Zio Vanja nell'allestimento di Gabriele Vacis al Politeama Rossetti

Foyer
[img_assist|nid=26246|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - È uno spettacolo molto atteso Zio Vanja di Anton Cechov, produzione della Fondazione del Teatro Stabile di Torino e della Fondazione del Teatro Regionale Alessandrino, che – nell’allestimento firmato da Gabriele Vacis – replica al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, nell’ambito della Stagione di Prosa, da martedì 19 gennaio. Il capolavoro cechoviano tratteggia un mondo di personaggi svagati, frustrati, tutti sottilmente infelici, spesso egoisti… Ci sono gli intellettuali incapaci d’impegnarsi a difendere realmente quelle idee di cui fanno soltanto vacuo sfoggio, c’è un ricco professore che arriva in campagna e minaccia – forse solo con l’intento di continuare a farsi mantenere – di interrompere un collaudato status quo, ci sono l’anziano zio Vanja e la dolce e un po’ sfiorita Sonja, così in apprensione da non essere in grado di agire lucidamente in propria difesa… Si tratta di personaggi intrappolati dal tempo, da un destino comune che li attanaglia, e a cui però si abbandonano consapevoli, consolandosi con le ovvietà della propria esistenza: la consuetudine del tè, la vodka, la musica, il ricevere, il riposo… Nei loro discorsi rimangono disseminati i sintomi di un’ansia sottile e senza risposte: l’ossessione per il lavoro, per il denaro, per il domani. Potrebbero incarnare anche il nostro ritratto, queste figure: personaggi che portano in sé i segni di una società in crisi. Invece sono creature di Anton Cechov, inventate dal grande drammaturgo russo nel 1897 per il suo Zio Vanja. Creature attraverso le quali l’autore registra la mutazione di un’epoca, senza però permettere loro di prendervi parte. E chissà che al pubblico delle nostre sale non suoni come una beffa, l’ansiosa domanda del dottor Astrov, che nel corso del dramma più volte si chiede quanto sarà migliore la vita fra cent’anni… Davanti al nuovo allestimento del dramma cechoviano, diretto da un regista dallo stile scarno ma efficace come Gabriele Vacis, molti spettatori troveranno – più di un secolo dopo – molte congruenze fra le inquietudini rappresentate e quelle che ci appartengono. A dare sostanza sulla scena alle idee del regista e a una piéce[img_assist|nid=26247|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] sempre in intelligente equilibrio fra malinconia e umorismo, è una compagnia sobria e compatta, formata in parte da attori che hanno una forte intesa con Vacis e che hanno condiviso con lui l’esperienza del Teatro Settimo: fra essi vanno menzionati almeno Eugenio Allegri, che interpreta Vanja e Laura Curino, che dà vita alla balia. La vicenda narrata da Cechov è molto nota, e rappresenta alla perfezione quel suo modo particolare di fare drammaturgia, apparentemente “senza che nulla accada”: l’azione si svolge in una casa di campagna, l’anziano Vanja si occupa della tenuta di Sonja, sua nipote, e il padre di lei, il professor Serebrjakòv ne percepisce i redditi. La serenità di Vanja è interrotta dall’arrivo di Serebrjakòv, accompagnato dalla sua seconda, bellissima moglie Elena. Pare che i due vogliano trascorrere un periodo dell’estate nella tenuta, lontani dalla città: in realtà l’uomo si rivela intenzionato a vendere quella terra. Vanja ne rimane sconvolto, e tenta di uccidere, senza successo, Serebrjakòv: egli però risolve infine di lasciare al cognato il compito di continuare a far prosperare la tenuta garantendogli una rendita. Nulla di nuovo, dunque. Come a nulla di nuovo porteranno le tirate da ambientalista ante litteram di Astrov, e i sospiri d’amore che Sonja spende per lui … A far da contraltare a personaggi tanto consapevoli – in scena uno ad uno raccontano con chiarezza la loro “verità” – eppure così evanescenti, è un allestimento interessante, che Vacis ha concepito con Roberto Tarasco: i personaggi recitano in uno spazio delimitato da un sipario di cellophan, quasi la parete di un terrario attraverso la quale il pubblico può “vederli vivere”. Alle loro vaghe intenzioni, fanno da contrappunto una colonna sonora realistica, composta da echi di canzoni, cinguettii, latrati di cani e – sul piano visivo – una continua animazione sullo sfondo delle scene: servitori che spostano mobili, oggetti, tappeti, un samovar… Reperti di un passato che ancora appartiene loro, ma di cui non riconoscono il senso profondo, da cui non sanno trarre la forza per evolvere. Prodotto dalla Fondazione del Teatro Stabile di Torino e dalla Fondazione del Teatro Regionale Alessandrino Zio Vanja di Anton Cechov, si avvale della già menzionata regia di Gabriele Vacis. Lo spettacolo, con l’adattamento originale dello stesso Vacis e di Federico Perrone, è interpretato da Eugenio Allegri (Zio Vanja), Laura Curino (Balia), Paolo Devecchi (Iljà Telèghin), Michele Di Mauro (Michaíl Àstrov), Lucilla Giagnoni (Elèna Andrèevna), Davide Gozzi (Efim), Alessandro Marchetti (Aleksàndr Serebrjakòv), Laura Panti (Maria Vasílievna), Francesca Porrini (Sonja Aleksàndrovna). Della composizione delle scene, dei costumi, delle luci e della scenofonia si è occupato Roberto Tarasco. Gli studi per la scenografia sono di Lucio Diana. [img_assist|nid=26248|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427]Stagione Teatrale 2009-2010 Dal 19 al 24 gennaio 2010 Martedì 19, giovedì 21, venerdì 22  e sabato 23 gennaio, ore 20:30; mercoledì 20 e domenica 24 gennaio, ore 16:00 Politeama Rossetti, Viale XX Settembre, 45 - TRIESTE Zio Vanja di  Anton Cechov adattamento originale di Gabriele Vacis e Federico Perrone con  Eugenio Allegri, Laura Curino, Paolo Devecchi, Michele Di Mauro, Lucilla Giagnoni, Davide Gozzi, Alessandro Marchetti, Laura Panti, Francesca Porrini regia di Gabriele Vacis Scene di Roberto Tarasco Costumi di Roberto Tarasco Una produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Regionale Alessandrino Biglietti: interi da 16.00 € a 29 €; ridotti da 13:00 € a 24 € Info: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia info@ilrossetti.it 0403593511 www.ilrossetti.it