Una pizza con Francesco Cusa (parte prima)

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[img_assist|nid=6071|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Nova Gorica (SLO) - Francesco Cusa, batterista catanese e jazzista apprezzato a livello internazionale (ha suonato con musicisti del calibro di Paolo Fresu, Larry Smith, Kenny Wheeler, Steve Lacy, tanto per citarne alcuni), sa farsi apprezzare sempre di più non solo nella nostra regione, ma anche oltreconfine con i suoi workshop, con cui spoglia la musica di ogni forma di restrizione, mettendone in luce l’aspetto comunicativo. Con simboli e gesti da lui stesso ideati, Cusa compone una sorta di linguaggio informale che consente anche ai meno esperti di accedere all’improvvisazione come musicisti consumati.

Un metodo, quello della conduction, che può essere appreso nel giro di soli 3 giorni e produce risultati sbalorditivi. Connessomagazine.it l’ha incontrato in una pizzeria di Nova Gorica, dove Francesco ha dato vita al workshop musicale 100 Naked Musicians.

Connessomagazine.it: - Come nasce l’idea per un progetto così innovativo?

Francesco Cusa: - Innovativo non lo è. Perché queste cose sono state già fatte. La conduction è diventata oggi quasi una moda e per questo motivo che mi sono quasi stufato di farle. A parte ciò, tutto è nato quasi casualmente; in treno non sapevo che fare ed ho costruito un sistema di simboli basandomi su problemi che il musicista (io per primo) trovavo nel suonare e nel relazionarmi con gli altri musicisti. Il vero problema del musicista, al di là delle competenze, è quello di interagire con gli altri in maniera libera, creativa, al di fuori di schemi e blocchi che possono essere molto forti anche per musicisti bravissimi che si rendono conto che sul palco non rendono come quando provano a casa.

Connessomagazine.it: - Ma cosa ti ha portato proprio qui a nova Gorica?

Francesco Cusa: - Tutto è nato da una serie di concerti. Sei o sette anni fa suonavo spessissimo in tutto l’est, non solo in Slovenia, ma anche in Ungheria, Croazia, Bosnia. In quel periodo stavo già elaborando questa idea, che avevo comunque già sperimentato con successo quando vivevo a Bologna. Poi mi sono spostato in Sicilia e la ho perfezionato questo metodo che in seguito ho portato non solo a Ljubljana, Tolmin e Nova Gorica, ma anche qui in Friuli. Una cosa molto carina, ad esempio, è che il workshop che faccio d’estate a Tolmin coincide con quello che faccio poco prima a Tarcento; stanno diventando appuntamenti...

Connessomagazine.it: - … Transfrontalieri, forse?

Francesco Cusa: - Si, ed è una cosa strana che un siciliano come me si ritrovi a fare cose di questo tipo. Fondamentalmente non insegno, perché faccio il musicista a tempo pieno, però ad esempio qui, a Nova Gorica, ho suonato raramente ed è una cosa molto strana per me trovarmi al confine tra Friuli e Slovenia. Strana, ma senza dubbio interessante.

Connessomagazine.it: - Quali sono state le reazioni della gente?

Francesco Cusa: - Questo metodo è oramai sperimentato ed indipendentemente dalla sua durata, che può essere di 3 giorni o di una settimana. Conosco perfettamente il risultato finale. Forse il concerto è la parte meno interessante da un certo punto di vista perché comunque è sempre più importante la fase preparatoria. Le reazioni sono le più strane; a volte c’è gente che se ne va. All’inizio c’è sempre uno spaesamento. In questo organico, qui a Nova Gorica, ci sono musicisti spesso molto preparati, altri un po’ meno e la difficoltà sta nel riuscire trovare la giusta “via”.

Non è facile, perché io vorrei sempre cercare il nuovo e se c’è una cosa che non posso fare nella vita è ripetermi. Sto leggendo un libro che consiglio a tutti : L’arte della guerra di Sun Tzu. E’ un trattato di guerra ma può essere applicato in tutti i campi e mi interessa particolarmente questo passo : il fine del[img_assist|nid=6072|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=479] dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma. Quando si è senza forma nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla ed il nemico saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani. Quello che cerco di fare con questi workshop è proprio questo. Un po’ come avviene nello Yoga o nel Karate dove tu colpisci l’avversario non nel suo punto più forte, ma lo colpisci nel punto più debole, e tutti hanno un punto debole. Anche il musicista più bravo, me compreso, ha 2000 punti deboli che io cerco di mettere a nudo. Quindi anche se uno va via mandandoti a quel paese è una cosa positiva.

Connessomagazine.it: - Anche forti impatti quindi?

Francesco Cusa: - C’è un fatto importante che ti voglio raccontare. Un mio amico, che pratica lo Zen ha un maestro giapponese, uno dei più grandi del mondo, e si reca in Giappone per 4 mesi l’anno, per meditare in un monastero. Nello stesso luogo, vive da undici anni un rifugiato ricercato dell Eta. A questo uomo, alto due metri, il maestro ha affidato un Koan, ovvero una domanda a cui devi trovare risposta. La risposta più logica non esiste ed è il solo fatto di meditarci che è la risposta. Sono undici anni che questo tipo va dal mastro con la risposta, ricevendo sempre un secco “no”. L’ultima volta, durante una cerimonia, l’energumeno, ormai disperato, ha sollevato il mastro urlando e lo ha buttato nel lago. Lui tutto bagnato ha incominciato a ridere perché questa era la risposta giusta al Koan. Spesso anche nell’arrabbiatura si nascondono grandi cose.

Connessomagazine.it: - Con questo workshop hai creato una sorta di ponte fra il mondo della musica e quello dei giovani. Come vivono i giovani oggi in una città come Catania?

Francesco Cusa: - Io non considero la conduction come una forma d’arte, anzi, è abbastanza limitante per un musicista, ma la ritengo fondamentale dal punto di vista didattico. Io mi sono messo nella testa non di un jezzista bravo che vuole suonare, ma di uno qualunque che non riesce ad esprimersi perché non sa leggere, oppure è timido, oppure ci sono molti minchioni che ti dicono cosa è musica e cosa non è musica. La musica non puo’ essere definita perché come la natura, non ha forma.

Ci sono degli insegnanti che massacrano gli allievi proiettando su di loro le proprie angosce, le proprie paranoie. Il vero compito di un insegnante è quello di mettersi in discussione assieme agli studenti. I giovani di Catania non sono diversi dagli altri anche se si trovano in una città massacrata da un consumismo fine a Se stesso.

Connessomagazine.it: - Quindi non trovi diversità tra i giovani di Catania e quelli di Nova Gorica?

Francesco Cusa: - Non ci sono grosse differenze. Questo progetto è nato qui in forma amichevole dall’iniziativa di singole persone. Io non riuscirei a fare questo workshop in Sicilia da nessuna parte.

Connessomagazine.it: - Come mai questo?

Francesco Cusa: - Perchè la Sicilia è piena di insegnanti che hanno paura di perdere il posto e che pensano che, controllando quei poveri iscritti, possano controllare tutto il resto. Io non combatto contro questa situazione; aspetto solo che le cose cambino da sole. Molti ragazzi a Catania mi chiedono di questo workshop e io non so cosa rispondere…

(continua…)