Vitus di Fredi M. Murer: l’insostenibile svizzeritudine dell’essere

Rassegne

TRIESTE - Ho voluto fare questo film, un film su un bambino prodigio, perché io non sono affatto stato un bambino prodigio. Al Trieste Film Festival spicca tra gli altri un mondo visto dagli occhi di un piccolo genio, nell’opera di un regista visionario. Che ritrae una Svizzera inedita e anticonvenzionale. E' Vitus, il nuovo film di Fredi M. Murer, visionario regista svizzero tedesco, presentato la scorsa settimana a Trieste Film Festival 2007, non ha certo perso lo smalto.

E le sue doti di attenzione ai dettagli – solo in apparenza insignificanti, in realtà molto importanti nelle vicende narrate –, cura della fotografia, sguardo ironico e disincantato sul mondo, non si perdono nemmeno in un film come Vitus, pellicola già presentata all’ultimo Festival di Cannes, dove è il punto di vista del bambino-protagonista a dominare.

Sin da giovane, negli anni Sessanta, il regista si era distinto per il surrealismo di film quali Chicorée: elf Schizofragmentarische Aufzeichnungen uber das leben des compte Ivan Medreff (Cicoria: dodici appunti schizoframmentari sulla vita del conte Ivan Medroff / Chicory), o Sad-is-fiction, entrambi incentrari sulla vita di due artisti. Il primo un film muto, nel quale il regista affidava completamente alle immagini e all’espressività del poeta-attore protagonista di Zurigo, Urban Gweder, la narrazione delle vicende; una narrarazione che procede all’indietro per associazioni d’immagini più che seguendo l’intreccio di una storia; il secondo film, un ritratto di un pittore e poeta anticonformista Alex Sadwosky, convinto che l’uomo moderno non si butta né a sinistra né a destra; continua solo a camminare.

Vitus è la fiaba contemporanea di un ragazzino che non è soltanto un piccolo genio del pianoforte. Ma che possiede qualità umane eccezionali. Tanto da non riuscire a sopportare di essere considerato un bambino prodigio, e fa di tutto per uniformarsi agli altri. E così riesce perfino a fingere di essere diventato “normale” e di non saper più suonare il pianoforte, per colpa di una caduta dalle ali da Icaro confezionate con lo straordinario nonno, interpretato dall’attore Bruno Ganz (Pane e tulipani). 

Come tutti i piccoli geni, anche Vitus vive il disagio della sua intelligenza sin dalla scuola materna. Ma i genitori, ex provinciali arricchiti grazie ad un’invenzione del padre – un apparecchio per le orecchie fashion –, una volta cresciuto si rifiutano di mandarlo in una scuola speciale per ragazzini ultradotati. Pur avendo questi sprazzi di buon senso, i due genitori non smettono di fare pressioni sul figlio. Così avviene la ribellione del bambino prodigio, che decide di imbrogliare i suoi. Ci riesce così bene da ingannare perfino il nonno-Bruno Ganz, con il quale il ragazzino ha una complicità che unisce solo le anime più semplici e geniali al tempo stesso. Come Vitus ha il pallino della musica, così il nonno ha quella del volo: e nel corso del film, quest’ultimo riesce a volare con un piccolo aereo, di nascosto.

Nel condurre la sua doppia vita Vitus riuscirà a realizzare i propri sogni liberandosi dalle responsabilità imposte dal suo status di genio e a rimanere attaccato alla sua famiglia, pur fra mille difficoltà, grazie all’aiuto di un nonno consenziente.
Grazia e leggerezza, humour e fantasia: ecco gli ingredienti del nuovo film di Murer. I suoi film precedenti sono considerati piuttosto sperimentali e difficili da far arrivare al grande pubblico, tanto che finora in Italia non ne è mai stato distribuito nessuno. Il pallino di ritrarre geni ed artisti di ogni sorta Murer l’aveva sempre avuto. Così come quello di vedere il mondo con gli occhi di un bambino, come in Marcel (1962), corto degli esordi in cui un ragazzino undicenne, giocando con un aliante, conosce il mondo che lo circonda attraverso la natura e le fabbriche. L’unione delle due caratteristiche – genio e bambino – ha prodotto Vitus.

Il film, che ha ottenuto un buon successo in Svizzera, verrà presentato agli Oscar in lizza come miglior film straniero.
Certo, Vitus è una fiaba, ma è una fiaba narrata con occhi attenti e critici. Insomma, non si tratta del solito polpettone romantico hollywoodiano: trascina in un mondo onirico, disincantato e fantasioso lo spettatore, che non perde un certo spirito critico, ma nemmeno la capacità di sognare, di commuoversi e sorridere.

Chissà che, per una volta, la Svizzera non emerga. E che negli Ipod i ragazzini comincino ad ascoltare Rachmaninov e Listz: proprio come Vitus.
Vitus è arrivato nella rosa dei 9 candidati agli Oscar 2007 come migliore film straniero.