Von heute auf morgen di Schoenberg e Pagliacci di Leoncavallo chiudono la Stagione Lirica 2008 del Teatro La Fenice

Lirica
VENEZIA - A conclusione della Stagione lirica 2008 del Teatro La Fenice, andrà in scena a partire da venerdì 12 dicembre 2008 (ore 19.00, turni A1-A2) un dittico che accosta in modo inedito due lavori del 1892 e del 1930 : Von heute auf morgen (Dall’oggi al domani), opera in un atto op. 32 di Arnold Schoenberg su libretto di Max Blonda (pseudonimo della moglie Gertrud Kolisch), e Pagliacci, dramma in due atti di Ruggero Leoncavallo su libretto proprio. Eliahu Inbal dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice (direttore del Coro Claudio Marino Moretti), Diana D’Alessio il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani. Fra gli interpreti di Von heute auf morgen, Georg Nigl sarà il marito, Brigitte Geller la moglie, Sonia Visentin l’amica, Mathias Schulz il cantante, il piccolo Michelangelo D’Adamo il bambino (voce recitante). In Pagliacci Adina Nitescu canterà il ruolo di Nedda, Piero Giuliacci quello di Canio, Juan Pons quello di Tonio, Luca Casalin quello di Peppe, Marco Caria quello di Silvio. Francesco Sauzullo e Piergiorgio Freddi interpreteranno i ruoli dei due contadini. La regia del nuovo allestimento sarà di Andreas Homoki, le scene di Frank Philipp Schlössmann, i costumi di Gideon Davey, le luci di Franck Evin. I due lavori, il primo in tedesco, il secondo in italiano, saranno corredati di sopratitoli in italiano. Quattro le repliche, domenica 14 (ore 15.30, turni B1-B2), martedì 16 (ore 19.00, turni D1-D2), giovedì 18 (ore 19.00, turni E1-E2) e sabato 20 dicembre 2008 (ore 15.30, turni C1-C2).   Composta nel 1928-29, Von heute auf morgen è la prima opera dodecafonica di Schoenberg per il teatro musicale. Dopo le prove teatrali del periodo espressionista (Erwartung, 1909; Die glückliche Hand, 1908-13), il musicista volle cimentarsi col genere delle commedie ‘di attualità’ di argomento comico, che includono anche canzoni e ballabili, il cui successo era stato decretato in Germania tra il 1920-30 grazie a Krenek, Hindemith e Weill. Schoenberg lavorò alacremente a questa commedia per musica e revisionò più volte il libretto approntato dalla seconda moglie Gertrud Kolisch con lo psudonimo di Max Blonda. Marito e moglie, genitori di un bambino, rincasano da una festa: il primo è rimasto affascinato da un’amica della moglie, di cui ammira lo spirito e l’eleganza, la seconda è stata a sua volta corteggiata da un cantante. Segue un litigio, in cui ciascuno dei due rimprovera all’altro di averlo costretto alla routine, scoraggiato, sottovalutato. La moglie pertanto decide di trasformarsi anche lei in una donna di mondo, fino a far temere al marito di voler cambiare vita. Questa crisi, con il ritorno alla consuetudine domestica da parte della moglie, cementa però la loro unione e rende i due coniugi impermeabili al fascino del cantante e dell’amica, i quali si recano a far loro visita ma se ne vanno delusi di non aver trovato una coppia davvero libera e moderna. Questo lavoro, incentrato sul rapporto tra interiorità ed esteriorità, apparenza e sostanza, mostra la chiara influenza dell’avanguardia berlinese che prediligeva un teatro di costume, antiborghese, parodistico. Nella partitura il musicista applica con radicalità il linguaggio da lui inventato, benché assecondando le esigenze di leggerezza legate al genere: la serie dodecafonica assume dunque nelle sue trasformazioni contrappuntistiche configurazioni accordali tonali, ritmi e melodie dal profilo lineare, simulacri di forme chiuse intercalate da ariosi e recitativi, parodie di musiche di consumo come il valzer e il jazz, colori strumentali molto vari (l’orchestra include chitarra, mandolino, pianoforte e flexaton). Meno rigorosa e austera di altre composizioni di Schoenberg, ma meno leggera di altre operette ‘alla moda’, questa commedia non ha ancora avuto tutto il riconoscimento che meritava. Verso la fine dell’800 il teatro musicale italiano assecondò i più aggiornati orientamenti letterari accogliendo le istanze del cosiddetto ‘verismo’. Furono perciò prediletti soggetti che riguardavano classi umili e oppresse, ambienti socialmente ‘bassi’ colti nella loro quotidianità, secondo un tentativo di descrivere la vita nella sua essenza esatta e immediata. Pagliacci è l’opera più nota di Ruggero Leoncavallo (1858-1919), con Pietro Mascagni e Umberto Giordano tra i maggiori esponenti della «Giovane scuola» verista italiana, e si colloca entro un filone aperto poco prima da Cavalleria rusticana (1890) di Mascagni. Il libretto trae argomento da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Uffugo in Calabria, un delitto di gelosia che originò un processo in cui fu giudice il padre del compositore. Nel prologo, quasi un manifesto programmatico del teatro musicale, interviene Tonio, attore di una compagnia girovaga, a far presente al pubblico che dietro la finzione scenica si possono celare passioni autentiche e travolgenti. Nel primo atto lo sgraziato Tonio mette al corrente del suo amore Nedda, prima attrice e moglie del capocomico Canio. Essa lo respinge, ma è a sua volta innamorata di un abitante del paese, Silvio. Per vendicarsi Tonio avverte Canio e gli fa cogliere sul fatto i due amanti: Silvio riesce però a sfuggire. Nel secondo atto gli attori della compagnia mettono in scena una commedia improvvisata: Colombina (Nedda) è visitata dal suo amante Arlecchino; il servo sciocco Taddeo (Tonio) avverte Pagliaccio (Canio). Quest’ultimo non sa più distinguere la finzione scenica dalla realtà ed uccide sia Nedda sia Silvio, intervenuto ad aiutarla. Questa «opera possente, di rara intensità espressiva» (René Leibowitz) si contraddistingue per la vocalità accesa e convulsa, con rapide escursioni verso l’acuto per rendere l’andamento di un discorso agitato, di sentimenti scoperti e privi di controllo. La scaltrita scrittura di Leoncavallo si avvale di elementi di modernità, come la continuità orchestra-palcoscenico di matrice wagneriana, ma recupera anche l’uso dei pezzi chiusi come romanze e duetti d’amore, dalle melodie cantabili di forte suggestione (con il conio di frasi memorabili come «Un nido di memorie», «E voi, piuttosto», «Ridi pagliaccio»). Dato caratteristico di questo lavoro è comunque l’originale scambio tra scena e vita, con esiti di grande presa e sottili stimoli intellettuali in anticipo su Pirandello. Si pensi alla dimensione metateatrale del secondo atto, ove il clima giocoso del ‘teatrino’, sorretto da una squisita musica di pantomima, contrasta con la truculenta tragedia finale. L’utilizzo delle maschere italiane e della commedia dell’arte mette quest’opera al passo con i conseguimenti più sofisticati del teatro italiano ed europeo del primo ’900 e con autori come Stravinskij, Malipiero, Strauss, Busoni, Casella. Stagione lirica 2008 del Teatro La Fenice Dal 12 al 20 dicembre 2008 venerdì 12 dicembre 2008, ore 19.00 domenica 14 dicembre 2008, ore 15.30 martedì 16 dicembre 2008, ore 19.00 giovedì 18 dicembre 2008, ore 19.00 sabato 20 dicembre 2008, ore 15.30 Teatro La Fenice - VENEZIA Von heute auf morgen (Dall’oggi al domani), opera in un atto op. 32 di Arnold Schoenberg su libretto di Max Blonda (pseudonimo della moglie Gertrud Kolisch) e Pagliacci, dramma in due atti di Ruggero Leoncavallo su libretto proprio. Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice diretta da Eliahu Inbal direttore del Coro Claudio Marino Moretti, Diana D’Alessio il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani. Von heute auf morgen - gli interpreti Fra di Georg Nigl: il marito Brigitte Geller: la moglie Sonia Visentin: l’amica Mathias Schulz: il cantante, Michelangelo D’Adamo: il bambino (voce recitante)   Pagliacci - gli interpreti Adina Nitescu: Nedda Piero Giuliacci: Canio Juan Pons: Tonio Luca Casalin: Peppe Marco Caria: Silvio. Francesco Sauzullo e Piergiorgio Freddi: i contadini.   regia di Andreas Homoki scene di Frank Philipp Schlössmann costumi di Gideon Davey luci di Franck Evin I due lavori, il primo in tedesco, il secondo in italiano, saranno corredati di sopratitoli in italiano