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Stagione Teatrale 2009-2010
Sabato 13 marzo 2010, ore 16:00 e ore 21:00
Associazione Etnica Music
Spettacolo di Flamenco
danza e coreografia di Cristina Benitez
musiche di Riccardo Ascani
Intimo, essenziale e ricercato, lo spettacolo indaga gli stati d’animo femminili. I diversi strumenti in scena diventano elementi narrativi, come l’ abanico – ventaglio – che come un fiore rappresenta la grazia e l’armonia delle forme nei movimenti più lenti, o la bata de cola - abito lungo con strascico, che sottolinea le curve, l’orgoglio, la consapevolezza di sé e la sensualità femminili. La danza si fonde con la musica in una immersione estatica nel mondo gitano spagnolo, fino condividerne la sensibilità e la visione ora drammatica, ora dolce e romantica, ora gioiosa ma sempre intensa della vita.
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Paesaggio con Uomini 2010
Sabato 13 marzo 2010, ore 21:00
Erri De Luca – Gianmaria Testa - Che storia è questa
(Prima regionale)
C’è sempre la chitarra, c’è sempre il vino. E allora sono canzoni e poesie, racconti taglienti come solo Erri sa scrivere e dire, sono temi a entrambi cari: le migrazioni, l’amore, le guerre, la prigionia…il 900, secolo ormai antico. Spesso finiscono col scambiarsi di ruoli e allora e Erri a cantare e Gianmaria a leggere. Non manca un omaggio a Fabrizio De Andrè a Sergio Endrigo. Ogni volta è una storia diversa. Il 16 marzo è un anniversario importante, caro a Gianmaria Testa e soprattutto a Erri De Luca: sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Izet Sarajlic e i nostri due non mancheranno di ricordarlo.
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Venerdì 12 marzo 2010, ore 21:15
di e con Luca Domenicali e Danilo Maggio
Forti di una più che ventennale esperienza, Luca Domenicali e Danilo Maggio continuano a sfornare spettacoli di comicità in musica di fortissimo impatto. Dopo “Woom Woom Woom!” con il quale la Microband, oltre a centinaia di repliche nei teatri e nei Festivals di tutta Europa ha effettuato tre tournées in Giappone, i due funamboli del pentagramma hanno dato vita ad un nuovo spettacolo, S.M.S., ovvero “Strange Music Symphony”. Considerata tra le formazioni internazionali di maggior prestigio nel campo della music comedy, popolarissima in Svizzera ed in Germania, ma molto amata anche dal pubblico spagnolo, portoghese e giapponese, la Microband con “S.M.S.” ha elaborato un’ esilarante “Sinfonia” con sorprendenti interpretazioni delle musiche più varie, in cui i violini sono suonati con archetti invisibili, le chitarre si trasformano, i flauti compaiono dal nulla, in un diluvio di note, di gags e di incredibili invenzioni. Ancora una volta il mondo delle sette note è stato “saccheggiato” senza distinzione di autori, di epoche, di stili: Beethoven e Rossini, Bach e Santana, Astor Piazzolla e i Jethro Tull, Trovajoli e Belafonte, Paolo Conte e Brahms, Julio Iglesias e Bob Dylan, e tantissimi altri, hanno fornito ispirazione ai due vulcanici e dissacranti musicisti bolognesi. Dopo aver vinto il 1° Premio al Festival Internazionale di Lipsia, nel 2000 Microband è stata invitata alla più prestigiosa vetrina internazionale di teatro, il Festival di Edimburgo, dove il giornalista dell’ Herald, inserendola nella tradizione di Laurel & Hardy e di Spike Jones, scrive “..brani classici e popolari come non li avete mai visti né sentiti suonare prima...” Il Frankfurter Allgemeine, della Microband dice che “provoca una trascinante ebbrezza, dove anche l’ impossibile diventa possibile”. Imperdibile dunque questo “ S.M.S.”, uno spettacolo assolutamente originale in cui il virtuosismo e la comicità travolgente dei due musicisti, che si servono di una miriade di strumenti musicali (molti dei quali da loro stessi costruiti e trasformati), sono le caratteristiche di uno spettacolo condotto ad un ritmo vertiginoso, disseminato di gags surreali ed irresistibili. Per dirla con “La Repubblica” un dinamismo funambolico, un Luna-Park vocale e strumentale gestito con prontezza ed originalità”.
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Rassegna Teatrale S.Giovanni 2009/10
Venerdì 12 marzo 2010, ore 21:00
liberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka
testo e regia di Ugo Chiti
scene: Daniele Spisa
costumi: Giuliana Colzi
luci: Marco Messeri
Musica originale e adattamento: Vanni Cassori e Jonathan Chiti
Testo vincitore del 49° Premio Riccione per il Teatro Premio ETI 2009 come migliore attrice protagonista a Giuliana Lojodice
Anna: Giuliana Lojodice
Signor Samsa: Massimo Salvianti
Signora Samsa: Giuliana Colzi
Grete: Lucia Socci Procuratore
Signor Gotti: Dimitri Frosali
Signor Curzi: Andrea Costagli
Violinista: Alessio Venturini
“Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni inquieti si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco”. L’incipit, probabilmente, più folgorante di tutta la letteratura moderna, potrebbe essere cambiato nel più dimesso “quella mattina quando Anna arrivò in ritardo di oltre cinque minuti, vide il signore e la signora Samsa seduti nel tinello in attesa di fare colazione. La figlia Grete aveva già messo il latte sul fornello e Anna, scusandosi con tutti, notò che il signorino Gregorio non era ancora in piedi malgrado fossero già le otto passate” Questo cambio prospettico è uno sguardo autonomo e diverso su uno dei racconti più emblematici del novecento “La metamorfosi” di Franz Kafka. Uno sguardo defilato, dal basso, che mette al centro della scena il personaggio marginale di Anna assumendola come punto di osservazione per l’intera vicenda. Scelta prospettica che sottolinea un aspetto “portante” della metamorfosi; quella disperante ovvietà quotidiana che si respira in casa Samsa come la studiata comicità involontaria che spesso illumina i personaggi evidenziandone il tragico. Nel racconto di Kafka Anna è l’anziana vedova che la famiglia Samsa assume come donna tutto fare dopo quanto accaduto a Gregor, nel testo teatrale Anna è da subito testimone dell’insolito risveglio di Gregor-Gregorio. La donna, inizialmente allontanata quasi esclusa dal dramma familiare viene poi coinvolta fino ad assumerne tutto il peso e le responsabilità. Anna si presenta come un donnetta loquace e inopportuna ma presto lascia intravedere un cuore ruvido e semplice capace di relazionarsi con tutti i personaggi di casa Samsa compresa l’angosciosa esclusione di Gregorio. Anna si muove, in parte, parallela alle dinamiche conosciute della vicenda, in parte “attivando” quelle che potremmo chiamare “le scene assenti” del racconto o le “scene appena percepite” da Gregorio attraverso la porta chiusa della camera. Anna con la sua tenera, riduttiva visione del vivere è uno sguardo disincantato ma anche giaculatoria affettuosa, grido struggente, rabbioso che commenta e accompagna la tragedia di ogni diversità, come la condizione estrema del vivere accanto al dolore. Ugo Chiti
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Mira al Cuore 2009/10
Venerdì 12 marzo 2010, ore 21.00
di William Shakespeare
spettacolo di Massimiliano Civica
con Elena Borgogni, Oscar De Summa, Mirko Feliziani, Angelo Romagnoli
maschere realizzate da Andrea Cavarra
Premio Ubu 2009 Miglior Regia
Massimiliano Civica – Fondazione Teatro Due
Scritta intorno al 1596, la commedia in cinque atti composta di prosa e versi presenta la storia di un patto non mantenuto e di una vendetta sullo sfondo della millenaria intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei. Per il regista Massimiliano Civica, dopo il successo ottenuto nella scena off con Ai fantoccini meccanici, Grand Guignol e La parigina, Il mercante di Venezia di Shakespeare rappresenta l’approdo, felicemente riuscito, sulle scene teatrali. “Il Mercante di Venezia è un enigma. Non provo neanche a sintetizzare le tante questioni interpretative che solleva. È nella nostra voglia di interpretare, di spiegare, cioè di sciogliere l’enigma, che forse si trova un vizio di forma, il peccato originale. Perché pensiamo che l’enigma sia una domanda? Siamo sempre stati convinti che esso preveda e contenga una risposta, che solleciti la sua risoluzione. L’enigma non è una domanda, ma una certificazione della realtà. Non è qualcosa da capire, è qualcosa da contemplare. Come si contempla un paesaggio, il mare, l’abisso dei nostri ricordi, un amore, l’irriducibilità al senso di ogni manifestazione piena della vita.” Massimiliano Civica
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Stagione Teatrale 2009-2010
Giovedì 11 marzo 2010, ore 21:00
di Renato Simoni
con Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno, Giancarlo Previati, Massimo Somaglino, Lino Spadaio, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos, Michele Casarin, Andrea Pennacchi
regia Damiano Michieletto
Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni - La Contrada Teatro Stabile di Trieste - Teatri S.p.A.
Siamo in un paese del Veneto, di cui è sindaco il conte Cesare, autoritario ed egoista in casa come fuori. La sua volontà è la sola che conti, per cui le sue decisioni non ammettono obiezioni di sorta. Si sente superiore in tutto, anche nell’ambito della morale, motivo per cui rifiuta al povero Marasca il posto di maestro comunale, perché colpevole di aver tollerato troppo a lungo in casa la moglie adultera prima di scacciarla. Allora questi gli rivela che anche lui, vent’anni prima, avrebbe dovuto fare la stessa cosa. La rivelazione lo ferisce nel profondo, distruggendo la sua sicurezza e il suo orgoglio. Comincia allora ad indagare con allusioni e sottintesi per conoscere la verità, finché la moglie Eva, uscendo dal suo stato di soggezione, confessa di aver cercato l’amore in un altro uomo poiché nel marito aveva trovato solo un tiranno. Cesare cerca allora sostegno nella vecchia madre e si sforza di cambiare atteggiamento verso gli altri: ma oramai tutto è inutile, continuare a vivere per lui non ha alcun senso.
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Stagione Teatrale 2009-2010
Sabato 6 marzo 2010, ore 21:00
Il misantropo
di Molière
traduzione di Cesare Garboli
Regia Alberto Giusta
Scene e Costumi Laura Benzi, Luci Sandro Sussi
Con Antonio Zavatteri, Massimo Brizi, Alberto Giusta, Alessia Giuliani, Barbara Moselli, Federico Giani, Alex Sassatelli, Francesca Masella
Compagnia Gank
Il Misantropo è una commedia in 5 atti, scritta e rappresentata nel 1666 ed è uno dei capolavori dell'arte di Molière. L'intreccio è piuttosto semplice, l'interesse sta tutto nell'analisi del carattere dei personaggi e nella descrizione dell'ambiente.
Alceste un giovane nobile e sincero fin troppo, detesta le convenzioni di un mondo fasullo e finto e vorrebbe fuggire e isolarsi da quel mondo ma vi è legato dall'amore per Celimene.
Nella scena che apre la commedia, Alceste rivela subito allo spettatore il suo carattere. Dialogando con l'amico Filinto egli spiega le cause che gli fanno aborrire i rapporti umani. Tutti sono falsi ed ipocriti e pur di seguire le convenzioni sociali sono disposti a mentire, a sostenere di provare sentimenti che in realtà non nutrono e per opportunismo elargiscono sorrisi ovunque. Questo indigna profondamente Alceste che dichiara di detestare tutto il genere umano.
Molière ribadisce la necessità di essere se stessi in un mondo in cui prevalgono le convenzioni e le formalità, dove non è possibile coltivare sentimenti veri. Ma ecco la vera capacità psicologica di Molière: dopo avere sostenuto questo ci informa che tutta la ragione non sta dalla parte di Alceste.
Cosa saremmo se fossimo puri ma isolati? Nulla di nulla!
Quando Alceste esclama “ io odio tutti gli uomini” l'amico gli risponde “ nel mondo occorre una virtù praticabile, a furia di saggezza si può meritar biasimo. La perfetta ragione fugge ogni estremo e vuole che si sia savi con moderazione”.
Il concetto di “virtù praticabile” vorrei fosse il pilastro del mio lavoro di regista e del lavoro degli attori che con me collaborano: le sfumature arricchiscono, le estremizzazioni creano soltanto solchi profondi; un uomo non è solo uno, è un'infinità di occasioni per stupire chi lo sta ad osservare.
Alberto Giusta
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Stagione Teatrale 2009-2010 - Rassegna di Cabaret
Sabato 6 marzo 2010, ore 21:00
I sevan gnoms - Seven in condotta
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Cinema Teatro Giardino - Rassegna di Prosa
Venerdì 5 marzo 2010, ore 21:00
Synagosyty
di Gabriele Vacis e Aram Kian
con Aram Kian e Francesca Porrini
scenofonia Roberto Tarasco
scene e costumi Lucio Diana
regia Gabriele Vacis
Fondazione Teatro Regionale Alessandrino
Leggevo quel libro mentre le banlieue francesi venivano messe a ferro e fuoco e le stazioni di Madrid e di Londra saltavano per mano di figli di immigrati, nati nel paese che aveva accolto i loro padri. E leggevo quel libro mentre incontravo un attore molto bravo: Aram Kian.
Aram è nato in Italia. Sua madre è italiana, suo padre iraniano. Una sera gli ho chiesto: tu sei di seconda generazione, perché non vai in giro a mettere a ferro e fuoco le periferie di Milano o di Roma? Ci sono domande che non vogliono risposte, ma storie. Aram ha cominciato a raccontarmi la sua. Una storia malinconica e allegra, comica e tragica, come ogni vita. E mentre raccontava io pensavo che quella storia assomigliava persino alla mia, che ho quasi vent’anni più di lui e che sono nato a Torino, ma da padre bergamasco e da madre veneta, gli immigrati degli anni Sessanta… Perché in fin dei conti, in un modo o nell’altro, siamo tutti seconda generazione. (Gabriele Vacis)

