Tra scarti, segni, sogni. Viaggio nella Wunderkammer di Paola Moro, fino al 10 aprile

Art&Fatti

[img_assist|nid=4842|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE - Ultimi giorni per assistere alle splendide opere di Paola Moro, all’ex Convento di San Francesco, nella sua personale Wunderkammer, Scarti segni sogni, in un labirinto di immagini onirico e spirituale. Una mostra dal titolo criptico, ma non troppo.

Inaugurata il 24 marzo all’ex Convento di San Francesco, la Wunderkammer, stanza delle meraviglie, della splendida cinquantenne avvolta per l’occasione in un cappotto fiorito, timida ed emozionata vicino al professor Collaoni e alla curatrice della mostra, ci apre le porte del suo immaginario artistico e psicologico, nella ricerca intellettuale ed umana che dà alla sua opera.

Un’opera, questa, che si può tranquillamente definire interattiva: dalla discarica (lo scarto) si ricava il segno, un segno invisibile agli occhi dei più, ricercabile solo attraverso l’occhio clinico dell’artista, abituato a sondare spazi considerati invalicabili e superflui. E attraverso le sculture della Wunderkammer si spazia nei sogni dell’artista. Sogni fatti di metallo, acciaio, ruote dentate, rifiuti della società che si trasformano, attraverso le sue mani, in piccole rappresentazioni della realtà, messe l’una accanto all’altra, in una sequenza onirica e visiva.

Dalla rappresentazione di moderne città industriali ai piccoli lavori di cesello realizzati con la classe IV B della scuola elementare Gabelli, con tanto di poetici acronimi sulla parola “RICICLO” inventati dai bambini (uno su tutti, Ricordo Il Cielo In Cui Libera Amai), si passa da una camera all’altra accompagnati da una musica vagamente inquietante, tra giochi di luci ed ombre in un’illuminazione soffusa, che invita alla meditazione.

[img_assist|nid=4844|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=440]Paola Moro, già autrice dei manifesti di Dedica – tra cui ricordiamo quello per Paco Ignacio Taibo II e Amin Maalouf – da anni si occupa di scultura e comunicazione. In mostra, patrocinata dal Comune di Pordenone, dalla Gea S.p.A. – non a caso, gestrice de rifiuti urbani –, dalla Banca Popolare Friuladria e dalla ditta De Anna Ambrogio di Pordenone. All’ex Convento di San Francesco fino al 10 aprile 2007.