La camera oscura dell’Eros. Connessomagazine.it incontra Eric Kellerman e David Mecey

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[img_assist|nid=9416|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]L’universo del nudo femminile viene molte volte svilito e sottovalutato da prodotti banali e qualitativamente scarsi, ma spesso ci dimentichiamo che il soggetto è una delle più alte rappresentazioni che la Natura ci abbia regalato e che anche i più grandi artisti, prima o poi, devono farci i conti. Connessomagazine.it ha incontrato e messo a confronto due grandissimi fotografi del settore: Eric Kellerman e David Mecey.

Le foto di Kellerman, evidentemente influenzate dall’arte di Dalì, Delvaux, Magritte e Colville, sono la sintesi definitiva della perfezione del corpo umano; l’eleganza formale del chiaroscuro che le regola restituisce alla donna ritratta la completezza della sua nobiltà. Foto che nella loro classicità risultano emotivamente modernissime e stupiscono per la sensualità che sprigionano. Luci e ombre che restituiscono il movimento e il calore di ogni corpo, la persona stessa più che la forma. Mecey, con una carriera trentennale alle spalle, è uno dei fotografi di moda più famosi negli USA e collabora con prestigiose riviste (Playboy, Variety, Forbes), televisioni (ABC, NBC) e case cinematografiche (MGM-UA). Il suo stile si basa sull’immediatezza e su una continua ricerca della novità. I suoi colori, con predominanza di giallo, azzurro e bianco, giovani e vivaci, ne sottolineano il carattere solare e riassumono tutta la cultura californiana e il suo sogno di libertà. Due diversi modi di concepire lo stesso soggetto, il corpo femminile, condotti però con un approccio entusiasta e uguale passione e onestà cercando, chi tra le piccole pareti di uno studio (un po’ per pigrizia e volontà di controllo sulle condizioni, un po’ perché il corpo stesso è già un panorama), chi negli sconfinati deserti appena fuori Los Angeles (favolosi, austeri), la spontaneità artistica nell’intimo significante della donna.

Connessomagazine.it: - Cos’è per te la fotografia?

Eric Kellerman: - E' un tipo di rappresentazione artistica. Inizia con un’idea concettuale, comunque vaga, e finisce con un prodotto visibile, tangibile, la fotografia stessa. Il prodotto finale è il frutto di una serie di incontri e di variabili, come l’attrezzatura, la luce, l’ispirazione, e quello che si sta fotografando. Comunque l’interazione con le mie modelle è veramente importante perché la Fotografia è un evento sociale.

David Mecey: - E' la miscela dei gusti e dei piaceri[img_assist|nid=9417|title=|desc=|link=none|align=right|width=537|height=640] personali del fotografo catturata con una macchina fotografica per stimolare, emozionare, coloro che la vedono. Per questo, come artista, uso la camera per dipingere le mie foto con la luce, la posa, la composizione e la location, per ottenere una foto che emozioni lo spettatore quando vede l’opera finita.

 

Connessomagazine.it: - Come affronti il processo creativo?

Eric Kellerman: - Da quando ho iniziato a lavorare nel mio studio con i suoi muri neri, il tono delle mie foto è predefinito. Io sono un gemelli e non riesco a pianificare. Invidio gli altri fotografi che sanno esattamente quello che faranno l’indomani. Io ho la mia disposizione delle luci preferita e un limitato numero di appoggi; posiziono i miei collaboratori in questi parametri e improvvisiamo. Rinuncio ad essere un regista troppo rigido, perché trovo che le migliori pose escano da movimenti totalmente spontanei e inaspettati. Specialmente nel mio ultimo lavoro, dove uso delle ombre a strisce, è più una questione di scoprire la posa giusta e poi rifinirla molto accuratamente.

David Mecey: - Per me ogni scatto è un nuovo giorno, una lavagna pulita o una tela che io devo riempire con un bel quadro. Non mi avvicino mai ad uno scatto pensando che userò la luce come avevo già fatto in un altro lavoro: devo creare qualcosa che appaia nuovo sia a me che alle persone che lavorano con me. Altrimenti ci annoieremmo, le mie fotografie apparirebbero mondane e ordinarie e le persone non parlerebbero a lungo di me; questo mi dispiacerebbe moltissimo! Io cerco di essere innovativo, fresco, cercando idee nuove. Questo apre gli occhi della mia mente e permette di vedere quello che voglio scattare prima di farlo. Non mi adagio mai sul passato, ma sono sempre rivolto al futuro.

Quali sono le principali difficoltà che incontri nel realizzare le tue idee e i tuoi sogni?

Eric Kellerman: - Sono un accademico e, credimi, gli accademici possono essere molto inaffidabili quando si tratta di rispettare le scadenze o mantenere le promesse che ti fanno, forse perché la pressione del lavoro è enorme nelle università. I galleristi e gli editori però sono molto, molto peggio e internet non aiuta a rendere i contatti più facili. Ci sono milioni di fotografi di talento in giro: gallerie e giornali sono liberi di scegliere e prendere chi vogliono e se uno non li soddisfa, ce n’è sempre un altro che aspetta; questo significa però che non sempre ti trattano con il giusto rispetto. Ciò è frustrante oltre che irritante.

 

David Mecey: - La principale difficoltà riguarda i problemi di logistica. I programmi delle persone sono così fitti e bloccati che solo trovare il tempo di fare uno scatto sta diventando un problema particolarmente duro da superare. Questo va unito al fatto che le locations stanno diventando [img_assist|nid=9418|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=449]difficili da affittare e i viaggi difficili da portare a termine. Oggigiorno i fotografi sono esposti a numerosi ostacoli per raggiungere il luogo in cui vogliono fare una foto, e l’atto stesso del fotografare diventa solo l’ultimo dei problemi.

 

Connessomagazine.it: - Nei tuoi scatti ritrai le donne e la loro delicatezza/purezza senza mai trascurarne la sensualità e la passionalità. Cosa rappresenta un nudo di donna per te?

 

Eric Kellerman: - Interessante! Sono eterosessuale e amo le donne e il loro corpo. È un importante punto di partenza. Dire che io sono interessato prima all’arte e poi alla donna equivarrebbe a dire una bugia. Potrei razionalizzare parlando su rotondità, gentilezza, forza e secoli di tradizione nella pittura e nella scultura. Tutto vero, ma penso che non ci siano troppi psicologismi da far capire. È bello che tu usi parole come purezza, sensualità piuttosto che erotismo o sesso per il mio lavoro. Comunque sia, un test importante per me è dato anche dal fatto che le donne apprezzano il mio lavoro.

 

David Mecey: - In tutti i miei anni come fotografo di Playboy, ho sempre mantenuto l’atteggiamento di chi fa ritratti carini di belle donne scarsamente vestite e viene pagato per farlo. Quando mi chiedevano se mi sentivo sfruttato io rispondevo categoricamente No!

Oggi io mantengo questo atteggiamento. La creazione di una bella foto di una donna nuda è la fine di un progetto che non ha necessariamente bisogno di una direzione editoriale (come avviene fotografando per Playboy, Maxim,…). Le donne sono creature magnifiche; perché sennò tutta la nostra storia artistica sarebbe dedicata a loro? Gli uomini sono ok, ma troppo, troppo rigidi. Le donne sono delicate, sensuali e desiderabili. Noi uomini le vogliamo come compagne e amiche. Le vogliamo per il sesso e per divertirci. Così, prendere una donna e renderla capace di mostrare la sua sensualità, e qualsiasi altra cosa tu sia in grado di proiettare su di lei, in modo che sia semplicemente sensazionale da vedere, è quello che io penso sia il solo, necessario, scopo della creazione di una foto di nudo. Non c’è altro motivo di fare una foto del genere che non sia quello di fare una bella foto. Solamente il fatto che una donna ti dia la sua fiducia, rendendosi disponibile a mostrare le sue parti intime, renderà la foto sexy. La sensualità non sta tanto nella posa, ma nel fatto che lei conceda la sua nudità.

 

Connessomagazine.it: - Come definiresti la moderna femminilità?

Eric Kellerman: - La farò breve; le giovani olandesi, tedesche o danesi che ho fotografato sono orgogliose di mostrare i loro corpi, sicure di loro stesse e felici di lavorare su progetti artistici che le interessano. Sono selettive con chi lavorano e non pensano ai complimenti sulle loro apparizioni e sul loro talento nelle pose. I fidanzati sono felici per loro. Le nord-europee sono in ogni caso generalmente molto più a loro agio sulle nudità rispetto alle inglesi, americane o alle ragazze meridionali. Io ho fotografato anche molte ragazze giapponesi e per loro penso sia più un auto-esperimento, una spinta a rompere i limiti di quello che è accettabile in Giappone.

 

David Mecey: - Negli anni le donne hanno preso il controllo delle loro vite e sono diventate molto più indipendenti, così da stabilire da sole il corso della propria vita. Le donne vogliono controllare il loro destino piuttosto che permettere ad un uomo di farlo per esse. Per me questo è fantastico! Nei miei oltre ventitre anni a Playboy ho incontrato solamente una manciata di donne con quell’atteggiamento mentale. Ancora, ora, le vedo e incontro: donne che sanno quello che vogliono e lo inseguono. Alcune hanno lasciato che questo atteggiamento le togliesse un po’ di femminilità, ma sono la minoranza. Le donne possono essere, e lo sono, indipendenti, razionali e provvedere a loro stesse mantenendo femminilità, charme e sensualità. Per me queste donne sono le più sexy! Amo le donne che prendono le decisioni dure e mantengono ugualmente la loro meraviglia!

 

Connessomagazine.it: - Preferisci la pellicola o il digitale? Il b/n o il colore?

Eric Kellerman: - Lavoro interamente in digitale. Preferisco il monocromo, ma lavoro anche col colore. Sono solito sviluppare e stampare da solo, ma odio i reagenti chimici. Quando è stata introdotta la prima Nikon SLR digitale abbordabile, io sono diventato un vero fotografo.

David Mecey: - Per me il digitale è solamente un altro tipo di attrezzatura per catturale l’immagine. La scelta dipende dal budget, dall’utilizzo dell’immagine finita, dalla velocità dei ripensamenti e da un numero di questioni di proprietà, diritti, … Personalmente so gestire bene sia la pellicola che il digitale; il problema è che ci sono fotografi, molti, che sanno fotografare solo in digitale. Tuttavia, secondo me, questo dimostra una mancanza di conoscenza nelle basi della fotografia e io penso che la conoscenza sia ancora potere.

Connessomagazine.it: - Puoi consigliarci un lavoro che ci faccia capire veramente la tua poetica?

[img_assist|nid=9419|title=|desc=|link=none|align=left|width=427|height=640]Eric Kellerman: - Eclipse del 2001. Non è un nudo, ma un ritratto di giovane donna. I suoi occhi non sono rivolti a chi guarda e l’ombra divide la faccia del soggetto, aggiungendone mistero e suggestione. Non c’è simbolismo premeditato, ma tu puoi sempre trovarne uno tuo. Per me rappresenta la perfetta combinazione tra forma e luce.

David Mecey: - E' un libro che ho appena finito (anche se lo considero ancora un work in progress) e si intitola Passion. Tutti gli scatti sono in b/n con modelle con cui ho lavorato o donne che semplicemente ammirano le mie foto e volevano essere fotografate da me. Ho ritratto le donne in set base, senza troppe cose aggiunte, con luci minime, in uno stile che vuole omaggiare alcuni dei miei maestri, Helmut Newton e George Hurrell.

 

Info su:www.erickellermanphotography.com

www.davidmecey.com

www.fotofantasycamp.com

 

Foto di Eric Kellerman e David Mecey. ©2007 Per concessione dei relativi autori. Ogni riproduzione vietata.