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Milano

Vincenzo Foppa - I tre crocifissi

Scheda evento

Descrizione:

Dal 19 marzo al 2 giugno 2013, il Museo Diocesano di Milano ospita I tre crocifissi, lo straordinario dipinto di Vincenzo Foppa (1427 ca. - 1516 ca.), proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo, attualmente chiusa per importanti lavori di ristrutturazione.
 
Tradizionalmente datata al 1456, o riferita al 1450 in base alla recente rilettura dell’iscrizione da parte della critica, la tavola è considerata una delle opere più importanti di Vincenzo Foppa, agli esordi del suo percorso. Un arco di ispirazione classica, ripreso da modelli padovani, introduce la scena e si spalanca su un passaggio incantato, di sapore ancora tardogotico, in cui castelli e paesi conducono lo spettatore fino all’orizzonte vibrante di luce. I corpi dei tre crocifissi, modellati da un sapiente chiaroscuro e prospetticamente impostati, rivelano una precoce attenzione del pittore verso le importanti novità che Donatello proprio in quel momento stava elaborando a Padova, aprendo anche per la Lombardia una nuova stagione artistica.
 
Il dipinto di Foppa offre così l’occasione per approfondire il tema del Rinascimento lombardo, di cui il pittore fu uno degli esponenti più importanti, anche per la conquista di una nuova spazialità. L’esposizione fornisce anche lo spunto per visitare gli affreschi della Cappella Portinari, realizzati dal maestro bresciano tra il 1464 e il 1468, nella basilica di Sant’Eustorgio, attigua al Museo.

Data_inizio:
Mar, 03/19/2013 (All day)
Data_fine:
02.06.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 19 marzo al 2 giugno 2013
Location:
Museo Diocesano, corso Porta Ticinese 95 - MILANO
Location breve:
Museo Diocesano - MILANO
Tel.:
02.89420019
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Eventi:

Province:

Sezione:

Massimo Iosa Ghini - Architetto e designer

Scheda evento

Descrizione:

Dal 9 aprile al 1° maggio 2013, la Triennale di Milano ospita una mostra dedicata a Massimo Iosa Ghini, (Bologna, 1959), una delle personalità più eclettiche dell’architettura e del design internazionale.

L’esposizione, curata da Iosa Ghini Associati, con la partnership di Fiandre Architectural Surfaces, Iris Ceramica, Rossato, ripercorre 30 anni di carriera di Iosa Ghini, dagli anni ’80 a oggi, attraverso una ricca selezione di progetti d’interni e di architettura, oggetti di design, illustrazioni, contributi audiovisivi, che si caratterizzano per il minino comun denominatore del disegno, sentito dall’architetto bolognese come una costante pratica e un imprescindibile punto di partenza di tutto il suo iter creativo.

“Negli anni Settanta-Ottanta - afferma lo stesso Iosa Ghini - il mio è stato un grande lavoro di segno, basato sull’esercizio anche manuale del disegno, fino al raggiungimento della coscienza di poter trasformare uno scenario bidimensionale in uno reale, capace di evocazioni, in oggetti anche slegati dalla mia formazione progettuale, come occhiali, oggetti per la tavola, carrelli per gelati, lampade”.

Il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, in ordine cronologico, si apre con la sezione, Disegnare, che analizza i suoi esordi quando, nel vivace fermento culturale bolognese dei primi anni Ottanta, caratterizzato, tra gli altri, dalla nascita dell’università delle arti e comunicazione di Umberto Eco, partecipa attivamente alla creazione di una nuova visione dell’integrazione dell’immagine, tra illustrazione, moda, comunicazione e fumetto.
Proprio dai comics - in mostra saranno presentati alcuni suoi disegni per Frigidaire, Alter Linus, Vanity, WP Store - e dalle suggestioni della fantascienza avvia la sua ricerca professionale.
Nel 1985, trasferitosi a Milano, prende parte alle avanguardie del design, fondando il gruppo del Bolidismo, che si caratterizza per la tensione e la purezza delle linee curve di matrice futurista.
Nello stesso anno, l’azienda Moroso realizza il suo primo oggetto, la poltrona Numero Uno, vero manifesto di questa tendenza, subito seguita dalla produzione della poltroncina Otello per Memphis. Nasce così quello che si può definire lo ‘stile Iosa Ghini’.
L’anno seguente viene chiamato da Ettore Sottsass a far parte del gruppo Memphis, nel quale le sue forme aerodinamiche riescono a mantenere la propria riconoscibilità. Disegna poi la collezione di oggetti Dinamic di Moroso, il cui successo gli aprì le porte alla consacrazione europea e mondiale.
La dimensione internazionale di Iosa Ghini sarà oggetto d’indagine della terza sezione, Parlare con il mondo, con oggetti - come la poltroncina Metropolis, le lampade Aladin, Scuba e Solar II e le rubinetterie Duravit - progettati per importanti aziende estere, come IBM Italia, Zumtobel, Duravit, Dornbracht in Germania, Roche Bobois International in Francia, Silhouette Modellbrillen in Austria, Yamagiwa in Giappone.
La mostra prosegue con l’area Interpretare la quintessenza italiana, in cui si propongono i lavori che Iosa Ghini ha realizzato per i marchi che rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo, tra cui Ferrari, Maserati, Superga, per i quali ha progettato spazi per il lavoro, negozi e l’immagine coordinata che permette all’azienda di essere immediatamente riconoscibile. Un fattore di fondamentale importanza, perché, come ricorda lo stesso Iosa Ghini, “oggi, la qualità aziendale va oltre il prodotto e coinvolge la comunicazione”.
E poi ancora, la collaborazione con Alitalia; per quanto riguarda il design di prodotto, con Cassina, Poltrona Frau, Snaidero cucine e con Oikos che con il suo colore e texture per l’architettura sostenibile segue le esigenze progettuali dell’architetto.

L’esposizione continua e si chiude con l’attualità - dagli anni Novanta a oggi - ovvero con i progetti architettonici e di design, in cui il tema della sostenibilità ambientale diventa preminente coniugata con la capacità di innovazione tecnico stilistica del sistema produttivo italiano, riassunte nella frase Sostenibile ma bello. Ne è un esempio il progetto People Mover, che sposa il tema architettonico del trasporto con quello della sostenibilità ambientale, che l’architetto aveva già affrontato nella main station della metropolitana di Hannover. Sono inoltre da ricordare l’installazione South Face e i prodotti quali la balaustra di Faraone, la lampada Leva di Leucos e il faretto Pixel Pro di iGuzzini Illuminazione.

Un ricco apparato audiovisivo darà conto, con filmati d’epoca, delle scenografie che Iosa Ghini ha realizzato per programmi Rai, come Disco Ring, Obladì obladà condotto da Serena Dandini, o Fuori Orario di Enrico Ghezzi.

Accompagna la mostra un catalogo Skira, coordinato da Alessandra Coppa e Anna Maria Mainoli, con testi di Luca Beatrice, Stefano Casciani, Aldo Colonetti, Luigi Prestinenza Puglisi e Gillo Dorfles.

Note biografiche
Massimo Iosa Ghini (Bologna, 1959) è architetto, laureato al Politecnico di Milano. Dal 1985 partecipa alle avanguardie del design italiano, per il gruppo Bolidismo di cui è fondatore, e fa parte del gruppo Memphis con Ettore Sottsass. Come architetto la propria evoluzione professionale si svolge nella progettazione di architetture e spazi espositivi, ridefinendo l’interior design identity di un gruppo altamente selezionato di aziende con l’applicazione world-wide a tutte le loro sedi, consociate e punti vendita. I suoi progetti hanno ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Good Design Award dal Chicago Athenaeum e il Red Dot Award. Ha tenuto conferenze e lectures in varie università, tra le quali il Politecnico di Milano, la Domus Academy, l’Università La Sapienza di Roma, la Scuola Elisava di Barcellona, la Design Fachhochschule di Colonia, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna. Dal 2007 è docente di Industrial Design e Made in Italy all’Alma Graduate School di Bologna. Dal 2008 è Adjunct Professor alla School of Design del Politecnico di Hong Kong.

Data_inizio:
Lun, 04/08/2013 - 11:00
Data_fine:
10.03.2013 - 12:27
Info
Quando:
Dal 9 aprile al 1° maggio 2013
Location:
Triennale, Viale Alemagna, 6 - MILANO
Location breve:
Triennale - MILANO

Sezione:

Province:

Eventi:

Arnaldo Pomodoro - Una scrittura sconcertante. Opere 1954-1960

Scheda evento

Descrizione:

Martedì 9 aprile 2013, la Fondazione Arnaldo Pomodoro inaugurerà la sua nuova sede di Milano, in via Vigevano 9.
Il primo evento ospitato nella struttura, adiacente agli archivi della Fondazione e allo studio dell’artista, sarà la mostra “Una scrittura sconcertante”. Arnaldo Pomodoro. Opere 1954-1960, in programma dal 10 aprile al 28 giugno 2013.

L’esposizione, curata da Flaminio Gualdoni, documenterà la prima stagione creativa di Arnaldo Pomodoro, attraverso ventotto rilievi in piombo, argento, bronzo e alcuni disegni.
Trasferitosi a Milano nel 1954, l’artista inizia a tessere le sue trame segniche in rilievo creando situazioni visive al limite tra bidimensione e tridimensione.
L’influenza intellettuale di Klee, che si definiva “astratto con qualche ricordo”, si avverte nel passo lirico e nella filigrana naturale tipici di Pomodoro di quel tempo, esplicitati da titoli in cui si dice di “orizzonte”, “situazione vegetale”, “estensione vegetale”, “paesaggio”. Questo è il percorso che lo conduce alla consapevolezza del segno astratto come cellula plastica, caratteristico di tutta la sua straordinaria vicenda successiva.
Accompagna la rassegna il primo numero dei Quaderni della Fondazione.

A questa iniziativa seguirà, dopo l’estate, una mostra dedicata a Enrico Baj che ne analizzerà non solo il ruolo primario nel dibattito artistico degli anni ’50 e ’60, che lo vede fondare il Movimento nucleare, concepire riviste come “Il Gesto” e redigere manifesti cruciali come Contro lo stile, ma anche porsi come interlocutore attivo, in particolare tramite i rapporti con Edouard Jaguer e il gruppo “Phases”, della grande avanguardia internazionale, da Marcel Duchamp a Man Ray, da Asger Jorn a Guy Debord.

Collocata nei pressi della Darsena dei Navigli, la Fondazione Arnaldo Pomodoro agirà come vero e proprio centro culturale, proponendo mostre, incontri, conferenze, presentazioni di libri, concerti.
La vicinanza tra gli ambienti configura un polo artistico di grande suggestione, che tra i cortili antichi dei Navigli salda ancor più la contiguità tra il luogo dove la scultura di Pomodoro nasce e quello in cui la Fondazione ne documenta e promuove l’attività, ponendosi contemporaneamente come luogo di studio e di confronto intorno ai temi e alle figure dell’avanguardia contemporanea.

Data_inizio:
Dom, 03/10/2013 - 16:00
Data_fine:
28.06.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 10 aprile al 28 giugno 2013.
Location:
Fondazione Arnaldo Pomodoro, via Vigevano 9 - MILANO
Location breve:
Fondazione Arnaldo Pomodoro - MILANO
Tel.:
02.89075394
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Eventi:

Province:

Sezione:

Guglielmo Ciardi protagonista del vedutismo veneto dell’Ottocento

Scheda evento

Descrizione:

Dal 12 aprile al 31 maggio 2013, GAMManzoni - Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea, ospita per la prima volta a Milano, una retrospettiva interamente dedicata a Guglielmo Ciardi (Venezia, 1842-1917), l’ultimo grande interprete del vedutismo veneto dell’Ottocento.
 
L’esposizione, curata da Francesco Luigi Maspes ed Enzo Savoia, presenta alcuni dei maggiori capolavori di Ciardi, provenienti da prestigiose collezioni italiane e straniere, in grado di ripercorrere la carriera dell’erede di Canaletto, Guardi, Bellotto che, al pari di questi maestri, ha saputo diventare il cantore delle magiche atmosfere di Venezia, della sua laguna e del territorio circostante.
 
La mostra fornirà un fondamentale contributo allo studio e alla conoscenza della lunga, quanto fortunata, parabola artistica di Ciardi, iniziata nel 1860 sui banchi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e conclusasi con tutti gli onori nella stessa città lagunare nel 1917. La rassegna – la prima, se si esclude quella storica di Treviso del 1977 – ricostruisce le tappe fondamentali dell’epopea artistica del pittore veneziano al fine di valorizzarne l’originalità – soprattutto nella pittura di paesaggio e nella veduta – in ambito sia nazionale che internazionale, come attestano le sue numerose partecipazioni alle esposizioni estere, dove ottenne premi e riconoscimenti, oltre alle altrettanto numerose attestazioni di stima da parte dei colleghi stranieri.
 
Guglielmo Ciardi protagonista del vedutismo veneto dell’Ottocento - tale è il titolo dell’iniziativa milanese - documenta la formazione accademica di Ciardi maturata seguendo le lezioni del maestro Domenico Bresolin, l’incontro a Firenze con Telemaco Signorini e i macchiaioli toscani (“Essi – come ricorderà al critico Ugo Ojetti – mi insegnarono non la pratica meccanica dell’arte mia ma il diritto ad essere indipendente, ad essere sincero, ad essere io”), le conversazioni avute con il critico Diego Martelli, il successivo incontro a Roma con il pittore Nino Costa e, soprattutto, il suo amore profondo per la conoscenza diretta della natura, per il paesaggio – “fatto dal vero e studiato ad occhi aperti” – immortalato nei luoghi a lui più cari, da Venezia alla laguna, dal Sile alla campagna trevigiana sentita “come una liberazione dalla città”.
 
Il percorso espositivo, rigorosamente cronologico, prende le mosse dal ritrovato capolavoro Canale della Giudecca del 1867 – versione dell’omonima tela donata dagli eredi Ciardi al Museo di Ca’ Pesaro a Venezia – e da Mattino di maggio del 1869, fondamentale per la comprensione della prima formazione dell’artista. Gli anni Settanta sono documentati da Mattino in laguna, Barche di pescatori in laguna, Vele al sole, opere in cui il pittore, nel sigillo di una concordia serena tra uomo e ambiente, ritrae le figure dei pescatori che spingono in mare le loro barche, il tutto reso con macchie di colore che hanno un’ascendenza non tanto nell’ambiente dei Macchiaioli toscani, quanto in Luca Carlevarijs e nei vedutisti veneti del Settecento.
Mulino sul Sile e Mercato a Badoere testimoniano invece l’interesse di Ciardi per gli improvvisi sbalzi cromatici della campagna veneta, diventandone un interprete fedele, al punto da immergersi pienamente, grazie alle lunghe permanenze in queste località, nel contesto di vita popolare e dedicando molte opere al lavoro e alla faticosa vita dei contadini, senza per questo tralasciare l’eco delle pause liete, come nel caso delle celebri riprese del mercato di Badoere.
La mostra trova poi il suo apice nella veduta di Sant’Erasmo (1889) – in passato documentata nella celebre raccolta Duca di Milano –, e nella grande tela del Canal Grande, inviata dall’artista all’Esposizione Internazionale di Berlino del 1891, da allora mai più esposta al pubblico e solo di recente riapparsa in una prestigiosa collezione privata europea. Barconi e vele nella laguna di Venezia (1892), che anticipa le sperimentazioni dei primi anni del Novecento, conclude idealmente la rassegna.
 
Accompagna l’esposizione un catalogo Antiga edizioni.
 
 
Note biografiche
Nato il 13 settembre 1842 a Venezia, dove morì il 5 ottobre 1917.
Studiò all’Istituto di Belle Arti della sua città. Liberatosi dalla prima educazione accademica, s’ispirò esclusivamente alla natura, con acutezza di percezione e schiettezza di sentimento, affermandosi in una sua tecnica originale. Nella «Guida di Venezia» di Giulio Lorenzetti così è scritto di lui: «Magnifico e solido paesista veneziano, che tornato alla natura, esempio inusitato, ai suoi giorni, con umile e commossa sincerità, iniziò anche prima di Favretto, in Venezia, un’era nuova nella pittura della sua patria». Si affermò nel 1886 col suo capolavoro Messidoro, che fu premiato con medaglia d’oro alle esposizioni di Nizza e di Berlino ed ebbe tante lodi alla Mostra di Venezia del 1887, dove venne acquistato per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nella quale attualmente si trova con l’altra opera Canal Grande. Suoi lavori principali: L’estate e Verso sera, esposti a Milano nel 1872; Il sole a Quinto; Sul Cimon; Il lavoro; Sul campo, esposti a Napoli nel 1877; Venezia da Campaldo; Chioggia, esposti a Venezia nel 1881; Porto d’Anzio; Ottobre; Solitudine; La calma, esposti a Torino nel 1880; Venezia, esposto a Roma nel 1883; Sottomarino; Raggio di sole; Quiete, esposti a Firenze pure nel 1883; Canal della Giudecca; Il mattino a Venezia, esposti a Firenze nel 1885; Dopo il temporale; Ritorno dal pascolo; Barche da pesca in riposo, pure a Firenze nel 1886; Plenilunio sul Sile, esposto nel 1898 a Torino. Altre sue opere notevoli: Avanti sera; Lago d’Averno; Dintorni di Roma; Campagna trevigiana; Il torrente; Le Dolomiti; Il Canal Grande da Rialto; Il Canal Grande da San Benedetto; Mattino d’autunno; Sera a Schilpario; Val di Scalve. Fu insegnante all’Accademia di Venezia dal 1894 alla morte.

Data_inizio:
Gio, 04/11/2013 - 18:00
Data_fine:
31.05.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 12 aprile al 31 maggio 2013
Location:
GAMManzoni, via A. Manzoni, 45 - MILANO
Location breve:
GAMManzoni - MILANO
Tel.:
02.62695107
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Eventi:

Province:

Sezione:

Andrea Zucchi - Doppio gioco - Appropriazioni e Astrazioni

Scheda evento

Descrizione:

Dal 14 aprile al 12 maggio 2013 la Fondazione Stelline di Milano ospita la mostra Andrea Zucchi. Doppio gioco - Appropriazioni & Astrazioni: cinquanta opere recenti del pittore milanese, tra figurazione di lontana ascendenza metafisica e astrazione.

L’esposizione presenta 50 opere recenti dell’artista milanese, divise in due diversi e autonomi cicli, in grado di creare uno spiazzante “doppio gioco” di contrasti e assonanze tra appropriazione d’immagini fotografiche dell’Ottocento, piccole composizioni e sculture astratte.

L’iniziativa si inserisce nella sezione Stelline Spazio Aperto, format di ospitalità a eventi ideati da soggetti esterni, realizzati in collaborazione con la Fondazione Stelline.
La rassegna, a cura di Sergio Risaliti, presenta il nuovo progetto espositivo di Andrea Zucchi, in cui l’artista affronta il tema della ri-creazione in due diversi e autonomi cicli di opere che, affiancati simultaneamente, danno luogo a un “doppio gioco” di contrasti e assonanze.

Mai come oggi le pratiche di rielaborazione di materiali preesistenti sono al centro del dibattito delle arti contemporanee, dal cinema alla musica, dalla letteratura alle arti visive. Già nel passato, le opere d’arte si sono nutrite di scambi, metamorfosi e contagi, ma l’uso del computer, aprendo testi e immagini a un’indefinita virtualità, ha portato inevitabilmente a moltiplicare questi procedimenti. La facilità e comodità del “copia e incolla” è talmente diffusa a tutti i livelli da divenire una cifra caratteristica e rivelatrice di questi decenni.
In una serie di lavori, di medie e grandi dimensioni, Zucchi si appropria d’immagini fotografiche dell’Ottocento, traducendole in pittura e virando l’originale bianco e nero in un cromatismo esasperato ed eccentrico. Attraverso una sorta di plagio psichedelico, personaggi storici, figure allegoriche, nudi accademici, scene di genere, paesaggi romantici e nature morte, insomma tutto il repertorio di un’epoca a noi così stranamente familiare e lontana allo stesso tempo, riemerge nei dipinti di Zucchi acquistando un aspetto vivace, ironico che le rende insolitamente Pop. Una “ricreazione ottocentesca” che nella sua dichiarata artificialità si allontana da ogni possibile citazionismo.

In un altro nucleo di opere invece, tutte di piccolo formato, i cartoni da imballaggio degli oggetti elettronici vengono riutilizzati come supporti tridimensionali per composizioni astratte, che si riallacciano, da una parte, alle morbide geometrie biomorfe sviluppate nella prima metà del novecento da Kandinskij, Klee e Arp, e dall’altra alle ricerche sulla superficie oggettuale degli anni sessanta. Sfruttando i pieni e i vuoti di queste strane e variegate sagome, che spesso richiamano elementi architettonici, Zucchi elabora una sorta di sgargiante decorazione tribale che trasfigura in pura forma plastica i fragili gusci di protezione delle nostre merci.
A queste due opposte linee di ricerca si aggiunge infine, come trait d’union, una serie di sculture di panneggi che sembrano fuoriuscite dai dipinti per trasformarsi, una volta abbandonati al suolo, in forme quasi astratte.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo Skira editore con testi di Sergio Risaliti, Luca Scarlini e un’intervista di Silvia Fabbri.

Andrea Zucchi vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1964. Ha iniziato a dipingere come autodidatta mentre frequentava i primi due anni del Corso di Filosofia all'Università Statale di Milano. Per approfondire lo studio del disegno, ha seguito nel 1983 un Corso triennale di illustrazione presso l'Istituto Europeo di Design a Milano e nell’88 un corso di Disegno presso la Fondazione Ratti di Como. Dal 1985 al 1996 ha lavorato per un'azienda tessile, per poi dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Ha tenuto varie mostre personali, le ultime nel 2008 alla Fondazione Durini a Milano, nel 2009 alla First Gallery a Roma, e nel giugno 2012 una mostra di disegni a biro dentro il complesso della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Inoltre ha partecipato a numerose collettive, tra cui “Sui Generis” al PAC di Milano nel 2000, “Premio Cairo Communication” nel 2002, “XIV Quadriennale – Anteprima” a La Promotrice delle Belle Arti a Torino nel 2004, e, nel 2007, “Arte Italiana, 1968-2007. Pittura” a Palazzo Reale a Milano.
Nel 2011 è stato invitato al “Padiglione Italia – Regione Lombardia” a Palazzo Te a Mantova, e al “Premio Maretti – Valerio Riva Memorial, III edizione” al Centro per L’Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato. Nello stesso anno un suo lavoro è stato esposto nella mostra “Percorsi riscoperti dell’Arte Italiana, VAF-Stiftung 1947-2010” al MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Data_inizio:
Sab, 04/13/2013 - 17:00
Data_fine:
12.05.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 14 aprile al 12 maggio 2013
Location:
Gallery I della Fondazione Stelline, corso Magenta 61 - MILANO
Location breve:
Fondazione Stelline - MILANO
Tel.:
0245462.411

Sezione:

Province:

Eventi:

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il Paesaggio

Scheda evento

Descrizione:

Il Paesaggio di Giuseppe Pellizza da Volpedo
Indagini e storia di un capolavoro.

Dal 2 maggio al 15 giugno 2013, la Galleria d’Arte Ambrosiana di Milano ospiterà una mostra, curata da Francesco Luigi Maspes, interamente dedicata al capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, il Paesaggio (1904).

Sarà l’occasione per ammirare una delle rare opere divisioniste dell’artista piemontese, rimasta per oltre un secolo gelosamente custodita nella medesima collezione privata e quindi scarsamente presentata al pubblico; sono passati infatti oltre quarant’anni dall’ultima esposizione milanese (Palazzo della Permanente, 1970).

Attraverso approfondite analisi diagnostiche e un attento intervento di restauro, è stato possibile riportare alla luce le originali e straordinarie cromie usate da Pellizza, riscoprendo così anche la minuziosa tecnica che ha permesso la realizzazione della tela.

La mostra proporrà inoltre documenti inediti, conservati dagli eredi della famiglia proprietaria, che testimoniano la crescente richiesta nel tempo, da parte di musei e storici dell’arte, di prestiti per pubbliche esposizioni e di numerose riproduzioni dell’opera, dovute alla sua fondamentale importanza all'interno del Divisionismo italiano.

Verranno inoltre esposti, in modo dettagliato e completo, i risultati e le immagini della relazione scientifica condotta da Gianluca Poldi, già autore di studi diagnostici sul celebre Quarto Stato, oggi al Museo del Novecento di Milano.

Accompagna l’iniziativa un catalogo Antiga Edizioni, con l’introduzione del curatore, i saggi di Aurora Scotti, autrice del catalogo generale di Pellizza da Volpedo, di Pierluigi Pernigotti e le relazioni scientifiche di Gianluca Poldi, Enrica Boschetti e Stefano Bosi.
L’intero ricavato della vendita del volume (10 Euro) andrà a favore dell’Associazione Pellizza da Volpedo Onlus, per sostenere iniziative in ricordo dell’artista.

Giuseppe Pellizza nasce, secondo di quattro figli, il 28 luglio 1868 a Volpedo (AL). Tra il 1879 e il 1881 è iscritto presso la scuola tecnico-commerciale della vicina Castelnuovo Scrivia dove si esercita per la prima volta nel disegno. Nell’autunno del 1883 si trasferisce a Milano e incomincia a frequentare lo studio del pittore Giuseppe Puricelli. Nel gennaio dell’anno seguente si iscrive all’Accademia di Brera, dove frequenta i corsi di disegno, prospettiva e chiaroscuro, ottenendo varie segnalazioni e premi. Nel 1884, sempre a Milano, si iscrive alla Scuola superiore d’arte e nel 1885 è presente per la prima volta all’annuale esposizione di Brera. L’anno seguente il giovane artista si iscrive alla Famiglia Artistica, dove sperimenta l’acquaforte e la litografia. Nel 1887 decide di recarsi a Roma per frequentare l’Accademia di San Luca. Insoddisfatto del livello degli insegnanti accademici, nel gennaio 1888 si trasferisce a Firenze per frequentare le lezioni di Giovanni Fattori all’Accademia di Belle Arti. Conosce Silvestro Lega e Telemaco Signorini, che lo portano a conoscere i principi della pittura di macchia e dello studio dal vero. Nel 1888 decide di frequentare l’Accademia Carrara di Bergamo dove segue gli insegnamenti di Cesare Tallone. Verso la fine del 1890 si reca a Genova per iscriversi all’Accademia Ligustica: al soggiorno genovese risale l’esecuzione di alcune marine eseguite tra Sturla e Quarto. L’ambiente però non lo soddisfa e, pertanto, decide di fare rientro definitivamente a Volpedo. Nel 1892 all’Esposizione Colombiana di Genova, dove vince la medaglia d’oro con la grande tela dal titolo Mammine, incontra Nomellini, già seguace del Divisionismo, che lo incoraggia a seguire questa nuova tecnica pittorica al fine di conferire una maggiore luminosità alle sue opere. Tali incoraggiamenti sono ben accolti, al punto che nel 1893 inizia a sperimentare la tecnica divisionista. Nell’ultimo decennio dell’800 espone a Firenze, Milano, Venezia, Roma, Torino e San Pietroburgo e stringe amicizia con Segantini e Morbelli. Nel 1901, dopo aver partecipato alla IV Triennale di Milano, all’Esposizione Universale di Parigi ed essere stato premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione di Monaco di Baviera, porta a compimento il quadro Il Quarto Stato. Il dipinto è inviato alla Quadriennale di Torino del 1902, senza però ottenere i riconoscimenti sperati. Nel 1906 espone alla Società Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma e all’Esposizione Internazionale di Milano. Nel febbraio 1907 muore il figlio terzogenito poco dopo essere nato. Al parto non sopravvive neanche la moglie Teresa. Provato nel profondo da tali perdite, il mattino del 14 giugno 1907 decide di togliersi la vita impiccandosi nel proprio studio di Volpedo.

Data_inizio:
Gio, 05/02/2013 - 18:00
Data_fine:
15.06.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 2 maggio al 15 giugno 2013
Location:
Galleria d’Arte Ambrosiana, via Vincenzo Monti 2 - MILANO
Location breve:
Galleria d’Arte Ambrosiana - MILANO
Tel.:
02 863885
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Eventi:

Province:

Sezione:

Stefano De Luigi - iDyssey

Scheda evento

Descrizione:

Dal 14 aprile al 12 maggio 2013, la Fondazione Stelline di Milano ospita iDyssey il progetto fotografico e multimediale di Stefano De Luigi (Colonia, 1964).
 La mostra, curata da Laura Serani, racconta il viaggio che l’artista ha compiuto ripercorrendo le tappe di Ulisse narrate nell’Odissea di Omero: un suggestivo racconto di viaggio, attraverso 80 fotografie e 10 video, un’Odissea contemporanea raccontata solo con l’ausilio di due iPhone.

La mostra è organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano. Grazie alla collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, in occasione di Ulissi Viaggio nelle Odissee e in concomitanza con lo spettacolo “Odyssey” di Bob Wilson, è stata organizzata la presentazione del progetto iDyssey come evento speciale al Piccolo Teatro di Milano.
 
In questo modo, De Luigi, uno dei più apprezzati fotografi a livello internazionale, vincitore di numerosi premi tra cui 4 World Press Photo, collega il passato e il presente della nostra civiltà: da un lato, l’Odissea, la più antica testimonianza della nostra eredità culturale, dall’altro, il più innovativo dei media.
iDyssey è un’Odissea contemporanea realizzata tra marzo e maggio del 2012 utilizzando tutti i mezzi di trasporto possibili per attraversare il Mediterraneo in 12 tappe, da Troia a Itaca, dalla Turchia, alla Tunisia, all’Italia e alla Grecia.
Il percorso espositivo propone le fotografie affiancate dai 10 video in cui personaggi, incontrati lungo il tragitto, leggono e interpretano, nella loro lingua originale estratti dal capolavoro omerico e da cortometraggi in bianco e nero, di 30 secondi ciascuno, che rappresentano dei tableaux vivant di varie situazioni.
 
iDyssey è l’occasione per raccontare luoghi legati da miti e leggende antichissime, di descrivere paesi, persone e culture delle tre sponde di un mare che rappresenta un ponte ideale tra tradizione e civiltà di Asia, Africa ed Europa con la contemporaneità e le nuove potenzialità semantiche dello smartphone.
 
Inoltre, lo spirito da grande reporter di De Luigi non ha potuto esimersi dal raccontare le realtà in rapida trasformazione dei paesi attraversati. Ecco allora la testimonianza della crisi della Grecia, che è anche quella di una certa identità europea, o le profonde aspirazioni della Tunisia dopo la primavera araba, o ancora i flussi migratori lungo il fiume Evros e la lotta tra laicismo e radicalismo religioso che vive in Turchia una fase acutissima, senza dimenticarsi del sud dell’Italia, sempre in bilico tra illegalità e voglia di cambiamento.
 
In collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, in occasione del programma Ulissi Viaggio nelle Odissee e in concomitanza con lo spettacolo “Odyssey” di Bob Wilson, è stata organizzata la presentazione del progetto iDyssey come evento speciale al Piccolo Teatro di Milano, Chiostro di via Rovello 2, il 19 aprile 2013, ore 17.30. Il progetto verrà proiettato su uno schermo e animerà un dibattito sul tema delle Odissee contemporanee, dell’identità europea, dei nuovi Ulissi.
 
Stefano De Luigi (Koln, 1964) è fotografo professionista dal 1988. Vive a Parigi dal 1989 al 1996 dove lavora per il Museo del Grand Louvre. Nel 1998 realizza un lavoro sull'universo della moda in Francia ed in Italia: "Celebrities". Nel 1999, in collaborazione con Médicins Sans Frontières, illustra le condizioni dei detenuti malati di tubercolosi nelle prigioni della Siberia centrale. In questi anni espone in collettive: Edinburgo (1988), Parigi (1993) Arles (1996) e personali: Braga (2001) e Savignano (2002). Nel 2000 riceve la 'Honorable Mention' del Leica Oskar Barnack Award ed il suo lavoro è proiettato ad Arles. Nello stesso anno realizza il progetto "Pornoland", un viaggio fotografico sui set della pornografia nel mondo. Nel 2004 "Pornoland" diventa un libro con testo di Martin Amis, pubblicato negli Stati Uniti e Regno Unito (Thames and Hudson), Germania (Knessebeck), Francia (La Martinière) e Italia (Contrasto). Il libro "Pornoland" riceve nel 2005 il premio Marco Bastianelli. "Pornoland" viene esposto alla galleria REA (Francia, 2004), alla Galleria Santa Cecilia (Italia, 2005), al Festival Trans-Photographic (Francia, 2007). Nel frattempo partecipa a delle mostre collettive: "Eurogeneration", (Milano, 2004), "Fotogiornalismo Italiano" (Torino, 2006), Bejing in&out (Milano, 2007).
Dal 2003 al 2006, in collaborazione con CBM Italia, ha prodotto il progetto "Blindness" sulla condizione della cecità nel mondo. Questo lavoro ha ricevuto il patrocinio di Vision 2020 del WHO e ha vinto il W.E.Smith Felloship Grant, nel 2007. Nel 2006 Stefano De Luigi ha intrapreso il progetto "Cinema Mundi", che racconta il mondo del cinema alternativo a quello commerciale di Hollywood. Realizzate le prime tappe in Cina, Russia, Iran, Argentina, farà seguire le altre in Nigeria, Corea del Sud e India. Trasformato in cortometraggio di 7 minuti, "Cinema Mundi" è stato proiettato al festival del cinema di Locarno il 4 agosto 2007.
Stefano De Luigi ha vinto 4 volte il World Press Photos in diverse categorie. (1998-2007-2010- 2011). Nel 2009 vince il Moving Walls della fondazione Soros ed il suo lavoro viene esposto a New York. Nel 2010 vince il Days Japan International Photojournalism Award ed il Getty Grant for Editorial Photography. Sempre nel 2010 il suo libro "Blanco" (ed. Trolleybooks 2010) diventa una mostra itinerante (New York-Roma-Ginevra). Nel 2011 il libro “Blanco” vince il POYi Best Photography Book Award.
I reportage di Stefano De Luigi sono pubblicati dai più importanti magazine internazionali, in particolare: Stern, Paris Match, Le Monde 2, Time, New Yorker, EyeMazing, Geo, D di Repubblica, Internazionale.
Stefano De Luigi fa parte dell'agenzia VII dal 2008 e vive a Milano.

Data_inizio:
Dom, 04/14/2013 (All day)
Data_fine:
12.05.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 14 aprile al 12 maggio 2013
Location:
Gallery I della Fondazione Stelline, corso Magenta 61 - MILANO
Location breve:
Fondazione Stelline - MILANO
Contatto:
Fondazione Stelline
Tel.:
02.45462.411

Sezione:

Province:

Eventi:

Ottocento Veneto. Da Favretto a Zandomeneghi

Scheda evento

Descrizione:

Dal 12 aprile al 31 maggio 2013, Galleria Bottegantica di Milano (via Manzoni 45) ospita la mostra Ottocento Veneto. Da Favretto a Zandomeneghi,
 La rassegna, curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, presenta 36 opere realizzate dai maggiori artisti veneti del XIX secolo: Bartolomeo Bezzi, Beppe, Emma e Guglielmo Ciardi, Angelo Dall’Oca Bianca, Giacomo Favretto, Pietro Fragiacomo, Cesare Laurenti, Alessandro Milesi, Luigi Nono, Ettore Tito, Federico Zandomeneghi.

I lavori, provenienti da importanti collezioni private, illustrano in modo esaustivo le tematiche ricorrenti nella pittura italiana dell‘800, fra cui le scene di genere, il paesaggio e la ritrattistica. Esemplari a tal proposito sono il suggestivo Dopo il viaggio di Favretto, la raffinata atmosfera dell’Alba di Pietro Fragiacomo, il pathos del Mattino di Luigi Nono, il movimento delle figure nel San Giovannin che torna da la procession di Luigi Ferrazzi.
 
Essi rimarcano, inoltre, quella suggestione di vita quotidiana, matrice di opere che nei maestri italiani dell’800 ha trovato la sua più alta espressione poetica e artistica in capolavori quali Fantasticando e In pinacoteca di Giacomo Favretto, Il racconto della nonna di Alessandro Milesi, Cresima a San Marco di Stefano Novo.
 
Il percorso espositivo prosegue con le vedute paesaggistiche di Beppe e Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo, Bartolomeo Bezzi, accomunate dalla ricerca della linea dell’orizzonte e da un’atmosfera lirica, intima, malinconica e volutamente alternativa a quella della consueta visione che negli anni Ottanta ha ancora molti esponenti: da Giovanni Grubacs a Luigi Querena, da Ippolito Caffi ad Antonietta Brandeis.
 
La rassegna si chiude idealmente con il ritratto di Federico Zandomeneghi Thecle e le vedute di Londra e Monaco di Baviera di Guglielmo Ciardi, opere che testimoniano la qualità raggiunta dalla pittura veneta già a fine Ottocento, confermata dal successo che il pubblico e la critica internazionale le avevano decretato. Ne sia d’esempio il fatto che nel 1885, all’Esposizione Universale di Anversa, il mercante inglese Walter Dodeswell acquistò ben quattro quadri di Nono, Tito, Dall’Oca Bianca e Lancerotto e che il critico del Daily Telegraph, recensendo l’Esposizione, definì il dipinto “La fa la modela” di Ettore Tito “an impressionist composition”.
 
La mostra vuole inoltre essere un omaggio a Milano e alla Lombardia che ha visto nascere le più importanti e prestigiose collezioni dell'arte del XIX secolo, quali la Collezione Jucker, la raccolta Ingegnoli, la Lodigiani, la Mario Galli, la Carraro-Rizzoli, la Rossello, la Finazzi, e molte altre non meno influenti. Questo collezionismo illuminato è cresciuto anche grazie al costante e puntuale lavoro di autorevoli gallerie milanesi della prima metà del  XX secolo, come la Pesaro, la Scopinich, la Dedalo e la Galleria dell'Esame. Furono proprio queste ad allestire le prime monografiche sulla pittura veneta dell'Ottocento a Milano, in particolare quelle tenute alla Galleria Pesaro, dedicate a Pietro Fragiacomo nel 1918, a Ettore Tito nel 1919 e nel 1928, a Bartolomeo Bezzi nel 1921 e a Federico Zandomeneghi del 1922, ai tre Ciardi nel 1923, e l’esposizione allestita nel 1934 dalla Galleria Scopinich su Luigi Nono.

Data_inizio:
Gio, 04/11/2013 - 18:00
Data_fine:
31.05.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 12 aprile al 31 maggio 2013
Location:
Bottegantica, via Manzoni 45 - MILANO
Location breve:
Bottegantica - MILANO
Tel.:
02.62695489 / 051.331388
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Eventi:

Province:

Sezione:

Donne di carta

Scheda evento

Descrizione:

Donne di carta. La figura femminile nella collezione grafica di Federica Galli

In concomitanza con la “Festa della Donna” il Comune di Legnano - Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunità, in collaborazione con la Fondazione Federica Galli, inaugura la mostra “Donne di carta” esponendo un ciclo di opere grafiche sulla figura femminile collezionate dall'artista milanese amata da Giovanni Testori. Legnano rende così omaggio ad una donna intelligente, semplice e forte, che ha costruito il proprio successo con umile determinazione dedicandosi all'incisione e che, spinta dalla sete di conoscenza, di cultura ed amore per il bello, ha collezionato, insieme al marito Giovanni Raimondi, incisioni e dipinti di grandi artisti. La mostra resterà aperta al pubblico dal 9 marzo al 28 aprile 2013, presso Palazzo Leone da Perego. Come omaggio a Federica Galli, verrà inoltre esposta una selezione delle “Trentanove vedute di Venezia”, una delle sue cartelle più intense e straordinaria interpretazione degli scorci lagunari che l'artista ha donato al Comune di Legnano nel 2007. Le ‘Venezie’ vennero presentate per la prima volta nel 1987 alla Fondazione Cini di Venezia. Le lastre sono state tutte incise dal vero, per le vie delle città, e si compongono di disegni elaboratissimi, di grande maestria espressiva.

Curata da Lorenza Salamon, promossa dalla Fondazione intitolata a Federica Galli, “l'inciditrice” come la chiamava Giovanni Testori, la mostra Donne di carta espone una quarantina di fogli firmati da alcuni dei più importanti incisori di tutti i tempi. Federica Galli, che ha dedicato tutta la vita alla tecnica incisoria, producendo poco più di 1000 lastre, era anche un'attenta collezionista di opere d'arte. La selezione condotta ha privilegiato il tema della figura femminile all'interno della vasta raccolta di opere su carta.

Si tratta di stampe che mettono al centro l'immagine della donna declinandola secondo il linguaggio precipuo di ogni artista. Dunque non si tratta solo di un racconto tutto al femminile, ma di uno sguardo sull'evoluzione del mezzo incisorio in particolare dalla rivoluzione estetica di Goya fino ai giorni nostri. Curioso come la Galli, artista che ha fatto del vedutismo il suo elemento distintivo, abbia però amato collezionare i grandi maestri figurativi, prediligendo in particolare la figura femminile, essendo forse lei una donna di grande temperamento e cultura.

Ne nasce un viaggio interessante che dalla fantasia dei Capricci di Goya arriva alle scomposizioni lineari di Picasso, passando per l'erotismo di Toulouse-Lautrec fino alla forza del tratto di tre grandi maestri tedeschi della contemporaneità come Backman, Kollwitz e Barlach. Vi è in questa raccolta anche descritto il rapporto con Giovanni Testori sopratutto attraverso i suoi amori “francesi” e persino qualche amico e compagno di strada come Bodini, Sassu, Caruso, Raphaël. La mostra è organizzata dal Comune di Legnano in collaborazione con la Fondazione Federica Galli, nata per volere testamentario dell’artista scomparsa nel 2009 che ne ha designato consiglieri e presidente.

La Fondazione prosegue quindi il percorso tracciato dall’artista e ne mantiene viva l’opera attraverso l’attività culturale e didattica; ha sede a Milano, in viale Bianca Maria 26, uno spazio che consente di ampliare l’attività già intrapresa da Federica Galli con dimostrazioni e corsi sull’arte incisoria, incontri, dibattiti e ricerche inerenti il mondo della grafica in genere. La Fondazione Federica Galli è presieduta da Lorenza Salamon affiancata da Flavio Arensi (critico d’arte), Ivana Iotta (direttore Museo Civico Cremona), Franco Grechi e Alberto Galli. Federica Galli.

Una biografia Federica Galli nasce a Soresina (Cr) nel 1932, si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera per poi approfondire lo studio della storia dell’arte nelle regioni del Veneto, della Toscana e dell’Umbria. L’incontro con l’ars incisoria avviene tramite il diretto contatto con le opere di Dürer, Brueghel e Rembrandt. La sua prima acquaforte, Il paese dell’Alberta risale al 1954, il definitivo abbandono della tecnica pittorica al 1963. Questa data segna l’inizio di una brillante carriera espositiva in Italia e in campo internazionale (Londra, Parigi, Pechino, Atene). Sul suo lavoro sono stati pubblicati libri e saggi dai più qualificati critici, tra i quali Mario De Micheli, Alberico Sala, David Landau (Università di Oxford), Giovanni Testori, Mina Gregori, Carlo Bo, Roberto Tassi, Daniel Berger (Metropolitan Museum di New York), Gian Alberto Dall’Acqua. L’artista si dedica esclusivamente ai paesaggi e alla natura che ci circonda; lavorando su diversi cicli tematici e spaziando tra scorci di Milano, Torino, Venezia e altre città italiane, a suggestive immagini della nostra pianura, a luoghi da lei visitati, per poi sfociare nell’ultima importante fase degli alberi monumentali.

L’ultima grande antologica è del 2003, a Palazzo Leone da Perego di Legnano: occasione in cui viene presentato il catalogo generale delle opere incise curato da Fragonara. Nel 2007 dona la cartella delle “Trentanove vedute di Venezia” alla città di Legnano. Nel 2008 la città di Monza le dedica una grande mostra retrospettiva negli spazi del Serrone di Villa Reale. La mostra curata da Flavio Arensi è l'ultima che conta una partecipazione diretta dell'artista, che si spegnerà a Milano il 6 febbraio del 2009.

Nel 2009, per volontà testamentale della stessa Galli nasce l'omonima Fondazione con lo scopo di mantenere viva la sua attività artistica attraverso iniziative didattiche, culturali e commerciali. L'opera completa di Federica Galli è conservata presso la Raccolta delle Stampe "Achille Bertarelli" delle Civiche Raccolte d'Arte del Comune di Milano e presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, nonché una selezione significativa è conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, al National Museum Women in Arts (NMWA), al Museo Poldi Pezzoli di Milano e alla Fondazione Cini di Venezia.

Data_inizio:
Sab, 03/09/2013 - 17:00
Data_fine:
28.04.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 9 marzo al 28 aprile 2013
Location:
Palazzo Leone da Perego, Via Gilardelli, 10 - Legnano (MI)
Location breve:
Palazzo Leone da Perego - Legnano (MI)
Tel.:
0331/471335

Sezione:

Province:

Eventi:

Massimo Grassi e Stefano Pedrelli - Dell'Adda a Leonardo

Scheda evento

Descrizione:

La mostra fotografica “Dell’Adda di Leonardo”, di Massimo Grassi e Stefano Pedrelli con il contributo di Claudio Giorgione, curatore Leonardo Arte e Scienza al Museo, è un viaggio alla scoperta dei luoghi della valle dell’Adda di cui Leonardo è stato un osservatore privilegiato, dai paesaggi del fiume alle conche dei Navigli.

Un percorso di ricerca, suggestioni e stimoli artistici in 43 fotografie in bianco e nero esposte nel suggestivo chiostro dell’antico monastero olivetano che ospita il Museo, per testimoniare le osservazioni di Leonardo attraverso le immagini e mettere in luce il forte legame tra storia, natura, arte e fotografia come strumento di conoscenza e rappresentazione del territorio.
L’interesse di Leonardo per l’ingegneria idraulica è già documentato nei suoi primi anni fiorentini, ma è durante il suo primo soggiorno milanese (1482-1499) che i suoi studi di idraulica diventano più organici. Leonardo studia i grandi fiumi, come l’Adda e il Ticino, e ancor più i canali artificiali, dal Naviglio Grande, capolavoro di ingegneria medioevale, al Naviglio Martesana, in corso di completamento proprio in quegli anni.

I disegni di Leonardo della valle dell’Adda, oggi divisi tra il Codice Atlantico e le raccolte di Windsor, sono caratterizzati da una matura consapevolezza dell’unione tra acqua, natura e opera dell’uomo. Le fotografie di Massimo Grassi e Stefano Pedrelli hanno saputo cogliere questa profonda unione, documentando il territorio della valle dell’Adda in tutti i suoi aspetti (...) (dall’introduzione di Claudio Giorgione al catalogo
“Dell’Adda di Leonardo”).

Massimo Grassi nasce a Milano nel ’58, dove frequenta l’Accademia di Brera. Negli anni ’70 e ‘80 si dedica in particolare alle illustrazioni e al fumetto ispirandosi ai maestri del fumetto francese come Moebius.
Interessato da sempre alla fotografia, si avvicina all’arte della fotografia digitale. I risultati ottenuti in alcuni concorsi fotografici in Italia, nelle letture portfolio e la forte necessità di cimentarsi e sperimentare sempre nuovi campi, lo spingono a rivolgere la sua sensibilità artistica al lavoro di fotografia.
Nell’aprile 2010 espone una mostra personale fotografica con il lavoro “Giochi senza frontiere” ispirato ai ricordi dei giochi d'infanzia presso Tangopuro Academia Cultural Argentina. Nel maggio 2010 insieme  ad altri sette artisti partecipa, con illustrazioni e fotografie, alla mostra/evento “Ri(e)voluzione tenutasi presso l’Archivio Storico di Lodi. Nel 2011 ha realizzato il lavoro “Loro sono ancora qui” che indaga le paure
nascoste nell'animo umano.

Stefano Pedrelli nasce nel 1971 a Bologna, inizia a scattare all'alba del nuovo millennio alternando negli anni successivi esperienze amatoriali e di ricerca personale sia in camera oscura che in campo digitale, e incursioni anche frequenti nel campo professionale con servizi e reportages fotografici esterni di cronaca, spettacolo ed entertainment per l'agenzia milanese Granataimages (oggi Milestone Media), nel Terzo Settore per la rivista Vita non profit magazine e per l'Università degli Studi di Milano, oltre ad attività di archiviazione immagini con le agenzie Granataimages e Tips Images di Milano. Partecipa a numerose mostre personali e collettive con i lavori “Vita in cucina” e “Khmer, voci nel silenzio”, fino all'ultimo (ma solo in ordine di tempo) progetto fotografico personale “Milis, su triballu, sa vida” presentato in Sardegna e realizzato nel corso degli ultimi tre anni sul lavoro tradizionale di un paese dell'entroterra sardo.

Claudio Giorgione nasce a Seregno (MB) nel 1973 e si laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in Storia dell’Arte dedicata ad alcuni cicli di affreschi di Bernardino Luini.
Lavora al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci dal 1997 ed è attualmente Curatore del Dipartimento Leonardo, Arte e Scienza. Tiene come storico dell’arte lezioni e conferenze. E’ autore del volume “Leonardo da Vinci. La collezione dei modelli”, edito dal Museo nel 2009.

Eventi collaterali

Domenica 3 marzo Massimo Grassi, Stefano Pedrelli e Claudio Giorgione condurranno delle speciali visite guidate alla mostra alle ore 12, 14 e 16.

Inoltre sabato 2 e domenica 3, sabato 9 e domenica 10 marzo sarà aperto il laboratorio
interattivo Leonardo che proporrà diversi percorsi educativi per bambini e adulti:

La tecnica dell’affresco
Sabato 2 e sabato 9 ore 14.30, domenica 3 e domenica 10 ore 12 e 14 | da 8 anni | durata 45 min circa

Com’era organizzato il lavoro di un artista ai tempi di Leonardo? Con malta e cazzuola, colori e pennelli, i partecipanti realizzano un affresco seguendo tutte le fasi messe a punto dagli artisti del
Rinascimento.

Leonardo e la scrittura
Sabato 2 e sabato 9 ore 15.30, domenica ore 11 e 15 | da 6 anni | durata 45 min circa
Perché Leonardo scriveva al contrario? È stato facile leggere e interpretare i suoi appunti? Con penna d’oca e inchiostro ci si mette alla prova per scrivere come cinquecento anni fa.

Scalpellini del Duomo per un giorno
Sabato 2 ore 16.30, domenica 3 ore 16 | da 8 anni | durata 45 min circa
Chi è lo scalpellino? Con mazzetta e scalpello ciascuno può entrare nel ruolo e scolpire un particolare del Duomo di Milano.

Macchine ingegnose
Sabato 2 e sabato 9 ore 17.30, domenica 3 e domenica 10 ore 10 e 17 | da 9 anni | durata 45 min circa Durante questa attività si provano alcuni modelli di macchine di Leonardo appositamente costruiti in grandi dimensioni: si sperimentano le macchine per il volo e da cantiere, si analizzano gli ingranaggi e la tessitura, si scopre la struttura di un ponte e come funziona una coclea.

Apprendisti in bottega
Sabato 9 ore 16.30, domenica 10 ore 16 | da 8 anni | durata 45 min circa
I partecipanti scoprono la tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo per creare l'Ultima Cena e provano a realizzare una tempera su muro.
Tutte le attività sono comprese nel biglietto del Museo, su prenotazione solo il giorno stesso

Data_inizio:
Sab, 03/02/2013 - 16:00
Data_fine:
01.04.2013 (All day)
Info
Quando:
Dal 2 marzo al 1 aprile 2013
Location:
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Via San Vittore 21 - MILANO
Location breve:
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci - MILANO
Contatto:
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
Tel.:
02485551

Sezione:

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Eventi:

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