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Livia Bussi - Visioni

C’è un’anima culturale austro-tedesca, probabilmente inconscia, che sopravvive in molti artisti triestini, i cui antenati, se pittori o scultori, frequentarono le Accademie di Monaco, di Berlino e di Vienna tra la fine dell’800 e il primo novecento, raccogliendovi i semi di quella coeva avanguardia internazionale che collegava Parigi a Mosca e al mondo slavo, passando per Trieste, allora in posizione centro-europea.
È così, credo, che si può spiegare l’intenso respiro espressionista che si leva e s’intravvede in molti lavori di artisti locali: tra questi, mi ha sempre particolarmente colpita la traccia di malinconia e d’angoscia che s’insinua nel segno pittorico intenso ed elegante, sobrio e al tempo stesso incisivo, di Livia Bussi, autrice dal temperamento discreto e signorile, che, formatasi in gioventù a Roma, è poi vissuta un trentennio in Piemonte e Lombardia, per poi ritornare nella città natale; e testimoniare nella sua pittura non solo le origini culturali centro-europee, ma anche il dramma dell’esodo dall’Istria, vissuto quasi in prima persona.
Immerso nelle atmosfere rarefatte e nella grazia dei pastelli dai colori soffusi, che ricordano alcuni borghi istriani arroccati sui colli, il sogno, protagonista del linguaggio surrealista, ammanta e intride i suoi lavori su carta: in un sogno di nebbia s’addentrano infatti uomini donne e cani, che a volte corrono, in un’atmosfera onirica, nei prati o verso una nave, simbolo forse dell’agognato ritorno. E, di quando in quando, lo stesso paesaggio si fa notte e nel contempo si fa giorno, componendo visioni straniate, che sorprendono l’astante.
Un simbolismo magico e sottile pervade le opere della Bussi: “Sogno queste atmosfere” confessa l’artista “e talvolta il mattino mi sveglio con esse e le dipingo; mentre i cavalli, ripresi in un delizioso dipinto al galoppo nel bosco, sono evocati nella mia mente dalla musi Disegnatrice ambita da importanti studi d’architettura per la sua abilità nel reinterpretare in modo vivo, originale e fantastico il linguaggio architettonico, la pittrice ci consegna un universo ricco di suggestione, in bilico tra elementi sensoriali e spirituali, il cui legame è accentuato da quella sorta di memoria e conoscenza universale che aleggia in ognuno di noi.
Livia Bussi Nata a Trieste. Vissuta a lungo a Novara e Varese. Si è dedicata alla pittura fin da giovanissima utilizzando tempera, olio, pastello e incisione. Diplomata al Liceo Artistico di Roma nella sezione Architettura ha collaborato, in qualità di grafica, con vari studi di ingegneria e architettura (Lucio Arneri, Dino Tamburini e Marcello d’Olivo). Ha esposto in collettive e personali a Varese, Como e Milano. A Trieste dagli anni 2000, ha partecipato a varie mostre collettive ed ha al suo attivo diverse personali fra le quali alla Sala Comunale d’Arte nel 2003 e alla galleria Rettori Tribbio nel 2008. 

Scheda Evento

Quando:
Dal 24 marzo al 6 aprile 2012
Location:
Galleria Rettori Tribbio 2, Piazza Vecchia 6 - TRIESTE