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Tremate, tremate, i mocciosi son tornati

ConSequenze

[img_assist|nid=12100|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Dice bene Maurizio Porro sul Corriere della Sera di qualche giorno fa: bersagliati dal marketing, sedotti dal genere romantico e senza pirati o altri eroi Usa in giro, i ragazzi si sono inevitabilmente precipitati a vedere l’opera di Moccia.

Gli adolescenti si abbeverano alla fonte dell’eterna spensieratezza, godendosi l’illusione di un mondo senza complicazioni, in cui ad ogni azione scellerata non corrisponde praticamente mai una reazione che metta in dubbio le loro verità. Una lobotomia sentimentale, vedrai figliolo, non ti farà male. Solo una cosa ti chiedo in cambio: cancella dal tuo vocabolario i concetti di morale, dignità, coerenza.

Federico Moccia, dai libri (suoi i cult Tre metri sopra il cielo e Ho[img_assist|nid=12101|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=400] voglia di te, roba che a confronto i romanzetti rosa Harmony sono capolavori da Premio Nobel) alla regia. Quanto è breve il passo, quando non si sanno fare entrambe le cose. E allora, dopo i pruriti ormonali di Babi, Gin e Step (“oddio quant’èffico Scamarcio”, tremano ancora le pareti dei cinema di mezza Italia) Moccia che fa? La new generation è confusa? Esatto. Si aggrappa a falsi miti perché senza uno straccio di modello da seguire? Senza dubbio alcuno. Insegue speranze a buon mercato perché crede di aver già perso le proprie? Eh già. Moccia dunque ci spara sopra, attizza il fuoco, imbastendo l’amena storiella di un 37enne pubblicitario in crisi matrimoniale e lavorativa, che incoccia fatalmente nelle grazie di tale Niki, 17 anni. Carina, un po’ frivola, tutta telefonino motorino amorino. Un piccolo incidente, il destino non perdona, e Cupido ingrana la quarta. Lui ci casca, gli adolescenti in sala abboccano. Non vedono l’ora di poter abboccare.

L’amore non ha età, occhei. Al cuor non si comanda. Ma al ritmo di un bieco musicarello (quei filmetti anni ’60 con Little Tony e Bobby Solo, per la serie sorrisi & canzoni) e di frasi filosofiche snocciolate con la facilità con cui oggi (appunto) si dice ti amerò per sempre si dipanano i colpi bassi del Moccia, che furbescamente non inscena alcun tipo di reale e sano contrasto. Mai scendere un po’ più a fondo nella psicologia dei personaggi, mai mostrare che oltre all’infatuazione iniziale l’amore (in generale, figurarsi uno di stampo lolitesco come questo) porta con sé delle inevitabili conseguenze. E’ tutto bello, levigato, liscio. Moccia seduce e abbandona i Mocciosi, con quel finale incredibile in stile Titanic. Ma quali conseguenze, quali psicologie: carpe diem, anzi Life is now. E se le pubblicità ti dicono che è tutto intorno a te perché non [img_assist|nid=12102|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=428]crederci? Forse perché basterebbe guardarti intorno un attimo alzando la testa, per accorgerti che intorno non c’è niente (per dirla con Jovanotti), se anche un’emozione profonda come l’amore si riduce cronicamente a queste cartoline da stereotipo. Ma Moccia non accetta critiche, si fa intervistare e con aria sbigottita difende i suoi libri, i suoi ideali: “i ragazzi hanno bisogno di sognare”. Certo, com’è altrettanto vero che avrebbero bisogno di capire che non vivono in uno spot del Mulino Bianco. Il più presto possibile, invece di colpirli a tradimento nutrendoli di aria fritta. Scusa ma ti chiamo amore è sul podio dei film più visti. Da settimane ormai. Si avanzano ipotesi, qualcuno non vuole credere ai propri occhi: forse l’autore ha voluto consciamente mettere in scena un horror contemporaneo. Forse in realtà è un genio pop che riscopriremo tra anni… Sarà… ma scusa Moccia, io non ti chiamo regista.