Venezia, un weekend in odore di Premi

[img_assist|nid=14485|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=72]Venezia – Weekend carico di attesa al Lido per la presentazione di alcuni pezzi forti della rassegna.

Un brevissimo accenno ai limiti organizzativi che perdurano di anno in anno e che non capisco come possano resistere malgrado l’esperienza e l’importanza della manifestazione: perché non fare una convenzione con l’azienda di trasporti per dedicare biglietti Venezia/Lido maggiormente abbordabili durante la Mostra (6,50 € di sola andata mi paiono un furto, anche perché il vicino Circuito Off di San Servolo fornisce, agli accreditati, il trasbordo gratuito!)? perché creare oscuri metodi di vendita dei biglietti e di distribuzione degli inviti (che scontentano tutti)? perché non risolvere le priorità al Palalido in modo meno comico/irritante? perché invitare registi/opere palesemente mediocri, creando retrospettive di bassa lega, vista l’autorevolezza critica dei selezionatori? Domande (e ce ne sarebbero molte, molte altre…) alle quali mai nessuno ci darà risposta e che ai piani alti non giungeranno mai (o saranno snobbate come di prammatica).

 

Ma veniamo alla passione cinefila con le nostre pagelle sul fine settimana di programmazione:


- Pa-ra-da di Marco Pontecorvo: sul famosissimo muro del pianto cinefilo (ma in realtà si ride di gusto) del Lido, quello di Gianni Ippoliti con le sue stroncature ideate dal pubblico, è stato definito Para(cula)da; certo, il testo è di quelli che parrebbero furbetti per lo sfruttamento di una storia di emarginazioni e solitudini adolescenziali, ambientata nella periferia di Bucarest. Ma a noi è parso un ottimo esordio nel lungometraggio per un figlio d’arte: sincero, servito da buone musiche, in equilibrio tra Kechiche e i Dardenne, con una mdp molto mobile e mai gratuita. Il protagonista è un incisivo e carismatico Jalil Lespert. Che bella sopresa!


- Vicino al Colosseo c’è Monti di Mario Monicelli: vale ciò che ho già detto per Oliveira. Il quasi coetaneo riprende il quartiere in cui vive da anni e, entrando nei bar, tra le botteghe e i passanti, con poche parole e ottimi spunti musicali, ci immerge nella sua Roma fatta di colori, albe, tramonti, e calore umano. Lucido, delicato, aiutato da un montaggio veloce e perfetto. Incredibilmente sereno e bello;


- Puisque nous sommes nés di Duret/Santana: sguardo a quattro mani sul Brasile dei più umili e dei bambini, la cui unica prospettiva è il sogno di una strada che conduce altrove. Presentato in Orizzonti è un nuovo neorealismo che non dice nulla di più, seppur lo faccia discretamente. Scene dilatate, dettagli che vogliono ridare il senso del tutto e ritmo lento. Per cinefili di buon corso;


- Goodbye solo di Ramin Bahrani: inizio promettente, in cui si accende la curiosità dello spettatore, ma poi si dilunga oltre ogni limite. Una buona promessa il protagonista, Souléymane Sy Savané (che non diventerà mai nessuno finché non gli daranno un nome d’arte decente);


- [img_assist|nid=14493|title=Miyazaki|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Ponyo on the Cliff by Sea di Hayao Miyazaki: ed eccolo il vero capolavoro della Mostra. Il grande maestro orientale ci regala una fiaba delicata con influenze innumerevoli, tutte condensate con stupore infantile, purezza di segno e intelligenza di svolgimento. Rimaniamo incantati dalla magia dei personaggi, dalla poesia degli eventi e dalla saggezza dei dialoghi. Un invito ad amare le differenze e la vita nel suo complesso, proprio per la sua effimera, impalpabile bellezza. [img_assist|nid=14494|title=|desc=|link=none|align=right|width=130|height=130]Un consiglio a recuperare le scorte creative dell’infanzia e utilizzarle alle soglie della maturità. Non so quale premio gli sarà assegnato, ma diamogli qualcosa, anche a costo di inventarcelo ad hoc! Intanto è nato un nuovo tormentone: Ponyo-Ponyo;

 

 


- Il papà di Giovanna di Pupi Avati: il film è più che buono, anche se gli manca la leggerezza di tocco di cui sopra. Storia cupa e un po’ troppo soffocante, ma coinvolgente; nella terza parte corre eccessivamente, peccando di accumulo frettoloso. Ottima regia e foto, bravissimo per sensibilità e discrezione interpretativa Silvio Orlando, attore di classe superiore.[img_assist|nid=14495|title=|desc=|link=none|align=right|width=91|height=130]