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Dall'8 marzo al 6 aprile 2010
Vernissage: lunedì 8 marzo, alle ore 18.00
Orario: da martedì a sabato ore 11-14 15-18
Ingresso libero
Bandiere e colori simbolo di tre continenti su cui è stato tracciato il cammino dell’uomo contemporaneo attraverso lo sviluppo delle arti e delle contaminazioni culturali. Un escamotage visivo per cercare di comprendere e interrogarsi sul concetto ‘mediterraneità’, conoscerlo nel suo complesso sviluppo e significato. Una serie di indizi per comprendere l’essenza di una regione nella sua globalità che ci chiede di fermarci a riflettere sull’emergenza ambientale che caratterizza questa parte di mondo e sulle molteplici culture che lo abitano.
Ogni bandiera è iconograficamente contraddistinta da simboli che richiamano all’essenza femminile: elemento portante dell’arte della Lutski. Soggetto preferito dell’artista sono infatti le mani utilizzate come metafora della lotta portata avanti dal popolo femminile per l’affermazione dei propri diritti all’interno della società.
Un messaggio di speranza per un futuro che avrà come protagoniste donne ormai all’avanguardia rispetto alla società in cui si troveranno.
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Dal 5 marzo al 13 giugno 2010
A cura di Alberto Prandi
Vernissage: venerdì 5 marzo, alle ore 18:00
Orario: da martedì a domenica, 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30). Chiuso il lunedì. Aperto il 4 aprile giorno di Pasqua, il 5 aprile lunedì dell’Angelo, il 25 aprile primo maggio e 2 giugno.
Biglietti: Biglietto intero: 5,00 Euro; ridotto: 3,00 Euro: studenti 1,00 Euro. Ingresso gratuito per i bambini fino agli 8 anni.
Fotografia e ferrovia, sin dalla loro apparizione, apparvero agli occhi dei contemporanei come due delle più vistose e pervasive innovazioni che la modernità aveva introdotto nella vita quotidiana e nell’universo culturale dell'Ottocento.
Nel 1856 lo Studio Lotze, venne chiamato a documentare con la fotografia l’esecuzione dei lavori infrastrutturali per la costruzione della ferrovia da Verona a Bolzano, inaugurata nel 1858, a cui fecero seguito la campagna di documentazione della costruzione della strada ferrata della Val Pusteria, inaugurata nel 1871, e successivamente la campagna dedicata alla tratta da Udine a Tarvisio della ferrovia Pontebbana, inaugurata nel 1878.
Le fotografie, illustrano con immagini rarissime ed estremamente suggestive, gli interventi e le profonde trasformazioni del territorio e del paesaggio Triveneto e Tirolese.
L'esposizione allestita presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, e curata da Alberto Prandi, professore di Storia della Fotografia presso l’Università degli Studi di Venezia, presenta più di 100 stampe fotografiche vintage, per lo più inedite, riunite per la prima volta in una unica rassegna. Le fotografie esposte provengono dalle collezioni del Museo Fortuny di Venezia, della Biblioteca del Seminario Vescovile di Rovigo, della Biblioteca Civica di Verona, dalla collezione di Giuseppe Milani di Verona e da quella di Ruggero Pini di Como.
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Dal 4 al 24 marzo 2010
Vernissage: giovedì 4 marzo alle ore 18.00 con un momento dedicato alla danza e assaggi della cucina tradizionale.
Orario: il lunedì dalle 15.00 alle 19.00; da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00.
Ingresso libero
L'appuntamento è a Venezia, presso l'ex convento di ss Cosma e Damiano, nella Sala del Camino, 620 Dorsoduro isola della Giudecca (fermata vaporetto 'Palanca').
L'associazione Fratelli dell'Uomo, Ong da oltre quarant'anni impegnata nell'ambito della solidarietà e della cooperazione con il Sud del mondo, con la collaborazione del Comune di Venezia, il patrocinio del ministero per le Pari Opportunità, presenta la mostra fotografica di Danilo De Marco e "E noi vi guardiamo... Un mondo di Donne in cammino".
Quarantacinque scatti in bianco e nero per ritrarre la condizione femminile nel mondo. Le fotografie di Danilo de Marco immortalano il volto delle donne, i loro sorrisi, le piccole grandi fatiche quotidiane, la gioia di una maternità... Immagini intense, che provengono dall'Africa, dall'America Latina e dall'Asia, per orientare lo sguardo del visitatore sugli orizzonti a volte drammatici, spesso trascurati, ma colmi sempre di dignità,forza e coraggio dell'altra metà del cielo. Sono donne consapevoli del peso della quotidianità ma in cammino per una vita più giusta e serena e portano con loro un sorriso che spesso ci imbarazza.
Alla mostra è abbinato un concorso pubblico aperto a tutte le donne dai 15 anni in su, per l'ideazione di un messaggio sociale a favore dei diritti femminili. Si può partecipare inviando all'associazione Fratelli dell'Uomo immagini, disegni, fumetti, brevi testi. Il bando si può scaricare su: www.fratellidelluomo.org/donnevenezia
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Martedì 16 febbraio 2010, ore 21:00
Tavola rotonda nell'ambito della mostra L’obbiettivo e la città
Intervengono:
Stefano Bacci, Associazione nazionale tecnici televisivi
Maria Grazia Bocci, giornalista Il Gazzettino di Padova
Francesco Fantini, fotografo
Omar Monestier, direttore il mattino di Padova
Ugo Savoia, direttore Corriere del Veneto
Sarà presente il Vice Sindaco Ivo Rossi
Modera Enrico Gusella
L’immagine come strumento per comprendere la quotidianità e raccontare la storia. I fotografi e i teleoperatori padovani che partecipano alla mostra L’obbiettivo e la città ben esemplificano la funzione informativa delle immagini e la loro capacità di documentare i mutamenti sociali: gli scatti e i video proposti svelano particolari, fissano fatti e volti che hanno segnato la vita della nostra città, diventano documenti senza i quali si perderebbe la memoria degli eventi. Ma cosa significa fare informazione tramite le immagini, qual è il ruolo del fotogiornalismo oggi? La parola ai professionisti dell’informazione, che si confronteranno nella tavola rotonda dal titolo Il fotogiornalismo in città tra documento e informazione.
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Dal 13 febbraio al 1° maggio 2010
A cura di Gianluca Marziani
Vernissage: sabato13 febbraio, alle ore 18.00
Orario: ore 10-14 e 15-19
Ingresso libero
Black Eyes Explosion dice molto fin dal ritmo del titolo, dal moto esplosivo di una frase dinamica e impattante. Simone Bergantini, fresco vincitore del Premio Terna 02, lavora dentro le luci alchemiche dell’oscurità, entra nella geografia psicoemotiva del nero, agisce sul crinale astronomico del buio che divora per rigenerare. Il nero come esplosione centripeta dello sguardo, geografia ultima che è nella memoria (il prima) e nel destino (il dopo) di ogni immagine esistente. BLACK… Uno ed esclusivo il linguaggio prescelto: la fotografia. Altrettanto esclusivo l’utilizzo di stampe ai pigmenti di carbone su carta cotone e altre tecniche di antica ascendenza e fortissima memoria linguistica. Bergantini, a dispetto di un’anagrafe “tecnologica”, capisce la compresenza tra valori meccanici e digitali, facendo dialogare quelle matrici che rappresentano la diversità necessaria. Il processo analogico è tradizionale, dalla pellicola però scatta la scansione e la gestione elettronica dei toni e della scala dei grigi, quindi si arriva alla fatidica stampa finale. Di fatto l’artista indaga la fotografia con vigile artigianato metodico, al punto da elaborare una calibrata ricerca dell’errore, del margine imperfetto, della consunzione gestita. Un atteggiamento eticamente ineccepibile davanti ad un mezzo (la fotografia) così esteso e “popolare”: per questo l’attitudine dell’artista calibra il potenziale abbassando il livello tecnologico, levando dove necessario ma senza alcun dogmatismo, con la coscienza generazionale che elementi meccanici ed elettronici siano parti della medesima natura iconografica. EYES… I soggetti di Bergantini sono assolutamente normali nella loro evidenza. Vogliono appartenere al flusso del quotidiano, privi di trucchi che ne alterino lo status di ovvietà estetica. All’artista interessa la persistenza degli archetipi, la materia come memoria riabilitata, la forma viva che si trasforma in estetica interiore. Animali, boschi, oggetti, sculture, persone: la mostra da Jarach Gallery gira attorno ad alcuni momenti che sono capitoli platonici di un attraversamento costante del reale. Le nature morte di Bergantini si raffigurano in una vecchia sedia da esterni e in un sacchetto d’immondizia. Le persone in un corpo giovane, controcampo tragico di un altro soggetto (non presente in mostra) dal fisico decadente, ben lontano dai canoni estetici del nostro tempo. Il paesaggio in alcuni boschi fitti e inquietanti. Gli animali in una volpe, un pavone e una scimmia. Tutti frammenti di una normalità che si carica di pathos ed energia drammaturgica. Il volume energetico cresce dentro l’esplosione del nero, nei graffi e nei rivoli di luce, nel pulviscolo del tempo bloccato, nelle sfasature che ringhiano come lacrime acide. EXPLOSION… Vediamo l’invisibile in una forma percepibile. Entriamo nel margine segreto dell’immagine, su quel punto limite tra scomparsa e durata assoluta. L’occhio fotografico fissa così la normalità per ritrovarne l’archetipo innato, eternamente pulsante ma spesso sommerso dal “peccato mediatico” dell’evo tecnologico.
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Verso il 1 marzo
Dal 12 febbraio al 5 marzo 2010
Vernissage: venerdì 12 febbraio, alle ore 19.30
Le immagini in bianco e nero per affrontare il tema dell’immigrazione in un percorso visivo, che parte dall’osservazione critica, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, della realtà attuale, evitando sapientemente trappole mediatiche che poco hanno a che fare con la comprensione del complesso fenomeno migratorio di oggi.
“Gli ultimi recenti fatti di Rosarno hanno riportato prepotentemente e in
maniera speculativa la figura dell’immigrato come elemento di parallela estraneità e disturbo all’interno della società.
Questa operazione mediatica volta alla costruzione del concetto “fenomeno” pone la basi per legittimare una figura migratoria come soggetto: emarginato, precario, diverso, pronto allo scontro…Le immagini di disobbedienza vengono rilette come uso e consumo di fatti e fenomeni estranei anche se presenti alla società .
Le foto degli scontri assumono all’occhio dell’osservatore un senso di notizia parallela lontana estranea al nostro vivere di tutti i giorni”. A.V.
L’Angelo Viaggiatore in Il Cerchio Spezzato offre un percorso d’immagine che si propone di raccontare un’altra storia.
Una storia fatta di quotidianità, di presenze a volte invisibili, ma quasi sempre indispensabili.
Una realtà che non e’ fatta di nuclei ed entità separate, ma una storia di uomini, donne e dei loro figli...semplicemente...come è semplice la vita e il condividere il quotidiano..
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Dal 12 al 18 febbraio 2010
Mostra fotografica con immagini aeree tratte dall'omonimo nuovo libro di Giampaolo Agostinelli con prefazione dell'assessora alla Produzione Culturale del Comune di Venezia, Luana Zanella
Vernissage: venerdì 12 febbraio 2010, alle ore 17:30 con cioccolata calda
Orario: ore 15-20 e su appuntamento
Ingresso libero
Venezia dall'Alto è il primo libro fotografico su Venezia a proporre le immagini del Ponte della Costituzione (o di Calatrava), il quarto e più recente ponte sul Canal Grande. Questo è uno dei tanti motivi che rendono speciale questo libro, edito da ADW e curato da Rosalba Giorcelli. Su richiesta, ogni immagine del libro può essere stampata in varie dimensioni e supporti. Nei giorni successivi al vernissage e fino al 18 Febbraio 2010, la mostra fotografica sarà aperta dalle 15 alle 20 e su appuntamento. Il libro è disponibile in vendita in galleria, negli aeroporti di Venezia e Treviso, nelle librerie.
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Dal 10 febbraio al 4 aprile 2010
Vernissage: mercoledì 10 febbraio, alle ore 18:30
Orario: da lunedì a venerdì 9.30-12.30, 15.40-19.30, sabato 9.45-12.45, 15.40-19.30, lunedì mattina e domenica chiuso
Ingresso libero
Spazio Tindaci ha il piacere di presentare al pubblico Moving Time, personale di Giovanni Marinelli, primo classificato nella sezione fotografia del Premio Internazionale Giotto 2009 di Padova. Tutte le fotografie di Marinelli sono in bianco e nero, stampate su carta ai sali d’argento e montate su pannelli “leger”, rigorosamente eseguite con la tradizionale macchina reflex. L’esposizione si compone di quattro sezioni: jazz, concettuale, in viaggio e il cammino del fuoco, che corrispondono ad altrettante tematiche approfondite dall’artista.
In JAZZ l’artista, fotografo ufficiale del Fano Jazz Festival, si lascia andare all’emozione che da sempre gli procura l’ascolto della sua musica preferita: il jazz, appunto. Marinelli con sapiente tempismo riesce a catturare e trasmettere l’armonia ed il magico legame tra il musicista ed il suo strumento, guardando le fotografie, se si presta particolare attenzione, si può quasi sentire lo swing.
Concettuale riflette l’intento dell’artista, volto alla creazione di relazioni ed associazioni tra gli elementi di ogni scatto fotografico. Oltre che figurate e metaforiche, le relazioni che si instaurano tra i vari elementi della fotografia diventano anche formali perché Marinelli usa la luce e l’ombra per creare trame e textures affascinanti ed evocative, nelle quali il soggetto perde la sua identità e lo spettatore è consapevolmente condotto in un creativo equivoco tra ciò che appare e ciò che è, e dove ciò che è che può anche non essere svelato.
Nella sezione In viaggio il fotografo ci racconta una storia che è fatta di movimento, velocità, paesaggi, attese. Lo spettatore si identifica completamente nel ruolo del viaggiatore e si lascia trasportare lentamente dal treno di Marinelli nelle diverse stazioni italiane, fino a comprendere che la destinazione può anche non essere determinante.
Il cammino del fuoco rappresenta concretamente il viaggio compiuto dal metallo dalla sua forma solida alla sua forma liquida, con tutte le fasi di lavorazione connesse, all’interno di una fonderia. L’occhio dell’artista ha operato in simbiosi con le emozioni e le impressioni che quella visione ha suscitato e ne è nato un percorso, un sorta di cammino compiuto dal fuoco, che ,come luce, come bianco assoluto, ci guida metaforicamente attraverso quel tortuoso viaggio che è la vita.
Il titolo della mostra fotografica di Giovanni Marinelli, Moving Time, si riferisce ai concetti di movimento e di tempo, insiti in maniera inscindibile nella sua opera. Nella sezioni Jazz e In Viaggio, il movimento, colto in un determinato momento, è anche fisico, mentre in Concettuale e in Il cammino del fuoco ci si riferisce piuttosto ad un invito, ad una esortazione a mettere in moto il pensiero, la fantasia, il cuore e lasciar entrare tutte le suggestioni che le fotografie di Marinelli ci donano.

