Tetsuo, The Iron Man di Shinya Tsukamoto

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[img_assist|nid=6713|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Non è certo un film che lascia indifferenti Tetsuo: The Iron Man primo lungometraggio di Shinya Tsukamoto, nonché vincitore del Primo Premio al Fantafestival di Roma del 1989. Ricordo all’epoca il contrasto tra i cori entusiastici di alcuni ed i commenti a dir poco negativi verso questo film girato con spirito underground in un bianco e nero più disturbante di quello di Eraserhead di David Lynch, che rende ancora più inquietante la crudezza e l’esagerazione di alcune scene.
Si sarà capito che Tetsuo è un’opera non facilmente dimenticabile nonché straniante, come può esserlo scoprire un filo metallico uscire dalla guancia facendosi la barba la mattina. È questo infatti l’inizio del film, in cui il protagonista cerca di rimuovere questa innaturale escrescenza inutilmente visto che all’inizio si ferisce profondamente ed in seguito scopre che il suo corpo si sta ricoprendo velocemente di metallo.
Da lì in poi Tsukamoto descrive le surreali complicazioni della vita del malcapitato non tralasciando situazioni estreme degne del primo Peter Jackson (periodo Bad Taste), come la trasformazione del pene in trivella e relativo rapporto sessuale splatter con la fidanzata. Il regista in una intervista di alcuni[img_assist|nid=6714|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=435] anni fa ha affermato che è stato proprio questo il punto di partenza del film: una rappresentazione particolare dell’eros poi si è trasformata in un trip di sogni perversi e di incubi, in cui una tecnologia minacciosa e dittatoriale sottomette spietatamente l’individuo. Tutto questo indignò ed offese ovviamente coloro i quali erano abituati ad una rappresentazione più standardizzata del horror, basti pensare a quei giornalisti e critici che alle prime proiezioni del film sono letteralmente scappati dalle sale. In realtà Tsukamoto ha evidenziato, esasperandole, le ossessioni di una società moderna alienata che si rifugia sempre più nell’inorganico (macchine/tecnologia) per risolvere i propri problemi, utilizzando le tematiche del cyberpunk e di Cronenberg, il cui Videodrome risulta tra i film preferiti del regista giapponese. Il legame tra questi due film è molto evidente, viste le similitudini che si possono trovare tra il James Woods “video programmato” del regista canadese ed il cyborg giapponese metallico e schizzato.
[img_assist|nid=6715|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=435]È doveroso quindi avvisare chi si vuole avvicinare ai 67 minuti di questo Iron Man che siamo al cospetto di un film né normale né “normalizzabile”, che necessita di alcune visioni propedeutiche (Cronenberg, Brian Yuzna, il Peter Jackson più disturbato, il primissimo David Lynch). Chi apprezzerà le grottesche vicende di Testsuo, la sua fotografia sgranata, i tagli bruschi e repentini, gli scontri tra improbabili supereroi, potrà rifarsi gli occhi con il sequel Tetsuo II, The Body Hammer, del 1992 e sognare (ahimè inutilmente) un remake da parte di Tsukamoto di qualcuno di quei personaggi Marvel riproposti ultimamente in maniera troppo standardizzata. Che ne dita dell’alter ego di Tony Stark?