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Giorgione e Padova. L’enigma del carro ai Musei Civici agli Eremitani

E20
I rapporti del maestro di Castelfranco e la città del Santo in una mostra a Padova

PADOVA - Quali furono i rapporti tra Giorgione e Padova? Quali le relazioni, i contatti, le citazioni, i richiami allusivi alla città del Santo nel le sue opere? A svelarlo una suggestiva mos tra, da ottobre, ai Civici Musei di Padova.

La Tempesta di Giorgione, l’opera-icona dell’affascinante artista di cui quest’anno si celebrano i 500 anni dalla morte, non finisce di dar vita a mille differenti letture e interpretazioni, di svelare storie o assecondare ricostruzioni di personaggi, luoghi o eventi. Grandezza e carisma di Giorgione. E dunque, se il “paese” su cui si scatena l’inatteso fulmine – rivoluzionario nella storia della pittura per il suo spiazzante protagonismo - fosse nientemeno che la città di Padova? Da un lato i fossati della cittadella con il Castello potrebbero ricordare quelli della città antoniana del tempo e gli edifici immortalati dall’artista di Castelfranco trovano corrispondenze nel ponte San Tomaso, nella cupola del Carmine con la torre di Ezzelino, nella Porta di Ponte Molino. E c’è anche chi intravede allusioni al la fondazione leggendaria della città da parte di Antenore, in particolare nella figura del guerriero. Nessun azzardo dunque ma un’ipotesi fascinosa e intrigante, che confermerebbe – accanto a tanti altri indizi – l’esistenza di uno stretto rapporto professionale e personale di Giorgione con Padova: quel rapporto sul quale s’incentra l’originale mostra che dal 16 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011 si terrà nella Città del Santo, presso i Civici Musei agli Eremitani,

Giorgione e Padova. L’enigma del carro - ovvero lo stemma dei Carraresi visibile sulla porta dipinta da “Zorzi” nel suo capolavoro, presente in mostra – è dunque il titolo di un evento singolare che, pa rtendo dall’interpretazione in chiave padovana di alcune opere del Maestro, ricostruisce rapporti, evidenzia affinità culturali, suggerisce riferimenti iconografici e influenze reciproche tra Giorgione e l’ambiente culturale, artistico e letterario della città, tra il XV e il XVI secolo. Un nucleo di prestiti significativi, tra cui appunto La Tempesta e Mosè alla prova del fuoco di Giorgione – presentati ora attra verso nuove prospettive - numerose incisioni dell’amico e “ispiratore” patavino Giulio Campagnola, strumenti scientifici e documenti storici, insieme a importanti opere dei Civici Musei di Padova (Giorgione, Tiziano, Boccacino, Luini, Previtali, ecc.), danno vita a un percorso originale curato da Ugo Soragni, Davide Banzato e Franca Pellegrini, che trova poi completamento e ulteriori suggestioni in città, grazie ad un itinerario che coinvolge monumenti pittorici-chiave per il tema trat tato: gli affreschi di Tiziano della Scuola del Santo e quelli di Campagnola alla Scoletta del Carmine, la Loggia e Odeo Cornaro per il ritorno dei temi legati al culto del Sole e alle religioni antiche.

La lettura in chiave padovana da cui prende la mosse l’esposizione, coinvolge dunque prima di tutto el paesetto in tela cun la tempesta, cum la cingana…, la cui rappresentazione urbana viene posta a confronto, in mostra, con le antiche documentazioni cartografiche e analizzata come non mai grazie ad una elaborazione informatizzata di grande efficacia che incrocia la topografia antica con quella attuale, rileggendo tridimensionalmente il capolavoro giorgionesco, smontato nelle sue varie componenti. Insomma dalla visione emotiva dell’originale alla sua esplorazione “investigativa” grazie alle nuove tecnologie. Ma non solo: nel Mosè alla prova del Fuoco degli Uffizi si celano riferimenti a llo sterminio degli ultimi discendenti dei Carraresi (Francesco Novello, Francesco III e Giacomo) perpetrato dai veneziani dopo la conquista della città (1406), mentre la Pala di Castelfranco (ricordata nel percorso) presenterebbe un diretto riferimento - nella derivazione dell’altare e nella spazialità prospettica - al monumento sepolcrale dell’umanista Giovanni Calfurnio, docente all’Università di Padova fino al 1503, eseguito per San Giovanni di Verdura e collocato attualmente nel chiostro del noviziato della Basilica del Santo. Il monumento a Calfurnio riporta strettamente a Giulio Campagnola - uomo di elevata erudizione, pittore, miniatore, incisore, grande amico e forse intimo di Giorgione e, almeno fino al 1505, suo principale ispiratore e collaboratore - e all’anti semitismo di suo padre Girolamo, che si manifesta con campagne di discredito nei confronti degli ebrei ai quali vengono attribuiti omicidi rituali. Nel ricostruire il sodalizio tra i due amici-colleghi si propone un nucleo importante delle straordinarie incisioni del l’artista patavino, provenienti da Berlino, Francoforte, Napoli, Roma, Parma e Pavia, a suggerire indubitabili legami con l’opera giorgionesca e con i suoi temi tipici: pastori, paesaggi, astrologi, meditazioni sulla malinconia, sulla vita e sulla morte; in esposizione - prestito eccellente - il preziosissimo Petrarca Queriniano di Brescia, miniato dallo stesso Campagnola, manoscritto della famosa opera amorosa del letterato patavino (Il Canzoniere), che richiama quel clima spirituale e culturale del quale i due artisti erano sicuramente partecipi; presenta infine, riconducendola ad un ipotetico viaggio a Roma compiuto dai due, una discussa quanto interessante Madonna con il Bambino e San Giovannino, dei Civici Musei di Padova-Museo d’Arte, arricchita da una cornice coeva. I riflessi del l’antisemitismo nella Padova del tempo si colgono invece nella bella Madonna della Misericordia e Santi, trittico per la Chiesa dei Servi di Jacopo Montagnana, che precede di qualche anno le accuse avanzate da Girolamo Campagnola e che raffigura, sotto la figura della Madonna, il Beato Simonino di Trento la cui morte cruenta era stata strumentalmente attribuita a rituali ebraici.

Sempre al clima culturale del tempo, che tanto influenzò la personalità e l’arte di Giorgione, rimandano i riferimenti al sapere e agli studi scientifici tanto evoluti nella Padova nel XVI secolo. In particolare si richiama l’attenzione dei visitatori sulla figura e sul rapporto con Copernico - che fu nella città veneta tra il 1501 e il 1503 - e sulle conoscenze astronomiche e geografiche del tempo (riproposte dall’artista nel famoso fregio di Castelfranco) per mezzo di affascinanti strumenti scientifici e di testi originali che documentano, tra l’altro, l’elaborazione delle teorie eliocentriche tra Padova e Venezia nei primi anni del Cinquecento. La contemporanea cultura figurativa, i variegati spunti che Giorgione poteva raccogliere in quegli anni a Venezia e l’enorme influenza determinata dal l’arte rivoluzionaria e sconvolgente del giovane “Zorzi ” – con l’imporsi di nuovi temi, di nuovi modi pittrici, di nuove visioni e sensibilità – vengono invece affrontati grazie a un nucleo selezionato e interessantissimo di opere presenti nelle collezioni patavine. Si parte da due tavole del lo stesso Maestro (Leda e il cigno, Idillio campestre) per proseguire con i frontali di cassone del suo allievo Tiziano, che lo mostrano nel 1506-7 in possesso di una forza coloristica che già ne trascende la lezione. Le relazioni con il mondo di Leonardo, la pittura dell’Italia centrale, la conoscenza di Dürer traspaiono dai dipinti di Luini, Boccaccino, de’ Barbari, mentre il portato lungo della sua arte si coglie nelle atmosfere soffuse e pastorali della ritrattistica di Luzzo e del Torbido. Infine è con Nicolò Frangipane e Pietro Vecchia che si mette in luce il recupero, alla fine del Cinquecento e nel secolo successivo, della pittura rinascimentale veneta e dei temi giorgioneschi. Con Vecchia, con il suo repertorio grottesco, di armigeri e bravi, colti nella loro eleganza ma deformati nei caratteri, si coglie l’estremo messaggio della pittura e dei contenuti di Giorgione, che in questo modo vengono consegnati al mondo barocco e alla dialettica dei generi, propria del XVII secolo. Giorgione muore nel 1510, quasi sicuramente di peste che, all’epoca, alcune teorie ritenevano dovuta all’influenza degli astri. Il tema è spesso trattato nelle sue opere e verrà sviluppato nel percorso espositivo attraverso cronache del tempo, trattati medici e figurazioni soprattutto in rapporto alla Padova del Cinquecento. I canali esterni della cittadella luoghi di “fosse e acque maligne” erano ritenuti dal medico padovano Francesco Frigimelica tra i punti della città più favorevoli all’originarsi del morbo, a causa della proliferazione di “herbe putrescenti” (metà del XVI secolo). E proprio la morte del sommo artista per peste è ricordata negli af freschi di Tiziano al la Scuola del Santo, prima tappa dell’itinerario cittadino che costituisce una fondamenta le appendice della mostra.

Qui, nel Miracolo del piede risanato, oltre a raffigurare mostriciattoli pestilenziali, Tiziano, sotto le apparenze di un episodio della vita di Sant’Antonio, ricorderebbe il decesso di Giorgione circondato da colleghi e amici (Tiziano stesso, Antonio Requesta, Tuzio Costanzo, Giulio Campagnola). Gli agganci con la città non sono finiti. In un altro monumento civico, La Logg ia e Odeo Cornaro, si conservano le tracce di un particolare momento di recupero delle relig ioni antiche - diffusosi tra le cerchie intellettuali di Venezia e Padova sotto forma di un sincretismo ermetico - soprattutto in riferimento alla elaborazione cinquecentesca delle teorie eliocent riche, g ià ricordate in mostra. Infine - altra affascinante tappa di questo appassionante viaggio - alla Scoletta del Carmine si torna a riflettere, grazie agli affreschi con le Storie di Maria attribuiti a Campagnola, sul rapporto tra i due artisti, sulla nuova visione della natura e del paesaggio di cui il grande Giorgione fu profeta, sul legame – forte, fortissimo - tra il Maestro di Castelfranco e Padova

Dal 16 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011

Musei Civici agli Eremitani, Piazza Eremitani, 8 - PADOVA

Giorgione e Padova. L’enigma del carro

Artisti: Giorgione, Giulio Campagnola, Francesco Squarcione, Andrea da Barberino, Girolamo Mercuriale, Oliverius Tobanellus, Alessandro Canobbio, Oddo degli Oddi, Ludovico Pasini, Cristoforo Baravalle, Francesco Frigimelica, Marco Palmezzano, Alessandro Massaria, Giovanni Filippo Ingrassia, Bernardino Tomitano, Benedetto Leoni, Niccolò Massa, Giovanni da Cavino, Girolamo Fracastoro, Johannes de Sacrobosco, Renerus Arsenius, Giovanni Battista Benedetti, Giovanni Paolo Gallucci, Johannes de Monteregio, Pietro Vecchia, Niccolò Frangipane, Francesco Torbido, Lorenzo Luzzo, Luca Antonio Busati, Boccaccio Boccaccino, Bernardino Luini, Andrea Previtali, Tiziano Vecellio, Niccolò de’ Barbari, Jacopo Parisati da Montagnana, Girolamo Vicentino

A cura di Ugo Soragni, Davide Banzato e Franca Pellegrini

Vernissage: venerdì 15 ottobre su invito

Orario: 9.00 - 19.00 Chiusura: lunedì non festivi, Natale, S.Stefano, Capodanno

Biglietti: Intero: € 8,00 Ridotto: € 5,00 Ridotto speciale: € 4,00 Gratuito: bambini fino ai 6 anni, disabili

 Mostra promossa dal Comune di Padova-Assessorato alla Cultura, Musei Civici di Padova e Settore Attività Culturali e dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la collaborazione di Ne-t by Telerete Nordest.

Info: Tel. 0492010010
info@giorgioneapadova.it
www.giorgioneapadova.it