dopo Duetto (1989) di Virgilio Sieni e Alessandro Certini, dopo Calore (1982) di Enzo Cosimi e La boule de neige (1985) di Fabrizio Monteverde, potrà stupire la data di nascita, "più giovane", il 1991, di Terramara, con la coreografia di Michele Abbondanza. Ma questa quarta produzione del Progetto RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni '80/ '90, in effetti la più recente tra le coreografie prescelte, coglie al suo nascere la vivacità e l'impegno progettuale di una coppia, proprio in quell'anno costituitasi in compagnia, che aveva già vissuto in Italia e non solo, le stagioni dell'innovativo fermento della scena anni Ottanta.

Basta ripercorrere le rispettive biografie dei due partner, che si incontrarono nel 1988, per trovare non solo una comune matrice formativa anche chez Carolyn Carlson, ma pure l'appartenenza (del solo Abbondanza) ad un gruppo nazionale cardine di quegli anni, i Sosta Palmizi. Primo vagito di un duo-compagnia che avrebbe continuato a sondare nei modi più diversi il tema del rapporto con l'altro, Terramara con i suoi echi classici bachiani e il fitto intreccio di suggestioni musicali etniche: ungheresi, indiane, rumene e siciliane, fu un exploit più che riuscito. Una meravigliosa e promettente prima prova autoriale che nell'arco di un'ora sciorinava bravura, quasi virtuosistica - a dispetto di quanti allora serbavano attenzione solo o soprattutto alla coreografia d'altri Paesi - e non certo ne mai fine a se stessa, bensì delicatamente tesa a rinforzare i caratteri di una mediterraneità tutta nostra, esemplare e oggi da riscoprire. Nato come riflessione a due sul trascorrere del tempo, sulle sue vestigia antiche e sulla complessità del legame tra due esseri di sesso opposto che s'incontrano per creare nuova vita e ricrearsi, Terramara già sfruttava tutti i significati e simboli del suo titolo.

La terramara fu un particolare insediamento umano dell'Età del Bronzo, della Pianura Padana, costituito da un villaggio di capanne attorniato da strutture difensive o a protezione dalle acque (fossato, terrapieno, palizzata, etc). Il nome derivava da terra - marna, intendendo con il secondo vocabolo, un terreno ricco di sostanze organiche, conseguenza dello stazionamento di uomini e animali in varie età preistoriche: terra grassa e nerastra, ma non per questo meno fertile. Diventato spettacolo, Terramara s'induriva, pronunciandone la parola, in qualche suono letterario che pareva rubato a Verga ma anche il termine "amare" entrava nel calembour di dissolvenze metaforiche continuamente nascoste e svelate.

Storia d'amore danzata, la pièce lasciava fluire nell'arco di un'ora e in modo originale e desueto, il sentimento più importante e segreto di due amanti nel loro impegno quotidiano, nel tempo comunitario del lavoro. Ed ecco il motivo delle gerle piene di arance da svuotare e riempire, le fascine di paglia da caricare e spostare nello spazio immaginario di campi baciati dal solleone, durante i mesi del raccolto... In una natura, bucolicamente riscoperta come non avremmo visto in nessuna altra pièce di quegli anni - ma qualcuno, nell'esplicita e voluta povertà dei suoi elementi villici, volle allinearla a un film come L'albero degli zoccoli - si danzava il desiderio di trovare nel lavoro pure amaro e faticoso, la scansione del tempo secondo le leggi della terra e dunque i ritmi originari dell'unione tra maschile e femminile.

Centinaia di arance riversate in scena non potevano essere, qui, un semplice ed esplicito omaggio al teatrodanza dalle scenografie naturalistiche di Pina Bausch, ma la necessità del colore/calore capace di accendere gesti e sguardi e di riversarli verso il pubblico in un abbraccio emotivo. Su questo turgore espressivo e drammatico, sprigionato nel rigore di una danza comunque formale, fa leva anche la ricostruzione 2013 di Terramara. Ora verrà danzato da una coppia di giovani scelti nel bacino come ovvio italiano, e guidati dai due coreografi originari. La sua rinascita sarà, come i precedenti capisaldi di RIC.CI, non certo pura archeologia, ma esemplare e fresca rigenerazione di una pièce generosa nell'intreccio coreografico, nella costruzione anche musicale, quanto nella fisicità a tinte arancioni.

Stagione Teatrale 2012-2013 - Io Sono Danza 2012/13

Sabato 11 maggio 2013, ore 21:00

Teatro Toniolo, P.tta Cesare Battisti, 1 - Mestre (VE)

Terramara
coreografia Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
regia Michele Abbondanza
Compagnia Abbondanza e Bertoni
produzione 1991 Drodesera Centro Servizi Culturali Santa Chiara
produzione del riallestimento Compagnia Abbondanza/Bertoni
Tutor: Arteven in coproduzione Amat, Fabbrica Europa, Ravenna Festival, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Grande di Brescia, Teatro Pubblico Pugliese, Torinodanza

Prima Italiana del riallestimento nell'ambito del progetto RIC.CI/Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/‘90
ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini
assistente alla direzione Myriam Dolce

ore 17.00

Schermo Danzato

ore 20.20

Incontri con la danza

 ore 21.00

Progetto Supporter
Chiara Vittadello - Doppio Armonico

Biglietti: Intero € 25,00 - Ridotto € 23,00

Info: Ufficio Informazioni
Tel. 041 3969220/230
cultura.spettacolo.me@comune.venezia.it
info@arteven.it
www.culturaspettacolovenezia.it/toniolo
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