Una pizza con Francesco Cusa (parte seconda)

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[img_assist|nid=6526|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Nova Gorica (SLO) - Continua la nostra chiacchierata con il musicista catanese Francesco Cusa. Sotto la sua etichetta indipendente "Improvvisatori Involontari" sta solcando il mare dell’underground con un prezioso bagaglio di idee e contenuti, una sorta di schiaffo morale a tutti quegli standard creati (leggi imposti) dalle grosse case discografiche.

Connessomagazine.it: - Quello che trapela dalle tue attività è un grande amore per la musica. Quando ti sei accorto di avere questa passione?

Francesco Cusa: - Io non mi ritengo “innamorato” della musica. Per me la musica è solo una via espressiva esattamente come scrivere o dipingere. All’inizio non pensavo di fare il musicista. Pensavo di scrivere. Ho iniziato a suonare molto tardi, quando avevo 18 anni. La musica per la musica non [img_assist|nid=6527|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427]mi interessa minimamente .Un esempio è la realtà che ho creato in Sicilia, assieme ad altri musicisti, che si chiama Improvvisatori Involontari: una specie di “congrega occulta” interessata a creare un movimento d’opinione sull’informazione istituzionale legata agli eventi. Ogni mese noi creiamo un bollettino con notizie di concerti veri, e di altri assolutamente falsi e la gente non lo capisce. Questa è una cosa incredibile! Ho fatto pure dischi dove mi fingo critico e mi stronco. In Psicopatologia da serial killer, ad esempio, ho scritto fra i commenti: “una musica muy attractiva - Jazz olè”; Ma non esiste una rivista chiamata Jazz olè! E molti critici ci sono cascati, citando: “come scrive la nota rivista Jazz Olè …” Siamo nella follia! Questo paese è fottuto! La gente non capisce niente perché sei tu che devi dire cosa deve fare. Persone che la pensano come me sono parecchie e sono scomode perché oggi non è tanto importante essere intelligenti o avere cose da dire. L’importante è essere cretini ed avere dei dogmi, credere in qualcosa ed avere paura. Esempi simili li troviamo anche nella politica mondiale.

Connessomagazine.it: - Il tuo nome è legato profondamente al mondo del Jazz. Come se sei entrato in contatto con questa scena?

 

Francesco Cusa: - Io sono partito dal metal, poi studiando sono approdato al jazz. Il problema è che il jazz, nato agli inizi del secolo come musica nuova dalla scena afro-amricana, ora è diventato una sigla che puoi mettere ovunque. L’Italia ad esempio, è piena di conservatori (in tutti in sensi) e quindi “Jazz” può diventare uno slogan che può non voler dire nulla. Dipende cosa ci metti dentro. E’ un po’ come questa pizza: affinché sia buona deve essere fatta in un certo modo. Quindi oggi suonare jazz o rock non vuol dire più nulla; forse una volta aveva ancora un significato ma ora contano solo gli individui e la loro capacità di penetrare all’interno delle musiche “plurale”, non nella musica.

 

Connessomagazine.it: - Nella tua biografia saltano all’occhio nomi celebri. Quali sono stati per te i nomi più significativi? Ricordi qualche aneddoto?

Francesco Cusa: - Sicuramente la persona che mi ha cambiato la vita in assoluto è un musicista d’avanguardia che si chiama Tim Berne. Ho avuto la fortuna di suonare con lui e la sua musica mi ha trasformato sia dal punto di vista compositivo che dello strumento. Aneddoti? te ne posso raccontare una marea, ma quasi tutti non sono pubblicabili…

 

Connessomagazine.it: - Cosa è importante per te oggi?

 

Francesco Cusa: - Secondo me oggi è un momento molto brutto per queste musiche, perché il Italia suonano pochissimi e suonano sempre gli stessi. L’informazione in Italia, anche nella musica, è in mano a pochissimi managers, pochissimi discografici e pochissimi giornalisti che decidono tutto. Chi, come me, ma ce ne sono tanti altri, vuole cambiare veramente le cose, lo vuole fare non dal punto di vista prettamente estetico perché la musica che faccio io non è avanguardia. Io non mi considero un musicista d’avanguardia perché non puoi fare niente di nuovo, è stato fatto già tutto. Anche storicamente è difficile definire l’avanguardia. Johann Sebastian Bach in vita non era stato considerato un grande musicista mentre suo figlio Carl Philipp Emanuel Bach, fu più apprezzato. Bach padre era considerato solo un discreto organista ed è stato Mendelsohn a scoprirlo un secolo dopo. Quanti artisti ci sono, magari dimenticati dalla storia, che hanno avuto una funzione importantissima. Il jazz fondamentalmente è la musica più vecchia del mondo.

 

Connessomagazine.it: - Domanda tipicamente “marzulliana”: Qualche progetto per il futuro?

Francesco Cusa: - Te lo dico subito un progetto per il futuro: domani venire qui e non mangiare più pizza (risata). Più seriamente un progetto è riuscire, assieme ad improvvisatori involontari ed altre realtà musicali come Il gallo Rojo o Basse Sfere di Bologna o il collettivo MU di[img_assist|nid=6528|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427] Torino ed altri musicisti, a cambiare le cose in Italia. Oggi siamo limitati all’autoproduzione ed all’underground. Le istituzioni dovrebbero spazzare via le vecchie cariatidi ed accorgersi che in Italia ci sono tante cose nuove senza importare necessariamente nomi dall’America. Ci sono molti italiani che fanno cose importanti e non hanno uno straccio di un interesse istituzionale di nessun tipo. Oggi i musicisti non possono realizzare i propri CD se non dissanguandosi: oggi fare un Cd è diventata una vera impresa. Bisogna che iniziative come questo workshop arrivino a trovare lo stesso interesse ed gli stessi finanziamenti della musica classica, della lirica e dei grossi festival, senza pero’ chiamare il musicista americano di turno, ma continuando a valorizzare i talenti locali.