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Pamela Villoresi porta in scena il fascino di Marlene Dietrich al Rossetti

Foyer
[img_assist|nid=16736|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - Già con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo disse di Marlene Dietrich lo scrittore Ernest Hemingway... E non fu il solo a restare ammaliato dall'avvenenza di Marlene. Il mistero di una bellezza assolutamente singolare, lontana da ogni canone, la seduzione di una voce conturbante, l’appeal di un’intelligenza sottile e raffinata, fecero di lei la prima moderna icona di bellezza, forse la più significativa e imponente del Novecento. Martedì 16 e mercoledì 17 dicembre al Politeama Rossetti, appuntamento con il fascio della diva più grande, Marlene Dietrich, che rivivremo grazie al talento di u autore contemporaneo appassionato e di un’attrice intensa come Pamela Villoresi. Lo spettacolo è inserito nel cartellone altripercorsi. Marlene, lo spettacolo scritto da Giuseppe Manfridi che va in scena nell’interpretazione di Pamela Villoresi diretta da Maurizio Panici, riflette – ritraendo la diva nel momento in cui inizia il suo declino – proprio sulla sua ineguagliabile figura e sulla nostra paradossale necessità di crearci dei miti. Ne decretiamo il successo con fanatismo, li innalziamo per poi condannarli con implacabile ferocia alla decadenza, quando il tempo ne intacca lo splendore, quasi a punirli della loro umanità… Grazie all’apporto di un’attrice toccante, come Pamela Villoresi (che il pubblico dello Stabile regionale ha applaudito spesso, menzioniamo almeno le sue prove negli strehleriani Il Campiello e Le baruffe chiozzotte) Marlene Dietrich rivivrà tre momenti cruciali della sua parabola artistica e umana. Lo spettacolo ci pone al cospetto della diva nella Londra del 1954: è la prima volta che Marlene si trova in difficoltà, con Hollywood che sembra averle voltato le spalle. Lei però non demorde e trova nel teatro un’occasione importante di riscatto. La scena si svolge nella lussuosa [img_assist|nid=16737|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=491] d’albergo in cui è alloggiata, mentre attende di esibirsi davanti all’esauritissima platea del Café de Paris. Del recital e della carriera dialoga con il suo mentore e pigmalione, Joseph von Strasberg, il regista dell’Angelo azzurro, assieme al quale evoca il provino che le valse il ruolo di Lola. Come in un viaggio attraverso il tempo, Marlene ci appare nuovamente sei anni più tardi, nel 1960. È a Berlino in un camerino teatrale, e mancano poche ore all’inizio di un suo concerto. L’emozione del ritorno nella capitale tedesca dopo molto tempo, s’intreccia alla tensione erotica che stringe l’attrice a Burt Bacharach, allora trentenne, musicista tanto avvenente quanto ancora poco noto, e curatore delle più belle orchestrazioni dei suoi concerti. Né la passione per l’arte né la forza della seduzione però, riescono a salvare la diva dal vortice discendente in cui la incontriamo nel terzo momento dello spettacolo, ambientato a Toronto nel 1975. La Dietrich è ormai limitata da dolori fisici e dalla dipendenza dall’alcool: lavora ancora, ma è costretta a esibirsi negli stessi alberghi in cui risiede. A pochi minuti dal “chi è di scena” si accende un duro faccia a faccia con la figlia Kater, a cui la lega una reciprocità malata, di amore e odio. Un confronto impietoso, anche beffardo, giocato fra estremismi, fra fragilità e assolutismo, a cui porrà fine soltanto una nuova apparizione di Von Strasberg, che si rivela quale un Mefistofele a cui Marlene avrebbe offerto tutta l’esistenza in cambio d’un successo senza tramonto. Marlene è uno spettacolo violento, crudo che esce dai consueti canoni di teatro minimale – spiega il regista Panici – e si propone come una grande tragedia. Si presenta, a tutti gli effetti, come un testo di matrice shakespeariana: sono le passioni che muovono l’uomo, non c’è alcuna forma di giudizio. È una tragedia in cui tutto è scritto secondo una visione naturalistica; perché la natura è insieme violenta, eccessiva, generosa nella sua grandezza. Uno spettacolo che, per questo, abbiamo voluto caratterizzare con i toni del bianco e del nero, con luci e ombre in uno svelarsi e risvelarsi dell’animo dei protagonisti in continua e dolorosa ricerca; sono esseri umani che non riescono a chiudere, che inseguono una felicità sfuggente. altri percorsi Dal 16 al 17 dicembre 2008, ore 20:30 Politeama Rossetti, V.le XX Settembre, 45 - TRIESTE Marlene di Giuseppe Manfridi con amela Villoresi, David Sebasti e con Silvia Budri, Cristina Sebastianelli con la partecipazione di Orso Maria Guerrini Scene: Andrea Taddei Musiche: Luciano Vavolo Regia: Maurizio Panici Una Produzione Associazione Teatrale Pistoiese Argot Produzioni Biglietti: Interi Pl.A € 28.00 Pl.B € 28.00 Pl.C € 20.00 Gal. € 15.00 Ridotti Pl.A € 23.00 Pl.B € 23.00 Pl.C € 16.00 Gal. € 12.00 - Info: tel. 040 3593511 info@ilrossetti.it www.ilrossetti.it