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Natura morta per i diritti umani, due battute con Moni Ovadia, Roberto Andò e Isabelle Huppert

Mittelfest 2007

[img_assist|nid=8042|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - Il Mittelfest, festival dell’incontro culturale di Cividale del Friuli, si è aperto sabato 14 luglio con Natura morta per i diritti umani – Appunti sulla Rivoluzione, una rappresentazione firmata Roberto Andò che si è avvalsa della partecipazione straordinaria di Isabelle Huppert, una delle più grandi attrici europee (e non solo) in circolazione.

Il tema della Rivoluzione Francese come miccia, come faro per puntare l’attenzione sulle problematiche attuali dei diritti umani, che spesso vengono celebrati, osannati per la comodità del momento, ma poco dopo vengono lasciati miseramente morire. Diritti che invece vanno reinventati e riconquistati giorno dopo giorno.

Connessomagazine.it ha incontrato regista e protagonisti della pièce e gli ha chiesto di illuminarci su questo lavoro avvincente, ricchissimo di spunti di riflessione ed emotivi.

 

Connessomagazine.it: - Signor Ovadia, perché la scelta della Huppert per il ruolo protagonista?

Moni Ovadia: - La signora Huppert è uno straordinario talento d’attrice, ha un fortissimo magnetismo personale. È una grande attrice e un peso simbolico rispetto al tema della Rivoluzione Francese. Faccio fatica ad essere obiettivo perché la prima volta che ho visto la Huppert al cinema ne sono rimasto letteralmente folgorato. Ha qualcosa che travalica l’elemento dell’interpretazione: la sua compenetrazione e l’espressione quasi mistica,[img_assist|nid=8043|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=428] metafisica, dell’essere nella scena e nella pellicola. Sono molto emozionato e intimidito di fonte a lei, ma ho combattuto anche grazie alla straordinaria collaborazione del Magnifico Rettore dell’Università di Udine, Prof. Furio Honsell, Presidente di Mittelfest, che è stato di una straordinaria generosità nel sostenere questo progetto.

 

Connessomagazine.it: - Perché la scelta di un tema come quello della Rivoluzione Francese?

Moni Ovadia: - La Rivoluzione Francese ha posto la questione dell’emancipazione femminile, la cultura delle minoranze: la portata universale di questa Rivoluzione è immensa perché, in definitiva, ha posto le basi della democrazia. Oggi tutti parlano di libertà, ma quasi tutti si dimenticano dei concetti di uguaglianza e fraternità che erano nati allora come pilastri fondamentali del movimento rivoluzionario. Il problema della Rivoluzione, anche quella moderna, è che c’è una fase della violenza che abbatte e una fase della violenza che diventa istituzione: liberarsi dall’oppressione è un diritto assolutamente legittimo, ma quando si diventa l’istituzione della liberazione si hanno responsabilità diverse! C’è una lezione intermedia tra Robespierre e la mediocrità, Nelson Mandela: con lui sono cambiate moltissime cose.

 

Connessomagazine.it: - Signor Andò, ci può dare qualche dritta sullo spettacolo a cui abbiamo assistito?

Roberto Andò: - È stato un grande piacere poter[img_assist|nid=8044|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=428] immaginare questo evento. Il mio spettacolo racconta la Rivoluzione Francese, ma anche uno spazio. È uno spettacolo che cambia continuamente; è come essere su un treno ed osservare dal finestrino i paesaggi che mutano in continuazione. Come trovare delle porte che si spalancano una dietro l’altra e che lasciano intravedere sempre cose nuove. La Rivoluzione Francese è uno spartiacque, la bilancia entro cui si muove la storia del nostro occidente.

Non è uno spettacolo narrativo (in un certo senso non succede nulla) e non è neanche sociologico, però per squarci attraversa le problematiche di oggi. La storia europea è la storia di intelligenze micidiali, come quelle di Robespierre, colpite da un senso di morte, mentre l’attualità ci presenta spesso uno spazio politico di personalità mostruosamente piccole e informi.

 

Connessomagazine.it: - Cosa le ha dato Isabelle Huppert?
Roberto Andò: - Tutto quello che avevo immaginato aveva bisogno di una forte personalità che ho trovato pienamente in Isabelle, un’attrice che oltre ad essere interprete è anche creatrice.

Connessomagazine.it: - Signora Huppert, come possiamo definire il suo personaggio? Cosa ci dice del tema trattato?
Isabelle Huppert: - Il mio personaggio rappresenta non tanto una donna, ma una voce che attraverso un percorso nello spazio, e con l’aiuto di immagini e musica, costruisce l’emozione, mostra diverse prospettive. Lo spettacolo allarga la sua visione non solo sulla Rivoluzione Francese e sulle sue contraddizioni, ma anche sulla condizione umana e sulle sue conquiste culturali, sulle sue sconfitte; mette in luce la sua bellezza e la sua crudeltà. In questo senso la Rivoluzione è uno dei paradigmi della condizione umana.

 

Connessomagazine.it: - Come si è calata in un ruolo e in delle tematiche così importanti e come ha gestito lo spazio scenico?

[img_assist|nid=8045|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=428]Isabelle Huppert: - Non si tratta specificamente di un ruolo in quanto io leggo dei testi in uno spazio che conduce la mia interpretazione da solo. È un percorso che mi mette nella condizione di stare nelle parole che dico. Lo spazio mi guida emotivamente. Il mio ruolo è molto sfumato, si forgia, si forma sul momento, non è rigidamente predefinito, si costruisce sulla lettura e sulle emozioni che sento in quel momento e in quel percorso.

 

Connessomagazine.it: - Differenza tra cinema e teatro?

Isabelle Huppert: - Il cinema permette un rapporto maggiormente profondo con se stessi, mentre nel teatro sei collocato in una forma e in una struttura che permette di farlo meno, ma io cerco ugualmente di stabilire un contatto profondo con me stessa.

 

Foto Luca d'Agostino/Phocus Agency ©2007 Vietata ogni riproduzione