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Il rock muscolare de Le Vibrazioni infiamma il Deposito Giordani

@live!

[img_assist|nid=5375|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE - Se il leader di un gruppo di successo (almeno tra i giovani) mi entra in scena con un fiasco di vino in mano, una sigaretta accesa ed un capello da zingaro, inizia a intonare una canzone, poi si ferma, sorride, e subito confessa: Scusate, mi faccio ridere da solo, mi è già più simpatico.

Se poi, lo stesso leader, asciutto e sereno mi regala due ore di ottima musica, senza strascico ed imbelletto, allora la serata non è perduta.  E’ curioso che i fan delle Vibrazioni stiano tutti ad interrogarsi sul nuovo look della Band, se vogliano assomigliare più ai primi Pink Floyd, o se imitino gli inimitabili  Led Zepellin, a me paiono più clandestinamente stile Abbey Road (la t-shirt nera firmata “Beatles” , del chitarrista-tastierista Stefano Verderi, pare più che una nota accidentale), anche se non ricordo un Lennon con la camicia aperta fino all’ombelico sui villi sottostanti.

La fisica, diversamente dal look, non è un’opinione. Se qualche Vibrazione ha da esserci, ci vuole dell’altro. L'aria, come qualsiasi gas, può diventare un corpo vibrante purché sia contenuta in un tubo dalle pareti rigide che abbia almeno una via di comunicazione con l'esterno. Il tubo dalle pareti rigide è un ex deposito delle corriere, trasformato in un bunker di musica di periferia,[img_assist|nid=5376|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] un’officina meccanica che raccoglie ciò che rimane fuori dalle selezioni degli spazi più illuminati e bacchettoni dei teatri pordenonesi. Qui ci si deve venire per forza, non puoi sbagliarti. Il pubblico è difficile. Anche in pieno agosto, con una temperatura insostenibile all’interno, è un’impresa riscaldarlo.

Un’annotazione di contorno. La musica delle Vibrazioni è piacevole e palpabile. Merita una correzione: il loro stream congeniale non è il pop melodico con cui le radio ci hanno strasfondato le orecchie. Quel tipo di sound non li identifica più del cappello da zingaro sulla testa di Francesco Sarcina. La band si esprime al meglio nel live, decisamente. Officine Meccaniche è un ritorno alle origini delle intenzioni autentiche della band milanese, un rock muscolare, affiatato, genuino, senza sbavature, buono alla prima. Un album registrato e cantato su nastro magnetico, senza ritocco. Il live è una copia sputata del disco, lo stesso impegno, la stessa precisione, se non avessi visto un Serpico sgolarsi senza risparmio, di fronte a me, penserei ad un playback perfetto. Due ore di musica ben suonata, acustica quasi perfetta, ed un pubblico che preferisce ascoltare alle contorsioni da dervisha. La selezione dei pezzi copre tutti i tre gli album delle Vibrazioni, indugia di più nel rock da club, con qualche sprazzo melodico vintage: i vecchi Vieni da me, concesso solo al rientro del bis, e Raggio di sole, versione San Remese. Rimangono fuori i pezzi più noti, Dedicato a te, e In una notte d’estate.