Rusteghi - I nemici della civiltà al Politeama Rossetti di Trieste

E20
Gabriele Vacis firma la regia della commedia tratta dal testo goldoniano

TRIESTE -  Da mercoledì 9 a domenica 13 marzo va in scena al Politeama Rossetti di Trieste lo spettacolo Rusteghi – I nemici della civiltà debutta. Il regista Gabriele Vacis offre al pubblico del Teatro Stabile regionale una inedita edizione del capolavoro goldoniano, affidando tutti i ruoli a un cast completamente maschile dove spiccano i nomi di Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini.

C’è sempre una linea di pensiero sofisticata, a sostenere le letture registiche di Gabriele Vacis che quest’anno – per la seconda volta, dopo la Trilogia della Villeggiatura del 1993 – si confronta con Carlo Goldoni. Del lavoro di Goldoni ci offre un’immagine che concilia passato e presente, innovazione e tradizione, e che vuol dedicare a quei padri “rusteghi” – severi e amabili, quelli che “non te ne facevano passare una” – di cui i figli di oggi sentono molto la mancanza.
Rusteghi è infatti la commedia che il regista porta in scena, traducendola dal dialetto veneto in italiano (assieme ad Antonia Spaliviero) e compiendo altre scelte singolari, fra cui quella di affidare i ruoli femminili ad attori maschi.
Nasce così Rusteghi – I nemici della civiltà prodotto dallo Stabile di Torino e con protagonisti un quartetto di interpreti molto interessante: Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini.

Ma la forza innovativa della commedia parte già da Goldoni: I Rusteghi è composta negli ultimi anni veneziani dell’autore che ormai era prossimo a trasferirsi a Parigi, e guardava con scetticismo alla patria. Era disincantato dalla Venezia cui aveva regalato la felice impresa creativa delle “sedici commedie nuove” (scritte tutte nel 1750, in gran parte capolavori), e in cui trovavano però terreno fertile anche la concorrenza banale dell’abate Chiari e la riforma di Carlo Gozzi. Ed era scettico riguardo a quella Venezia in cui aveva creduto, ravvisandovi una potenza dell’Adriatico libera e guidata da una borghesia che s’imponeva come soggetto sociale saggio e responsabile, ma che ora, sotto i suoi stessi occhi, decadeva e non manteneva le promesse…
La commedia risponde a questa delusione: Pantalone, inizialmente tratteggiato quale incarnazione positiva dell’ideale borghese, viene qui preso di mira nei suoi tic e nelle sue manie e diventa la caricatura di sé stesso. Non solo, il ritratto viene moltiplicato con piccole varianti: i rusteghi sono quattro, irremovibili nel loro ottuso rigore.
Lunardo è il primo rustego: padre di Lucietta ha sposato in seconde nozze Margarita. Le due donne non vanno molto d’accordo così la soluzione per lui è quella di far maritare la figlia: le sceglie il marito (e già questa sembra un’usurpazione, oggi) che sarà Felippetto, figlio dell’altrettanto rustego Maurizio.
In accordo con gli altri due amici Canciano e Simon, i due padri rincarano in severità e pretendono che il matrimonio avvenga senza che Lucietta e Felippetto si siano mai visti: la quintessenza dell’obbedienza… È davvero troppo: la signora Felice – volitiva moglie del più moderato dei rusteghi, Canciano – organizza un tranello e fa conoscere i due promessi.
L’inganno viene scoperto e, mentre i fidanzati s’innamorano al primo sguardo, i rusteghi vorrebbero annullare le nozze. Ma l’eloquio della signora Felice vince sulla stizza dei rusteghi che permettono il matrimonio.
Le donne nella commedia vivono in un mondo di padri e mariti padroni: il loro confronto con l’universo maschile è indiretto, mai alla pari, vincono più con la furbizia che con l’intelligenza. Ciò che rivendicano ai rusteghi – a parte Felice, più consapevole – è una libertà fatta di doni e feste di carnevale che con l’ebbrezza possano far loro dimenticare la verità… La figura femminile – secondo il regista – così scissa dalla sua complessità e intelligenza, resta ininfluente: da qui la scelta di sottolineare questo scarto attraverso interpreti uomini. E non sarà la sola novità in una messinscena acuta e fresca, che attraverso Goldoni sa citare addirittura Ian McEwan e Antonio Scurati.
Rusteghi – I nemici della civiltà è tratto da I Rusteghi di Carlo Goldoni: l’adattamento e la traduzione dal dialetto sono curati da Gabriele Vacis e Atonia Spaliviero. Gabriele Vacis ne firma anche la regia.
La composizione di scene, costumi, luci e scenofonia è curata da Roberto Marasco.
Lo spettacolo è coprodotto da Fondazione del Teatro Stabile di Torino e Teatro Regionale Alessandrino.
Impegnati a restituirci i personaggi della commedia, appaludiremo:  Eugenio Allegri (Simon Maroele), Daniele Marmi (Marina, moglie di Simon), Natalino Balasso (Lunardo Crozzola/ Il conte Riccardo), Alessandro Marini (Margarita, moglie di Lunardo), Christian Burruano (Lucietta, figlia di Lunardo), Jurij Ferrini (Maurizio De Le Stroppe/Signora Felice, moglie di Canciano), Nicola Bremer (Felippetto, figlio di Maurizio), Mirko Artuso (Canciano Tartuffola).

Stagione Teatrale 2010-2011

Dal 9 al 13 marzo 2011, ore 20.30

Giovedì 10 marzo anche alle ore 16:00; domenica 17 marzo solo alle ore 16:00

Politeama Rossetti, V.le XX Settembre, 45 - TRIESTE

Rusteghi - I nemici della civiltà  
tratto da I Rusteghi di Carlo Goldoni

traduzione e adattamento di Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero

composizione scene, costumi, luci e scenofonia Roberto Tarasco
assistente alla regia Irene Noli
assistente scene e costumi Lucia Giorgio
realizzazione Giorgia Duranti
regia di Gabriele Vacis

con Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini e con Nicola Bremer, Christian Burruano, Alessandro Marini, Daniele Marmi

Una produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Teatro Regionale Alessandrino
   
Biglietti: interi da € 16.00 a € 29.00, ridotti da € 13.00 a € 24.00                                                                           

Info: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia

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