Dispersione di greggio nella baia di Muggia: studio d’impatto dell’Università di Trieste

Uni TS
Obiettivo: proteggere l'ecosistema

 TRIESTE - Quale impatto potrebbe avere sull’ecosistema marino della baia di Muggia, una dispersione accidentale di petrolio? È lo scenario ipotetico sul quale lavorerà nei prossimi mesi il gruppo di ricerca IE-Fluids coordinato dal professor Vincenzo Armenio, docente di idraulica ambientale presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Trieste.

Lo studio sulla previsione del movimento e dell’eventuale spiaggiamento di idrocarburi all’interno del bacino muggesano partirà a fine giugno. A commissionarlo al pool di ricercatori triestini di fluidodinamica ambientale è stata la stessa SIOT, che con 35 milioni di tonnellate di greggio movimentate ogni anno si conferma il principale terminalista petrolifero a livello nazionale e primo operatore nel porto di Trieste. L’indagine è diretta a fornire tutte le indicazioni necessarie per una corretta pianificazione degli interventi da attuare in caso di emergenza legata al rilascio accidentale di idrocarburi e rientra nella politica aziendale della società che gestisce l’oleodotto transalpino, da sempre rivolta a garantire elevati standard di sicurezza, rispetto e tutela dell’ambiente in cui opera. «Anche se non si sono mai verificati in passato casi rilevanti di sversamento di petrolio in prossimità dei pontili o dalle petroliere – spiega Nevio Grillo, Direttore Operazioni SIOT – riteniamo strategico per l’operatività, la crescita e lo sviluppo economico della società, investire su un sistema di gestione della sicurezza appropriato e adeguato ai rischi di incidente». «È la prima volta – afferma il professor Vincenzo Armenio – che si sviluppa un progetto scientifico di tale portata tra il nostro Ateneo e la SIOT su una tematica così delicata, che riguarda le qualità delle acque nella baia di Muggia. Si tratta di un’area fortemente antropizzata per la presenza di diversi impianti industriali che interagiscono con le acque dalla baia, e quindi del Golfo di Trieste». Lo scopo dello studio, che prevede anche una fase di misure in campo, mediante il rilascio di drifters seguiti in remoto attraverso tecnologie GPS, è di riprodurre scenari possibili di dispersione, sotto l’azione delle possibili forzanti meteo marine tipiche di questo specchio di mare. Attraverso tecnologie di realtà virtuale, saranno prodotte mappature spazio-temporali relative alla dispersione superficiale delle macchie di greggio e del trasporto profondo, non trascurando un’eventuale deposizione al fondo della parte più pesante. I risultati saranno messi a disposizione della SIOT per potere prevedere piani di intervento immediati, utili a confinare la dispersione di greggio, evitare lo spiaggiamento dello stesso e la deposizione al fondo. «Questo progetto permetterà all’Ateneo triestino di consolidare ulteriormente le competenze tecnico-scientifiche sulle tematiche di mescolamento e della dispersione di inquinanti nelle aree costiere» spiega Armenio. «Indubbio è poi il vantaggio per il territorio – aggiunge – che potrà disporre di piani di intervento da attuarsi in situazioni di emergenza per evitare disastri ambientali nella baia di Muggia, preservandone la qualità delle acque, anche nel caso di eventi accidentali estremi». Negli ultimi anni il gruppo IE-Fluids ha sviluppato modelli numerici d’avanguardia per lo studio della dispersione di inquinanti e di campi termici in bacini costieri o lacustri. Il modello è già stato applicato a fini scientifici per l’analisi del mescolamento all’estuario del fiume Tevere, per l’analisi del mescolamento e del ricambio delle acque nella baia di Muggia, e, nell’ambito di un progetto finanziato dalla comunità europea (HPC-Europe) per l’analisi del mescolamento delle acque nell’area costiera di Barcellona (Spagna). Riguardo all’impatto sul territorio di tali studi, negli anni recenti, a Trieste collaborazioni tecnico-scientifiche sono state sviluppate con la Società Elettra Produzione e con la società Lucchini Energia (per quest’ultima in previsione dell’insediamento di una Centrale termoeletettrica da 400 MW, nella valle di Zaule), per l’analisi delle caratteristiche termo-fluidodinamiche delle acque di raffreddamento della turbina a gas.