Vorrei sapere perché. Trieste festeggia i novantanni di Ettore Sottsass

Art&Fatti
[img_assist|nid=11372|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - E’ una piccola mostra, dosata con sapienza ed eleganza. Non poteva essere altrimenti, trattandosi di Ettore Sottsass, che del design ha fatto quasi una missione. La ricerca della felicità attraverso gli oggetti d’uso comune era uno dei suoi Credo e allo stesso modo la ricerca costante di bellezza, quale fonte di salvezza per il genere umano.

Novantenne, nativo di Innsbruck, a lui la mostra è espressamente dedicata quale regalo di compleanno: un doveroso omaggio ad un maestro che ha attraversato un secolo travagliato come il Ventesimo, cogliendone e sublimandone, attraverso le sue creazioni, segnali, simboli e aspetti concreti del quotidiano.

Sottsass è stato molto apprezzato anche all’estero – nel 1972 il suo progetto dedicato alla casa senza divisioni in stanze venne esposto al MOMA in occasione della mostra Italy: the new domestic landscape – per[img_assist|nid=11373|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=523] trent’anni ha lavorato come designer all’Olivetti – e proprio al MOMA si può vedere la macchina da scrivere Valentine, un progetto del 1969-1979 – non stancandosi mai di spingere lo sguardo e il pensiero verso altre culture e altri mondi – compreso quello americano e più largamente pop, negli anni in cui sposò Fernanda Pivano e visse in America - e verso un impiego dei materiali scevro da condizionamenti troppo univoci. Una delle sue invenzioni di successo più recenti è stata la libreria Carlton (1981) – presente in mostra – una sorta di struttura ad albero con i piani inclinati, aperta in quanto utilizzabile anche come divisorio e soprattutto coloratissima. Sottsass non ha legami diretti con la nostra regione, salvo il fatto che uno dei suoi maestri di pittura al Politecnico di Torino fu Luigi Spazzapan, da lui molto ammirato - e poi nel 1907, anno della sua nascita, era cittadino asburgico, come i triestini di allora – ma l’iniziativa si pone in una politica di apertura dell’Assessorato alla Cultura di Trieste verso progetti culturali extraregionali e meno autoriferiti. La mostra occupa la parte centrale degli ampi spazi dell’ex Pescheria ed è suddivisa in sette nuclei, che appaiono alternatamene come stand espositivi aperti o a struttura coperta.

[img_assist|nid=11374|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=578]All’interno di questi spazi – definite dai curatori vere e proprie “isole” - sono esposte fotografie di mano Ettore Sottsass con personaggi che ha incontrato e sue visioni architettoniche e poi mobili, ceramiche, vetri, gioielli da lui disegnati – in tutto 130 opere che forniscono un assaggio abbastanza consistente della sua filosofia creativa. All’esterno di ogni sezione sono riportati brani significativi tratti dagli scritti dell’autore, spesso emozionanti e contenenti messaggi-chiave della sua poetica espressiva. Queste parole, assieme alla sua voce registrata che accompagna costantemente in sottofondo lo sguardo del visitatore, costituiscono un piacevole completamento del percorso di visita per una mostra allestita con misura e competenza tecnica.