6 Maggio 1976: i 4 totem della paura firmati Giampiero Bertolini

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[img_assist|nid=6075|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - La Quadrilogia sul terremoto di Giampiero Bertolini nasce nell’aprile del 2006 dietro la sollecitazione di uno dei suoi collezionisti ad intraprendere un progetto artistico sull’evento catastrofico che ha afflitto il Friuli nel maggio e settembre 1976. Dopo, quindi, un trentennio l’artista riporta su tela complesse emozioni individuali e collettive, recuperate sia a livello razionale che irrazionale.

Nella prima tela viene rappresentato uno spigolo di muro ancora ritto. E’ l’emblema del dolore e dello sgomento di un popolo. E’ il totem della paura. Da questa prima raffigurazione nasce il titolo della Quadrilogia.

Connessomagazine.it: - Dott. Bertolini, prima di addentrarci nel vivo dell’argomento terremoto vorrei farle qualche domanda di natura generale. Il suo ingresso nel mondo dell’arte è avvenuto precocemente o tardivamente nella vita? Chi sono stati i suoi principali maestri?

Giampiero Bertolini: - Prima di iniziare, apro una breve parentesi: amo uno stile di comunicazione caldo ed informale, quindi proporrei di darci del tu…

Connessomagazine.it: - Condivido pienamente

Giampiero Bertolini: - Riprendendo la tua domanda, Alessandra, già all’età 4 anni mi soffermavo a lungo a guardare le raffigurazioni dei quadri sull’enciclopedia ed[img_assist|nid=6074|title=|desc=|link=none|align=right|width=433|height=640] alla fine delle elementari avevo già il senso dei punti di fuga… non dimentico l’emozione della prima volta in cui ho esclamato a stesso: Sembra vero!. Durante i miei studi di architettura presso l’Istituto Universitario di Venezia frequentavo diversi pittori, però il vero incipit è avvenuto tardi nella vita perché non ho mai creduto di poter vivere di pittura. Perciò il viaggio pittorico è stato ponderato e preparato a lungo.

Mi chiedi, poi, chi sono stati i miei maestri…? E’ un quesito che mi è stato proposto da molti. Sono tutti miei maestri e nel contempo non lo è nessuno. Ho frequentato diversi corsi di pittura, ma non mi considero allievo di nessuno, ma non per spocchia, bensì per salvare la mia autonomia e libertà di pensiero. Infatti, reputo tutti e tutto miei maestri: anche una foglia che cade.

Connessomagazine.it: - Credi che la maturità e l’accumulo di vissuti personali porti ad una maggiore creatività? In altre parole, credi che l’esperienza ed il progredire dell’età possano cambiare la qualità di un prodotto creativo?

Giampiero Bertolini: - La creatività è uno stato di grazia, che non si può sempre avere. L’ispirazione può scatenarsi a qualsiasi età. Non si riesce mai a comprendere nitidamente da dove provenga, ma quando se ne viene investiti si sente la necessità di produrre. L’aspetto anagrafico incide solo per la parte tecnica. Le tecniche necessitano di tempo per venire assimilate. Il vero handicap in cui potrebbe incappare il giovane artista, è di ritrovarsi pressato dall’ispirazione senza, parallelamente, possedere tutti gli strumenti per realizzarla.”

 Connessomagazine.it: - Rimanendo sempre in connessione con la tematica tempo, per quali ragioni il tuo lavoro sul terremoto ha necessitato una latenza di ben 30 anni?

Giampiero Bertolini: - E’ stato un de-cantare per poi[img_assist|nid=6076|title=|desc=|link=none|align=left|width=445|height=640] cantare e (forse) successivamente in-cantare…a molti, d’altronde, è successo di realizzare un’opera in pochi mesi, in pochi giorni o addirittura in poche ore, ma con però alle spalle un’intera vita.

 Connessomagazine.it: - Sono a conoscenza che su questo ciclo sul terremoto, comprendente 4 opere, non hai posto solo una firma artistica, ma anche una firma emotiva…

Giampiero Bertolini: - Sicuramente in questa Quadrilogia c’è una notevole componente soggettiva; d’altronde, per me la pittura è un’autobiografia e finisco sempre per scegliere quella porzione di realtà che mi rappresenta. Tuttavia queste 4 tele sono un fatto corale di cui io sono medium, a volte cosciente a volte non cosciente, di un evento da cui 31 anni fa sono stato fortemente traumatizzato assieme a tantissimi friulani. Nel maggio 1976 a seguito del fenomeno tellurico, in qualità di architetto, mi sono trovato ad operare con le terne di tecnici ad Artegna. Inizialmente ho affrontato tutto razionalmente, adottando un comportamento lucido e funzionale, ponendomi verso l’evento in una veste tecnica e scientifica. A distanza di 6 mesi mi sono reso conto che il mio sforzo di rimanere impermeabile a quella tragedia collettiva era fallito. Mi svegliavo di notte in un bagno di sudore, attanagliato da incubi terribili e da una paura che non mi si presentava attraverso immagini concrete. Era un terrore astratto quello che mi perseguitava, senza un volto od un nome definito. Credevo di aver dominato, ed invece successivamente è arrivato il conto emotivo del mio vissuto….la sensazione della polvere che copriva tutto, l’effetto di torsione delle case, la sensazione di impotenza che si provava di fronte allo scatenarsi della natura…

 Connessomagazine.it: - Si può dire che sei stato afflitto da una sintomatologia postraumatica; come ne sei uscito? Ti sei fatto aiutare da qualcuno?

Giampiero Bertolini: - Non mi sono fatto aiutare da nessuno, perché ero a conoscenza della causa scatenante. E’ passato com’ è venuto…tuttavia il timore del terremoto incombe sempre come una spada di Damocle.

 Connessomagazine.it: - Che ricordi hai delle persone, colpite dalla tragedia, con le quali sei venuto in contatto?

Giampiero Bertolini: -  Ricordo che alcune persone si accanivano a conservare il poco rimasto e che altre erano assalite dalla brama di accapararsi qualsiasi cosa arrivasse come aiuto. Altre ancora, invece, reagivano con un completo disinteresse verso tutto. La gente si comportava in maniera contradditoria e imprevedibile di fronte all’improvvisa perdita non solo materiale, ma anche di identità e di smembramento delle comunità.

 Connessomagazine.it: - Esaminiamo, ora, il ciclo del terremoto nel dettaglio. Il primo totem

Giampiero Bertolini: - Si, iniziamo dalla prima tela della[img_assist|nid=6077|title=|desc=|link=none|align=right|width=431|height=640] Quadrilogia, anticipando che generalmente io dedico una singola tela per ciascun argomento, ma l’enormità del fenomeno tellurico mi ha fatto sembrare assolutamente inadeguata una sola rappresentazione… Nella prima tela l’elemento centrale è uno spigolo di un edificio parzialmente crollato, è una freccia, un totem verso il cielo mentre, attorno, saette infuocate partono dalla terra verso l’alto (quando solitamente i fulmini vanno dall’alto verso il basso). La freccia simboleggia una ribellione collettiva contro il fato avverso e la mancanza di pietà divina. Sull’intonaco scarificato del muro angolare, del totem sono registrati i volti del terrore e della disperazione.

 Connessomagazine.it: - Il secondo…

Giampiero Bertolini: - Anche nella seconda tela viene rappresentato uno spigolo, quello interno di una finestra semidistrutta. Tra polvere di calcinacci sbuca, come un punteruolo, una trave che perfora la superficie piana della tela. La trave è incrociata da saette di fuoco (leit motiv in tutte le tele) che rappresentano la ribellione della gente ad un amaro destino. Lo spezzone di trave trapassa la piatta superficie della tela, come un pugnale traditore che sorprende il quieto vivere delle comunità. Sullo sfondo si erge una collina squarciata, una vegetazione impolverata da calcinacci, una natura sorpresa e violentata.

Connessomagazine.it: - Il terzo…

Giampiero Bertolini: - La terza tela mostra una putrella di ferro con la parte centrale slabbrata e zannuta. La parte centrale è tecnicamente detta, non a caso, anima, proprio come quella di un popolo smembrato e disorientato. Sotto la trave, c’è un pilastro di calcestruzzo da cui fuoriescono, come zampe di un repellente insetto, i tondini d’acciaio piegati dalla potenza del terremoto. Il complesso trave-bocca e tondini-zampe formano il mostro (anche se non antropomorfo): il cosiddetto Orcolat o brutto orco, presente in molte favole popolari friulane. Il terrore, che esso incuteva nei fanciulli, è diventato un terrore reale ed imprevedibile che incombe su un popolo prostrato e proiettato fuori da ogni ordinario schema di vita. 

Connessomagazine.it: - Il quarto conclusivo…

Giampiero Bertolini: - Nella quarta ed ultima tela vi sono due travi dorate, che si intersecano a croce sotto un cielo solcato da folgori. La croce rappresenta il valore della preghiera e della rassegnazione; la croce è segno di dolore, ma allo stesso tempo di fede, che ha permesso di sopportare la dura prova. Il cielo solcato dai fulmini rosseggianti simboleggia il senso di astio e di ribellione e di non accettazione di alcuni verso la volontà divina. Entrambi i contrastanti atteggiamenti convivevano in quel popolo di bestemmiatori e di santi, come quello friulano. Infine, la piramide di rovine dorate rappresenta un memento affinché la ricostruzione non rappresenti un’occasione di arricchimento per pochi.

Connessomagazine.it: - Sono delle rappresentazioni molto cariche di simboli…

Giampiero Bertolini: - Si, ci sono diversi aspetti iconici, facilmente decifrabili in quanto rappresentano un patrimonio comune. Molto meno comprensibili sono gli aspetti compositivi e di distribuzione, che sottendono le immagini. L’uso di certi grafemi o di certe valenze cromatiche sono un fatto squisitamente personale, che coinvolge altri piani di lettura. Tuttavia la simbologia pittorica, anche se non immediatamente recepibile, è in sintonia rafforzativa e di completamento con l’aspetto iconico.

Connessomagazine.it: - Esiste, anche un simbolo, che ti riassuma nella tua essenza artistica?

Giampiero Bertolini: - Il mio logo è un quadrato che rappresenta il tema della terra, un cerchio inscritto che rappresenta il cielo, un triangolo come simbolo dell’uomo, dell’intelligenza, della gioia di vivere (almeno secondo alcuni autori della psicologia della forma). All’interno sono iscritte le mie iniziali: G, B. Lusher, psicologo svizzero del colore e alcune tradizioni esoteriche affermano che la terra ha come valenza il colore rosso, il cerchio il colore blu e il triangolo corrisponde al  giallo; tre forme fondamentali della geometria, tre significati onnicomprensivi e  tre colori primari della pittura.  

Connessomagazine.it: - Il tuo lavoro artistico viene anticipato da una pianificazione su come procedere?

Giampiero Bertolini: - Quando sento qualcosa che urge proveniente dalla mia interiorità, faccio delle annotazioni grafiche: sono sufficienti 4 segni, i quali sono un “memento” per quando sarà il momento di passare alla realizzazione materiale. Tengo anche un diario dell’artista in cui annoto concetti molto sintetici, che più che altro sono degli aforismi.

Connessomagazine.it: - Mentre crei arte fai leva anche sul tuo nutrito patrimonio conoscitivo?

[img_assist|nid=6078|title=|desc=|link=none|align=left|width=431|height=640]Giampiero Bertolini: - Ci sono settori della vita in cui il patrimonio conoscitivo accumulato in tanti anni non è di alcuna utilità: uno di questi è l’arte. Se voglio ascoltare mio profondo, devo mettere da parte il razionale. La mia è una pittura automatica, incontenibile e spontanea. Solo successivamente rifletto sul significato e sulle tecniche adottate o sulle forme usate. Molti particolari del mio dipingere li noto solo ad opera finita. Nel caso specifico, la trave della seconda e terza tela sono parallele ad una delle travi della quarta. ma ciò non è stato voluto razionalmente, è il mio inconscio che mi ha portato ad operare in tal maniera. Le punte e gli spigoli rappresentanti il dolore e presenti nelle tele sono state utilizzate da Picasso per esprimere la sofferenza. Anche questo linguaggio pittorico non è un’esibizione culturale: è una necessità coerente all’argomento, ma non voluta aprioristicamente.

Connessomagazine.it: - Quale percepisci essere la tua missione di artista a livello sociale?

Giampiero Bertolini: - Il dipingere è sempre un mutuo scambio tra il pittore e gli spettatori, e quindi non si esaurisce in un solipsismo sterile. E’ un’interazione destinata a suscitare reazioni, coinvolgimento, partecipazione: in poche parole è comunicare.