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Umberto Orsini con Molly Sweeney in esclusiva per il Nordest al Verdi di Pordenone

Foyer
[img_assist|nid=10926|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE - Trenta minuti di buio completo, segneranno l’avvio dell’atteso spettacolo Molly Sweeney in programma nel Teatro Verdi di Pordenone giovedì 29 e venerdì 30 novembre, alle 20.45. Mezz’ora di totale oscurità per vivere insieme a Molly, la donna eroina del testo di Brian Friel, la sua cecità, attraverso una sensibilità sensoriale particolare e un diverso ascolto. Quello di Molly, e quello che il pubblico percepisce ripercorrendo la sua storia, non è un buio inquietante, al contrario, è una condizione viva e ricca di suoni, rumori, musiche, orchestrazioni e vibrazioni, un mondo vivido e “colorato” con precisi punti di riferimento. E’ dunque uno spettacolo particolare quello che arriverà a Pordenone, portando con sé uno dei più grandi protagonisti del teatro italiano, Umberto Orsini. Completano un cast d’eccezione Valentina Sperlì nuovamente insieme a Orsini dopo il recente Vecchi Tempi con la regia di Roberto Andò (2004) e un inaspettato Leonardo Capuano, artista cocciutamente solitario che, a esclusione di qualche esperienza sotto la direzione di Alfonso Santagata e una recente incursione nella Compagnia Lombardi-Tiezzi per lo spettacolo Gli Uccelli, si è sempre ricavato uno spazio autonomo tracciando ostinatamente il suo personale itinerario dal linguaggio ruvidamente materico e dall’urgenza di mettersi in gioco. Il testo è ispirato a un fatto realmente accaduto e convoca appunto un ascolto tattile, chiedendo al pubblico di immergersi in un buio molto vicino alla cecità della protagonista. La storia si riconduce al singolare caso clinico di Molly Sweeney, donna di quarant’anni, cieca ma perfettamente autonoma, che dopo essere stata convinta a sottoporsi all’operazione, riacquista parzialmente la vista, perdendo però le sue tutte le sue certezze. Ispirato a un fatto realmente accaduto e raccontato dal neurologo Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere, apre uno squarcio profondo sui problemi etici e filosofici che la cura dei pazienti può avere sugli stessi. L’autore, Brian Friel rielabora la vicenda mantenendo intatto il rigore scientifico e introducendo degli elementi che trasfigurano il caso. La folgorante e drammatica storia di Molly Sweeney tratteggiata con un’umanità senza diaframmi, mette a nudo la disarmata vulnerabilità di tutti i personaggi. Molly, quarantenne cieca ma completamente autonoma, lavora come[img_assist|nid=10927|title=|desc=|link=none|align=right|width=427|height=640] fisioterapista in un centro benessere. Il tatto è la strada per entrare in contatto col mondo e per riconoscerlo, e supplisce perfettamente all’assenza della vista. La donna, convinta a sottoporsi ad un’operazione chirurgica, riacquista in parte la vista, ma il tanto atteso esito positivo provoca invece in lei un grande un trauma. Molly si trova infatti a dover ri-conoscere il mondo, a doversi reinventare il suo orientamento, a re-imparare a vedere. Tutto ciò sfocierà in un tragico fallimento, probabilmente già intuito dalla paziente prima dell’intervento. Si riapre dunque l’antico interrogativo che William Molyneux sottopose all’amico John Locke: Immaginiamo un uomo nato cieco e ormai adulto, a cui sia stato insegnato a distinguere un cubo da una sfera mediante il tatto e al quale venga ora data la vista; sarebbe egli in grado, prima di toccarli di distinguerli e dire quale sia la sfera e quale il cubo, servendosi solo della vista?. Giovedì 29 e venerdì 30 novembre 2007, ore 20.45 Teatro Comunale Giuseppe Verdi, via Martelli - PORDENONE in esclusiva per il Nordest Molly Sweeney di Brian Friel con Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano scene di Laura Benzi luci di Pasquale Mari suoni di Hubert WestKemper regia di Andrea De Rosa Emilia Romagna Teatro Fondazione Info: tel. 0434 247624 www.comunalegiuseppeverdi.it