Fabrica, il nuovo linguaggio della comunicazione. Ne parliamo con Alfio Pozzoni

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[img_assist|nid=7375|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TREVISO - Fabrica è un centro in cui si incontrano giovani da tutto il mondo, che hanno qualità, tanta voglia di sperimentare e mettere in discussione il mondo in cui viviamo, per trovare nuovi territori da esplorare. Un’oasi di libertà artistica a pochi passi da Treviso, ricavata dal famosissimo architetto giapponese, Tadao Ando, da una villa del diciassettesimo secolo.
Capace di rinnovarsi continuamente e prestando attenzione a tutte le forme artistiche, oggi rappresenta una delle più importanti realtà del nostro Paese, riconosciuta a livello internazionale attraverso una mostra dal titolo Les Yeux Ouverts che inizierà a girare il mondo (ospitata fino al 15 luglio alla Triennale di Milano). Indagare il tempo, gli spazi e le persone, in una totale libertà e scambio culturale: un esempio di come l’intelligenza e la sete di conoscenza possano aiutare a superare le diversità, rendendole l’ideale punto di partenza per una crescita comune. Noi di Connessomagazine.it abbiamo abbiamo scambiato un paio di battute con il direttore di Fabrica, Alfio Pozzoni, per farci illuminare…

Connessomagazine.it: - Dopo il riconoscimento artistico del Centre Pompidou ora quello della Triennale di Milano; cosa significa per voi questo interesse di due tra le maggiori istituzioni culturali continentali?

Alfio Pozzoni: - Nel caso del Pompidou è sicuramente un grande prestigio perchè è un tempio della cultura e di conseguenza ci ha fatto moltissimo piacere. Sotto un certo punto di vista ci ha messo in analisi, perchè i curatori del Centro hanno preso in esame tutta la storia di Fabrica, hanno scelto dei progetti che per loro erano i più significativi e ne hanno estrapolati 15 per descrivere tutta Fabrica. Questo processo di sintesi è importante anche per noi perché ci fa capire quali sono i valori che forse avevamo sotto gli occhi, ma non avevamo del tutto compreso. La Triennale è una riconferma e, vista la sua attenzione verso il design, un premio, perchè oggi fare comunicazione è fare design.

Connessomagazine.it: - Com’è nato questo progetto?

Alfio Pozzoni: - Nasce proprio dal Centre Pompidou il quale manda dei suoi collaboratori a Fabrica e cerca di capire qual è il nostro modello; è quello di un mecenate[img_assist|nid=7376|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=428] che crea un centro di ricerca della comunicazione aperto anche a esterni. In questo caso è il nostro Presidente, Benetton, che nel 1994 costruisce un centro per accogliere dei giovani ai quali vengono date delle borse di studio e di anno in anno cambiano, diventando dei veri e propri portatori di creatività all’interno di Fabrica. C’è una lungimiranza in questo senso, un modello nuovo, oltre quello universitario, che però non è neanche un’agenzia pubblicitaria. Il Centre Pompidou si è reso conto che un progetto così strutturato, e radicato nel corso di tredici anni, è degno di una nota particolare: un progetto vincente, copiato da molti, ma che Benetton ha ideato con molto anticipo, con tanta lungimiranza. Inoltre a Parigi si sono accorti del fatto che è un centro di ricerca nato da una cultura industriale, non accademica, statale. In tredici anni abbiamo prodotto lavori molto importanti che ora sono entrati nella storia della comunicazione.

Connessomagazine.it: - Perché questo titolo, Les Yeux Ouvert?

Alfio Pozzoni: - Il titolo è quello perché la mostra mette in evidenza il grado di attenzione che la comunicazione di Fabrica ha avuto e continua ad avere per problematiche sociali quali la violenza (sono state fatte campagne con le Nazioni Unite, con l’OMS, … per parlare e prevenirla con campagne stampa no profit), la fame nel mondo e altre. Tutte queste campagne, frutto di attenti progetti, fanno gli occhi aperti, cioè il grado di attenzione che il nostro centro ha/investe per le problematiche sociali del Mondo.

Connessomagazine.it: - Uno sguardo sul panorama artistico italiano e sulla sua voglia di sperimentare, innovare i linguaggi e le forme…

Alfio Pozzoni: - Noi cerchiamo, con le nostre possibilità, di sperimentare continuamente e cercare nuove forme di linguaggio. Modelli di linguaggio ancora da inventare, scoprire, perfezionare; intersecazioni tra grafica, video, interattività, musica. Tutti esperimenti che ogni giorno ci danno risultati e non risultati. Noi abbiamo progetti di ricerca avanzata, anche di cultura visuale che si alimentano continuamente: abbiamo persone in giro per il mondo che ci mandano i loro risultati di ricerca, noi li rielaboriamo e [img_assist|nid=7377|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427]glieli rimandiamo in un percorso creativo senza sosta né confini. È un progetto fine a se stesso, ma che serve ad alimentarci di continua creatività. A volte questi progetti hanno un compimento finale, altre volte sono senza soluzione e vanno buttati, ma comunque sono serviti a mantenerci in moto creativo, vivi.

Connessomagazine.it: - Dopo tredici anni, quali sono stati gli obiettivi raggiunti e quali quelli mancati da Fabrica?

Alfio Pozzoni: - Non so se si possa parlare di risultati, perché siamo sempre alla continua ricerca di qualcosa di meglio. Ma tra quelli raggiunti con maggior soddisfazione, che fanno piacere e spronano a continuare, sono sicuramente quelli del Pompidou e della Triennale. Mancati? Tanti, ma quando si fa sperimentazione ci si pone tanti punti di arrivo che non sempre si raggiungono; però anche questo fa parte del gioco!

Connessomagazine.it: - Secondo lei, passato e futuro possono interagire o sono momenti da tenere separati?

Alfio Pozzoni: - Personalmente passato, presente e futuro sono una cosa unica. Prendo dal passato per costruire il futuro, ma lo faccio nel presente. Quindi non saprei, ma penso che siano inscindibili!

Connessomagazine.it: - Qual è l’importanza dello scambio culturale nella creazione artistica?

Alfio Pozzoni: - Ci stiamo impegnando tanto su questo continuo approvvigionamento di cultura. Abbiamo un progetto, Depero, per cui attraverso un esperto parliamo di futurismo ai giovani che lavorano con noi; è un progetto per costruire un laboratorio presso il MART di Rovereto che punti su questo tema storico-artistico-sociale. Nella facoltà di chimica e fisica dell’Università di Siena ci sono dei docenti e dei dottorandi che lavorano con i nostri giovani e parlano di sostenibilità ambientale e di ecodiversità: tutto questo è un modo per approvvigionarsi di cultura e farla confluire in un progetto, il numero del nostro magazine Colors che verrà presentato a metà giugno.

Connessomagazine.it: - Obiettivi futuri per Fabrica?

Alfio Pozzoni: Ce ne sono tanti. Ci sarà una mostra a Shangai, perché il governo cinese ci ha invitato in occasione di un grande Festival sulla creatività nel video, nella grafica e nell’interattività. Lavoreremo inoltre con l’Università di Scienze Orientali di Venezia per parlare di danni ambientali e del tribunale che giudicherà questi scempi ambientali. Un altro progetto riguarda un portale sugli scenari futuri che metterà a confronto opinioni di illustri scienziati e semplici cittadini. Tutti questi programmi mettono in risalto la voglia di sperimentare e l’interesse per il sociale di Fabrica, con i suoi occhi sempre aperti sull’evoluzione del mondo!


[img_assist|nid=7378|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427]Dal 5 giugno al 15 luglio 2007

Fabrica: Les Yeux Ouverts

La Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 - MILANO

Milano

Info: Tel: 0272434241

www.fabrica.it/triennale

www.centrepompidou.fr

www.benettongroup.com/it/whatwesay/fabrica.htm